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Gli Usa si preparano a intervenire in Libia

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
08/03/2016
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Il Pentagono avrebbe presentato oggi alla Casa Bianca un piano dettagliato di opzioni militari per attaccare la crescente minaccia dello Stato Islamico in Libia. È quanto riportato dal New York Times. Il piano includerebbe bombardamenti contro campi di addestramento, centri di comando, depositi di munizioni e altri obiettivi militari per un totale di 30-40 target possibili in quattro aree del paese. Sempre secondo il quotidiano statunitense, il progetto sviluppato dal Pentagono sarebbe stato studiato al fine di indebolire l’Isil e permettere alle forze libiche filo-occidentali di prevalere nello scontro.

Che gli Stati Uniti considerino seriamente l’eventualità di un impegno deciso in Libia non sembra poi così improbabile. Al termine del National Security Council del 25 febbraio, il presidente Obama aveva affermato: “continueremo a utilizzare la gamma completa di strumenti necessari a eliminare le minacce dell’Isil ovunque esse siano”. L’intervento però sembra potersi verificare solo se Obama vedrà garantito il supporto dei propri partner europei, in particolare Regno Unito, Francia e Italia. Tuttavia, il premier Renzi ha recentemente spiegato nella sua e-news, che un impegno italiano sarebbe possibile solo “sulla base della richiesta di un governo legittimato”. In più, il 25 febbraio, il Consiglio supremo di Difesa, convocato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha stabilito che l’Italia sarebbe pronta a intervenire con una missione militare di supporto, se le autorità libiche dovessero richiederlo. Nel frattempo, però il parlamento di Tobruk continua a faticare nel raggiungere il numero legale necessario per votare la fiducia a un governo di unità nazionale guidato dal primo ministro designato Fayez al Sarraj.

Nonostante le difficoltà della politica libica, gli Stati Uniti e i partner europei si preparano progressivamente a quello che sembra un intervento destinato prima o poi a realizzarsi. Lo scorso mese l’Italia ha dato il via libera alle missioni armate dei velivoli a pilotaggio remoto dalla Naval Air Station dell’US Navy di Sigonella. Sempre a febbraio è avvenuto il bombardamento Usa di un presunto campo di addestramento Isil a Sabrata. Più recenti sono le indiscrezioni rivelate dal Corriere della Sera circa il prossimo invio, forse già avvenuto, di un contingente di forze speciali guidato da tre team di agenti dei servizi segreti esteri (Aise) alle dirette dipendenze del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), organo di cui si avvalgono il Presidente del Consiglio dei ministri e l’Autorità delegata.

Intanto ieri almeno cinquanta persone tra militanti, civili e membri delle forze di sicurezza tunisine sono rimaste uccise durante un attacco lanciato dall’Isis nella città di Ben Gardane, in Tunisia. Le truppe dello Stato Islamico sarebbero arrivate proprio dal confine libico, elemento che, per i sostenitori della necessità di un intervento, evidenzia l’urgenza di un attacco diretto contro l’Isil in Libia.

La situazione appare complessa, e tra incertezze politiche, pressioni interne e offensive dello Stato Islamico, gli Usa sembrano portarsi avanti nella pianificazione di un’azione militare.

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