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Il Parlamento dice sì all’Italia in Eunavfor Med

Di Francesco Pesce
In In Evidenza
31/07/2015
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La Camera dei deputati ha convertito in legge il decreto del governo che autorizza la partecipazione di personale militare italiano alla missione Eunavfor Med, l’operazione navale lanciata dall’Unione europea contro i trafficanti di uomini nel Mediterraneo centro-meridionale.
La votazione, avvenuta ieri, ha visto favorevoli 272 deputati, con 100 voti contrari e 11 astenuti. Si sono opposti in aula Movimento 5 stelle, Lega nord e Sinistra ecologia e libertà. Il Senato aveva già deliberato in merito; con il voto della Camera, il Parlamento ha dato il via libera.
Il decreto ha stanziato 26 milioni di euro per coprire le spese della missione fino alla fine di settembre e consentire la partecipazione di 1.020 unità di personale militare e per l’impiego di mezzi navali e mezzi aeromobili.

Al momento, 14 Stati membri dell’Ue hanno manifestato la loro intenzione di partecipare alle operazioni. Tra questi, l’Italia giocherà un ruolo chiave per conduzione e logistica. La missione si svolgerà sotto il comando dell’ammiraglio Enrico Credendino. In più, il nostro Paese ospiterà il quartiere generale a Roma, presso il Comando operativo interforze di Centocelle. L’Italia mette a disposizione anche la portaerei Cavour con alcuni aeromobili imbarcati, che verrà supportata da un dispositivo aeronavale composto da un sommergibile, due velivoli a pilotaggio remoto, supporti sanitari imbarcati e a terra e risorse logistiche nelle basi di Augusta, Sigonella e Pantelleria.

La missione Eunavfor Med è stata istituita il 18 maggio scorso dal Consiglio affari esteri dell’Ue con una decisione nel quadro della Pesc, la Politica estera e di sicurezza comune. L’atto ha previsto per l’operazione una struttura in 3 fasi. Per il momento si svolgerà soprattutto un’azione di intelligence mirata a ricostruire le rotte dei trafficanti e quelle dei loro affari. Nella seconda fase potranno essere attuati, nel rispetto del diritto internazionale, fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico e la tratta di esseri umani. Nell’ultima fase si valuterà di adottare ogni misura verso vettori sospetti, inclusa la loro distruzione. Se giungesse il consenso del governo libico o l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, le operazioni previste nelle fasi 2 e 3 potrebbero essere effettuate non solo in acque internazionali, ma addirittura nelle acque territoriali della Libia, prevenendo così il traffico di esseri umani ancor più efficacemente. Ma riguardo all’appoggio della Libia o dell’Onu, nulla è garantito.

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