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novembre 2015

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
25/11/2015
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Questa testata giornalistica, Airpress, venne registrata nel 1965. Erano gli anni del boom economico, della diffusione dell’aviazione civile, dello sviluppo dell’industria aeronautica, ma erano anche gli anni in cui prendeva corpo il sogno della conquista dello spazio. Nel 1959 venne avviato il programma Luna e dopo dieci anni, il 10 luglio 1969, avvenne un fatto fra quelli più memorabili nella storia contemporanea: l’uomo sulla Luna. Era l’Apollo 11 con il suo comandante Neil Armstrong. Era la conquista di una frontiera nuova, il raggiungimento di un traguardo ma anche l’avvio di nuove ambizioni spaziali. Erano gli anni della Guerra fredda e anche su queste missioni la competizione fra il blocco occidentale e quello sovietico era notevole. Si affermò così l’idea di quelle “guerre stellari” che hanno dato vita a una vasta letteratura, e non solo fantascientifica. La saga di Star Wars vide il suo esordio nel 1977 e da allora la magia creata da George Lucas non ha mai smesso di intrigare generazioni intere. Quelle sceneggiature sono molto lontane dalla realtà ma l’esplorazione spaziale rappresenta una dimensione sempre più presente nella nostra quotidianità. Le missioni dei nostri astronauti – in particolare quelle ultime di Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti – sono state seguite diretta Twitter. La stessa Stazione spaziale internazionale è ormai praticamente nota a tutti in ogni dettaglio come fosse una seconda casa. Tutto questo non è solo folklore o frutto di una spettacolarizzazione dei media. Grandissima parte della migliore tecnologia oggi disponibile è resa possibile da scoperte scientifiche e innovazioni che sono letteralmente sopra la nostra testa. I satelliti oggi rivestono una importanza paragonabile a quella della stessa energia elettrica. Da lassù passano i dati che ci orientano nella nostra vita in un modo non molto dissimile a quello con cui le stelle hanno guidato per millenni gli uomini nei loro spostamenti sulla terra e in mare. Al di là quindi dello straordinario fascino evocativo che possono avere i programmi di esplorazione di pianeti vicini e lontani (adesso c’è grande euforia per la possibilità di poter meglio investigare sulle condizioni di Marte, premessa di una missione umana), quella che si combatte nei cieli, sopra l’area dedicata all’aviazione, è una guerra vera perché la posta in palio sta nella capacità di raccogliere, elaborare e inviare informazioni, dati. Il primato temporale era prima una corona su una testa, adesso è una massiccia ed efficace presenza nello spazio.
Per raggiungere gli obiettivi di dominio occorre quindi investire in ricerca e sviluppo, fra accademia e impresa. L’Italia, come spesso accade, ha punte di eccellenza, anche se talvolta difetta nella capacità di fare sistema-Paese. D’altronde il livello della sfida è tale da richiedere solide alleanze internazionali. Dal punto di vista dell’industria italiana, si tratta di definire da un lato il livello degli investimenti pubblici e la governance migliore anche rispetto alle partnership internazionali. Dall’altro, una strategia a medio e lungo termine che possa valorizzare la nostra esperienza nel settore. Qui possiamo infatti crescere come Pil ma anche come capacità di sovranità politica (pur in un contesto di alleanza europea). Nel momento in cui questa testata compie 50 anni, volendo immaginare dove potrà essere il nostro futuro nei prossimi decenni, non abbiamo dubbi: nello spazio.

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