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Barone Rosso

Di Alessandro Politi
In Columnist
21/03/2016
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Ucraina, terra divisa

Un recente seminario organizzato dall’Iwp di Kiev è stato una buona occasione per vedere senza troppi filtri la realtà di un Paese in aspra e contraddittoria evoluzione. Innanzitutto è chiaro che, sia tra i fautori della rivoluzione sia tra i suoi oppositori, Maidan Nezhalenosti è diventata il simbolo strutturante di una memoria collettiva, con tutti i rischi ben conosciuti nella storia. A un occhio italiano, cresciuto con il mito di Pietro Micca, ma svezzato dal Gattopardo di Visconti e dal colonnello di Sergio Leone, è dolorosamente chiaro lo scarto fra lo slancio delle persone, dei giovani in particolare, e i voraci interessi che armano le mani ed “eterodirigono” le truppe.

Abbiamo fatto in tempo a vedere normalissime persone che hanno preso parte a quei memorabili eventi – “Ho fatto il 70% di Maidan, ma non di notte perché tornavo a casa”, ci ha raccontato una ragazza acqua e sapone – prima che venissero congelate nel carbonio fuso della memoria patriottica, quali novelli eroi intergalattici di una nuova ribellione all’impero malvagio. Abbiamo anche visto come la branca oligarchica non abbia affatto allentato la morsa del potere, nonostante riforme anticorruzione, spesso indebolite all’italianissima maniera.

Paradossalmente la risposta migliore alle lacerazioni di cui soffrono tutte le persone di questo grande Paese l’abbiamo trovata nel museo dedicato alla Grande guerra patriottica in epoca sovietica.

In un museo-mausoleo si trovano a fianco alle memorie di quando tutti erano uniti nella vasta Urss, i ricordi più recenti della guerra ai terroristi separatisti e ai loro sostenitori russi. Gli eroi, le insegne (alcune con inquietanti rune di altre armate e altri totalitarismi) e gli oggetti celebrano una nuova patria, nata dall’Atlantide geopolitica del 1989.
Il governo ucraino, grazie anche al discreto ed efficace aiuto di consulenti francesi (entres autres), ha acquisito una grande capacità comunicativa, condita di non poca ironia e verve combattiva (si vedano le ultime interviste del premier Yatsenjuk). La sezione ucraina parla ancora di gente qualunque con oggetti che spesso stringono il cuore. È esattamente uno dei temi portanti delle sale sovietiche. È la risposta più forte e tenace che sale dritta dai popoli e che è vissuta da una dolente umanità.

La Crimea va restituita alla sua legittima sovranità e l’Ucraina non ha bisogno di divisioni, ma di unione federale nelle diversità, respingendo le tentazioni degli affaristi della passata Guerra fredda e i cinici maneggi oligarchici. L’Europa e la Nato hanno un’evidente responsabilità. Il prossimo vertice di Varsavia ha la missione di creare un fulcro politico per dipanare la crisi con la forza tranquilla della diplomazia smart, e non complicarla con l’irruenza truffaldina dei demagoghi.

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