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Barone rosso

Di Alessandro Politi
In Columnist
22/12/2015
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Il rovescio della medaglia

Una citazione di Napoleone, molto probabilmente apocrifa ma in voga nel mondo anglosassone, recita A soldier will fight long and hard for a bit of coloured ribbon e la sua elegante traduzione in francese è ancor più pregnante per chi abbia conosciuto la vita militare: Le ruban d´une médaille lie plus fortement que les chaînes d´or. Son queste frasi, attribuite a un grande statista e condottiere di guerra, che fanno comprendere la portata del gesto dei veterani britannici, membri di Veterans for peace, quando hanno gettato al suolo le proprie medaglie davanti a Downing Street.

Si può liquidare il tutto dicendo che c’è sempre qualche militare ardimentoso da giovane, zecca pacifista da vecchio, ma è impressionante vedere che chi ha compiuto un gesto così scandaloso non è né un imboscato, né un vile, né un burocrate in divisa. Sono combattenti che hanno impartito e visto la morte con i propri occhi, in prima linea, spesso guardando il nemico in faccia, schierati in unità d’élite e meritandosi quel simbolo che solo i prodi in guerra onora.

Il loro gesto non è senza precedenti. Ai tempi di Nixon esistevano i Vietnam veterans against war che nel 1971 gettarono le loro decorazioni durante l’ultima grande offensiva statunitense nel Sud Est asiatico (dimostrazione Op. Dewey Canyon III), provocando la famosa intrusione nel Watergate Complex che costò le dimissioni al presidente. Un anno fa in Israele quarantatre veterani dell’unità d’intelligence militare 8200 (Yehida Shmoneh-Matayim) pubblicarono una lettera aperta rifiutando di prestare servizio in operazioni riguardanti i territori palestinesi sotto occupazione. L’organizzazione Breaking the silence (Shovrim Shtika) ne continua l’azione. La casa madre americana di Veterans for peace è stata fondata nel 1985, invocando anche nel 2012 lo scioglimento della Nato.
Desacralizzano in modo molto forte la santità della guerra, guidati dal principio che fare la guerra non significa dare una risposta ai problemi del XXI secolo. È un tipo di conversione che ha scosso molti veterani tradizionali, che comunque rispettano il diritto democratico di dissentire con forza.

A livello politico questi militari sono prodotti della menzognera propaganda che giustificò la terza guerra del Golfo e l’invasione ben calcolata dell’Iraq. Sarà il caso di tenerne conto senza facili cinismi, visto che un noto potente conclude con “Non ci sono che due potenze nel mondo, la sciabola e lo spirito: alla lunga, la sciabola è sempre vinta dallo spirito”. No, non è Bergoglio, è sempre Bonaparte, un professionista militare come al-Sissi.

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