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OTTOBRE 2015

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
21/10/2015
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L’Italia in Afghanistan e il probabile prolungamento della permanenza dei nostri soldati nella regione non è che l’ultima evoluzione di critici scenari internazionali in cui il nostro Paese si trova coinvolto. Nel Mediterraneo, dopo il lavoro svolto in autonomia con il programma Mare nostrum, continuiamo nella difficile gestione dei flussi migratori in arrivo dalla Libia con le operazioni Eunavfor Med e Mare Sicuro. Nel frattempo, ci si augura che gli sforzi portati avanti da Bernardino León, dopo mesi di trattative, possano dare al Paese lo spiraglio per la formazione di un governo unitario. Anche in questo scenario l’Italia è presente e, come anticipato dal premier Matteo Renzi nel suo discorso all’Onu, in caso di richiesta da parte della Libia siamo pronti a svolgere un importante ruolo di supporto. Restando in area Mena (Middle East and North Africa), dal 2014 attraverso l’operazione Prima Parthica partecipiamo a Inherent resolve, la missione in Iraq contro l’Isis, un impegno che, come anticipato dal ministro Roberta Pinotti, potrebbe essere rafforzato nei prossimi mesi. In questo scenario geopolitico così impegnativo per le Forze armate italiane, chiamate in causa dalla politica nei teatri più critici, siamo sicuri di avere le risorse (economiche) necessarie per far fronte a così tante attività? Pare che la Difesa abbia scongiurato un ulteriore taglio, paventato a settembre dal Mef, che avrebbe dovuto essere contenuto nella legge di Stabilità, da poco varata. Resta il fatto che il tasso di disponibilità dei mezzi in servizio è costantemente sceso negli ultimi anni e in molti casi arriva ormai al 25%. Mentre diversi Paesi europei hanno deciso di rafforzare le loro capacità di difesa, a oggi noi siamo sotto lo 0,9% del Pil. La fotografia dello stato delle Forze armate e della revisione dello strumento militare è stata scattata dal Libro bianco reso noto lo scorso 30 aprile e le cui prime scadenze, legate alla modifica della governance, sono ormai imminenti. C’è però ancora molto da fare per attuare uno dei principali obiettivi del documento: la diffusione della cultura della difesa nel nostro Paese. Si tratta di un obiettivo importante per sostenere determinate scelte che il governo deve compiere. È certo che si tratta di un processo che dovrà affrontare una serie di resistenze, ma è altrettanto vero che potrà contare sul supporto di una parte consistente dei media e degli ambienti militari.

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