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Visti da lontano

Di Nick Brough
In Columnist
21/03/2016
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Agli uccelli in pista ci pensa Piper!

Ogni pilota sa quanto possano essere pericolosi gli uccelli, anche se molte persone l’hanno scoperto solo dopo aver incrociato uno stormo. Sullenberger è riuscito a salvare il volo US Airways 1540 sei anni fa a New York, ammarando nel fiume Hudson sotto gli occhi dei passeggeri dei traghetti e delle barche circostanti. Solo pochi minuti prima, dopo il decollo dall’aeroporto La Guardia, il suo aereo si era scontrato con uno stormo di oche canadesi, la specie di uccello che più mette a rischio i motori negli States, per via delle sue dimensioni e dell’abitudine di volare insieme. Entrambi i motori dell’A320 erano fuori uso dopo aver investito i volatili. Tutti gli aeroporti hanno i loro metodi per ridurre il rischio – chi con sirene o persino ultrasuoni, fuochi d’artificio, chi con falchi addestrati che cacciano gli altri uccelli, chi invece prova a rendere l’habitat poco consono per i volatili. Ebbene, al Cherry Capital Airport, scalo di Traverse City nello Stato del Michigan, si sono messi in regola con le norme federali in modo insolito, ma molto efficace. Ci pensa Piper, a tenere lontani gli uccelli e fuori pericolo gli aerei. Piper è stato assunto poco più di un anno fa, all’età di sette anni. Un po’ giovane per un lavoro del genere, per di più in un aeroporto, un ambiente dove i pericoli non mancano? Piper è risultato subito maturo e all’altezza del compito. È un border collie, una razza di cane che fa anche da pastore ed è abituata a lavorare sodo. Le sue mansioni comprendono: rispondere a segnalazione di volatili, accompagnarli fuori dal territorio, controllare la recinzione per buchi, nonché il pattugliamento per tenere a bada roditori e altri piccoli animali che costituiscono la preda ideale per gli uccelli. Effettua quattro turni di lavoro settimanali di dieci ore, con diversi intervalli per un croccantino. Soggetto a tutte le norme di sicurezza sul lavoro, Piper indossa occhiali protettivi, per evitare che i sassolini spazzati dal flusso d’aria dai motori degli aerei possano colpire i suoi occhi, nonché cuffie per proteggere le orecchie dal rumore degli aerei. Per completare la sua divisa, Piper dispone anche di apposite scarpe da indossare quando le piste e il terreno sono troppo caldi, oppure per tenere le zampe asciutte e calde nel freddo invernale.

Se i candidati alla Casa Bianca fossero aerei

In contrasto con lo spirito poco sportivo di molti commentatori e partecipanti alla gara quadriennale, abbiamo letto in un forum aeronautico la seguente valutazione dei candidati, che tenta di identificare l’aereo corrispondente a ciascun aspirante presidente. Donald Trump sarebbe un C-5. Grande, rumoroso e ormai quasi obsoleto, superato dal C-17. Marco Rubio sarebbe un C-17. Non porta lo stesso peso del C-5, ma è più sofisticato e gode di molti consensi. Ted Cruz sarebbe un A400M. Non molto apprezzato, con vari problemi, con un appeal limitato a certi settori. John Kasich è come un 737-800. Rispettato ovunque, funziona perfettamente, offre molto valore, ma in fondo manca di fascino. Ben Carson sarebbe un BAe 146. Ammirato da alcuni ma tutt’altro che facile; è ormai superato da molti anni. Hillary Clinton sarebbe un DC-10. O lo ami o, dopo i suoi problemi, hai giurato decenni fa di non volarci mai più. Ha tentato di rimanere competitivo con modelli nuovi (MD-11), ma il suo passato continua a perseguitarlo. Bernie Sanders è un DC-9-30 (e non un MD-80). Affidabile, ma con un solo vistoso vantaggio: cinque posti per fila. Non riesce a competere con i grandi. Una voce minoritaria sostiene invece che Donald Trump sia come il Concorde: rumorosissimo, eccessivamente complicato, solo per i ricchi e destinato tristemente a scomparire.

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