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Putin chiama, Obama risponde: intesa sul cessate il fuoco in Siria

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
23/02/2016
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Barack Obama e Vladimir Putin hanno raggiunto un’intesa di massima per una cessazione delle ostilità in Siria a partire dal 27 febbraio. Le dichiarazioni dei due presidenti vanno così a ufficializzare quanto annunciato domenica scorsa dal segretario di Stato americano John Kerry, il quale aveva presentato l’accordo provvisorio sul cessate il fuoco raggiunto con il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov.

La nuova telefonata tra Putin e Obama, partita grazie all’iniziativa del Cremlino, ha permesso di definire ai più alti livelli politici le linee generali del cessate il fuoco che dovrebbe permettere di costruire quei canali umanitari necessari ad alleviare le sofferenze della popolazione siriana afflitta da troppi anni da un sanguinoso conflitto.

Come co-presidenti del Gruppo di supporto internazionale per la Siria (Issg), Obama e Putin hanno rilasciato una dichiarazione congiunta la cui essenza è stata evidenziata dallo stesso presidente russo: “si è convenuto che la cessazione delle ostilità in Siria inizierà alle 00:00 (ora di Damasco) del 27 febbraio 2016”, ha affermato Putin in un discorso alla televisione russa. Si prevede così che “entro le ore 12.00 del 26 febbraio 2016 tutte le parti in conflitto in Siria devono indicare alla Federazione russa o ai nostri partner americani il loro impegno per la cessazione delle ostilità. Le truppe russe e americane potranno delineare congiuntamente i territori in cui questi gruppi sono attivi. Nessuna azione militare – ha proseguito il leader russo – sarà presa nei loro confronti dalle Forze armate della Repubblica araba di Siria, dalle Forze armate russe e dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti. A sua volta, l’opposizione cesserà ogni azione militare contro le Forze armate della Repubblica araba di Siria e degli altri gruppi che la sostengono”.

Da parte sua, come riportato dalla Casa Bianca, il presidente Obama ha sottolineato che “la priorità ora è garantire le risposte positive da parte del regime siriano e dell’opposizione armata, nonché la fedele attuazione del cessate il fuoco in tutte le parti, al fine di alleviare le sofferenze del popolo siriano, stimolare processi politici guidati dalle Nazioni Unite, e concentrarsi sulla lotta allo Stato Islamico”. Il cessate il fuoco non riguarderà, infatti, i gruppi terroristici che operano sul territorio siriano. “Isis, al-Nursa, e le altre organizzazioni terroristiche designate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sono escluse dalla cessazione delle ostilità; gli attacchi contro di loro continueranno”, ha tuonato Putin.

Raggiunta l’intesa di massima, la preoccupazione riguarda l’adozione di quei meccanismi necessari affinché la cessazione delle ostilità sia messa in atto e rispettata soprattutto dai gruppi armati siriani che sostengono il regime o si oppongono ad esso. Il portavoce della Casa Bianca John Earnest ha avvisato: “l’implementazione del cessate il fuoco sarà difficile”. Per raggiungere questo obiettivo, secondo il presidente Putin, “si stabilirà una linea diretta di comunicazione e, se necessario, un gruppo di lavoro per lo scambio di informazioni pertinenti”. La Russia si afferma pronta a fare la sua parte con quella che definisce “la leadership siriana legittima”, mentre si aspetta “che gli Stati Uniti faranno lo stesso per quanto riguarda i loro alleati e i gruppi che supportano”.

Entrambi i presidenti si sono mostrati fiduciosi circa l’implementazione dell’accordo, evidenziando come quest’intesa rappresenti un punto di partenza importante per l’avvio di un processo di stabilizzazione e pacificazione. Sia Obama che Putin hanno voluto sottolineare che tale processo debba avvenire sotto l’egida delle Nazioni Unite. È stato soprattutto il presidente russo ad evidenziare questo aspetto, ricordando che “la storia recente presenta molti esempi – ha detto Putin con riferimento a Somalia, Iraq, Libia, e Yemen – in cui le azioni unilaterali non sancite dalle Nazioni Unite, favorendo interessi politici o opportunistici di breve periodo, hanno portato a risultati drammatici”.

Nonostante rimangano delle legittime perplessità sull’effettiva capacità delle due superpotenze di assicurare il rispetto del cessate il fuoco da parte dei tanti gruppi armati che operano a sostegno del regime di Damasco o in opposizione ad esso, l’accordo sembra riavvicinare Russia e Stati Uniti nella gestione della guerra civile siriana, e rafforzare l’impegno congiunto nella lotta al terrorismo. L’aspetto più positivo riguarda però l’opportunità di costruire dei canali umanitari in grado di raggiungere le popolazioni siriane maggiormente vessate dal conflitto.

Putin chiama, Obama risponde, e il cessate il fuoco sembra davvero possibile.

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