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Barone Rosso

Di Alessandro Politi
In Columnist
24/11/2015
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Turchia, portami via!

Come faceva notare un tenace e attento politico italiano “Renzi è la faccia più accettabile del populismo in Europa e io me lo tengo stretto”. In effetti, da italiano ci si può accontentare, ma volete metterlo a paragone con “superErdo”? Non c’è storia: è molto più populista, più combattivo, più vincitore (con voti nazionali pesanti) e più alfa. Tutti gli altri europei, incluso Orban detto “l’Orco” in senso etimologico e proprio, ci fanno pallida figura di comparse. Ci vuole un Putin, nell’eterna lotta tra bene e male, mezzaluna e aquila bicipite, Istanbul e Terza Roma, per riequilibrare con un altro peso massimo la competizione per il populista più bello del reame.

Anziché stracciarsi i tubini in un effimero sdegno per la vittoria meritata del grande partito demoislamico Akp (Adalet ve Kalkınma Partisi/Partito della Giustizia e dello Sviluppo), è opportuno guardare con occhio italiano alla De Gasperi quello che succede a un nostro potente e influente vicino.

Primo, l’Akp ha la maggioranza parlamentare assoluta (59%), ma non quella qualificata (66%) per modificare la costituzione. L’unica via per modificarla è un referendum ed Erdogan è capacissimo di lanciarne uno con la facilità con cui noi facciamo le primarie.

Secondo, prima delle elezioni i grandi processi ai presunti militari golpisti sono finiti (but Italians do it better) a tarallucci e vino. Erdogan non solo ha ripreso la guerra contro il Pkk (Partiya Karkerên Kurdistan/Partito dei Lavoratori del Kurdistan), ma ha anche trasferito la responsabilità nazionale della lotta antiterrorismo dai governatori ai generali. Una riemersione dello Stato profondo?

Terzo, l’Ue con alla testa la Kanzlerin Merkel ha promesso a Erdogan da 1 a 3 miliardi di euro perché agisca da baluardo contro i flussi d’immigrati siriani et alii. Il bello è che, se avessimo incluso la Turchia, questo lavoro l’avrebbe fatto d’ufficio, mentre adesso facciamo vestire a un turco i panni di un libico. Nel frattempo il Progress Report della Commissione sulla Turchia è stato stranamente rinviato sine die. Evidentemente aveva contenuti osceni, cioè da tener fuori scena prima delle elezioni, e forse anche dopo.

La conclusione di una profonda conoscitrice sul campo della Turchia non è incoraggiante “L’Ue aveva già perso il treno anni fa con i suoi comportamenti razzisti e ignoranti e oggi è solo preoccupata dal problema a breve termine dei rifugiati. Invece gli sviluppi a medio e lungo termine in Turchia renderanno Saddam Hussein, Gheddafi e Assad dei bravi ragazzi in confronto a Erdogan”. Caveant consules, ne quid detrimenti rei publicae.

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