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Strategicamente

Di Andrea Margelletti
In Columnist
28/09/2015
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Raptor in avvicinamento

Il momentaneo affievolirsi della crisi ucraina, sulla quale incombe, tuttavia, il rischio di nuove e improvvise escalation militari, sembra non aver minimamente influito sulla postura della Nato e di quello che ormai ne è diventato l’asse interno più dinamico, ossia Stati Uniti-nuovi membri dell’Europa Orientale.
Infatti, per quanto la Nato e Washington siano riusciti, sinora, a sostenere il governo ucraino e a contenere la portata delle azioni russe nel Donbass, l’aggressività di Mosca nello spazio post-sovietico ha esacerbato la russofobia di alcuni ex membri del Patto di Varsavia, trasformandola in una sorta di radicalismo atlantico. In breve, la sindrome da Alba Rossa di Polonia e Paesi Baltici ha incontrato la necessità dell’amministrazione Obama di mandare contemporanei segnali al Cremlino, deciso a mettere alla prova l’impegno occidentale in Ucraina, ai vecchi partner atlantici, titubanti nel compromettere il business con la Russia in nome della crociata kievita, ai governi di Tallinn, Riga, Vilnius e Varsavia, ansiosi di essere protetti da un revanchismo moscovita abilmente sovrastimato, e, infine, all’elettorato statunitense (e al Partito democratico), che rimproverava al Presidente un’eccessiva arrendevolezza nei confronti di Putin.
In questo senso, l’invio di sei F-22 Raptor provenienti dalla Tyndall Air force base in Florida, giunti per la prima volta in Europa nell’ambito della European reassurance initiative, rappresenta la più evidente iniziativa statunitense per rassicurare i membri orientali dell’Alleanza. Fiore all’occhiello dell’Usaf, questi caccia di quinta generazione sono il non plus ultra della tecnologia aereonautica di Washington. Il loro dispiegamento nella base polacca di Lask costituisce sia un simbolico, ma importante, show of force verso le provocazioni russe nei cieli internazionali, sia un’importante opportunità addestrativa in termini di interoperabilità con i propri Alleati, procedure operative e valutazione delle capacità del velivolo in materia di electronic warfare nei confronti di quelli che sono gli assetti militari di Mosca.
Infine, non è un caso che i Raptor siano stati dislocati a Lask, base che, al pari di tutta Polonia, si candida a diventare un vero e proprio pilastro nella futura strategia di sicurezza di un’Alleanza atlantica che, soprattutto dopo il vertice in Galles del 2014, ha manifestato alcuni scricchiolii negli equilibri tra i membri.

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