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Visti da lontano

Di Nick Brough
In Columnist
24/07/2015
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C’è chi cambia cognome per risparmiare con Ryanair

Adam Armstrong non si è dato per vinto dopo aver scoperto che avrebbe dovuto pagare 280 euro per correggere il cognome errato nella sua prenotazione di un volo Ryanair da Manchester a Ibiza. Armstrong, fan dell’attore Adam West che recitava il ruolo di Batman negli anni Sessanta, scherzosamente si faceva chiamare Adam West nella sua pagina Facebook. Per ignoranza o per svista, un suo conoscente ha comprato i biglietti, inserendo il suo “nome d’arte” nella prenotazione. Data la necessità di viaggiare con un biglietto e un documento d’identità con lo stesso nome, il 19enne Armstrong aka West ha deciso di andare all’anagrafe per cambiare cognome, cosa a quanto pare possibile in Gran Bretagna per meno di 130 euro e in tempi brevi. Risultato: ha risparmiato 150 euro e ora ha il cognome che sognava. Ma perché costa così tanto cambiare nome nella prenotazione? Ryanair si cautela dal rischio di generare un mercato secondario nella vendita di biglietti comprati con lungo anticipo a tariffe molto basse. In più, nel caso di Armstrong/West, trattandosi di un biglietto per due persone, le penalità da pagare si raddoppiavano.

40 capre e un lama “assunte” all’aeroporto di Portland

Lo scalo di Portland, nel verde Stato americano dell’Oregon, ha una tale abbondanza di flora, comprese more, cardi e ginestre, che costituisce un problema di sicurezza. Il caso vuole però che queste piante sono prelibatezze per le capre. Detto, fatto: l’aeroporto ha risolto il problema “assumendo” 40 capre e un lama. In poche settimane gli ovine hanno ripristinato l’”ordine”. Ma il lama? Il suo lavoro è quello del pastore: protegge le capre dai predatori. Varie specie di animali sono già stati incaricati di mansioni negli aeroporti di San Francisco, Chicago O’Hare e Atlanta.

Narita story, dopo la pace con gli agricoltori samurai

Il 2 giugno è decollato il cinquemilionesimo volo dall’aeroporto Narita di Tokyo. Quest’aeroporto, noto a tutti come uno dei maggiori scali al mondo per traffico internazionale, è nato nel 1978 in circostanze tali che nel giorno dell’apertura un cronista scrisse che la scena ricordava l’aeroporto di Saigon nell’ultima fase della guerra in Vietnam. Cos’era successo? Data la crescente congestione dello scalo di Haneda, vicino al centro cittadino, il governo giapponese decise già nei primi anni Sessanta di costruire un secondo aeroporto, più lontano dalla città e con spazio per crescere. Individuata la zona, a nord est della città, il governo procedette all’esproprio dei terreni, cosa legittima ma inconsueta in Giappone. Apriti cielo! L’ira degli agricoltori, con i quali si schierarono il partito socialista e i movimenti studenteschi, fu tale che in confronto le azioni dei no-tav in Val di Susa sembrano partite di bocce. Il progetto subì forti rallentamenti e non ha mai raggiunto lo sviluppo previsto nel piano per ben cinque piste. La prima aerostazione era pronta nel 1972, ma per realizzare la prima pista ci volle fino al 1978. Quando Narita era finalmente pronto per l’apertura i manifestanti riuscirono a penetrare nella torre di controllo e a devastarla. Finalmente aprì due mesi dopo. L’intera area era recintata con lamiere metalliche opache, per impedire aggressioni dall’esterno. Erano state costruite torri di guardia e ben 14mila addetti alla sicurezza affrontarono i 6mila contestatori. Uno dei loro leader aveva annunciato in modo non troppo sibillino: “ci saranno incidenti in quest’aeroporto”.

Il “cordone sanitario” iniziava lontano dall’aeroporto, con un blocco stradale dove tutti dovevano fermarsi per i controlli di documenti e bagagli. È rimasto così per molti anni.
Se i giapponesi sono noti per il loro ordine e rispetto per le regole, è anche vero che diventano samurai quando credono che i loro diritti vengano calpestati. Avendo imparato la lezione, nel 1986 il governo ha rinunciato all’esproprio del terreno necessario per realizzare una terza pista: si trattava di soli 21 ettari appartenenti a otto famiglie! Facendo i lavori con le buone maniere ci sarebbe voluto fino al 2002 per realizzarla! Sempre per quieto vivere si è rinviato per decenni il collegamento ferroviario veloce con il centro città, inaugurato finalmente nel 2010. Il progetto originale per ben cinque piste è finito nel dimenticatoio. Per raggiungere il primo milione di voli ci sarebbero voluti 12 anni, ma sono bastati meno di cinque anni per l’ultimo milione.

 
Estremo Oriente: i piloti invecchiano e le flotte ringiovaniscono su “richiesta” governativa

Le autorità giapponesi hanno alzato il limite di età per i piloti commerciali a 67 anni. Il Giappone sarà uno dei pochi, se non l’unico, Paese nel mondo dove i piloti “di linea” potranno lavorare fino al 68mo compleanno. Il limite precedente nel Paese del Sol Levante era 65 anni. Al ministero dei Trasporti sostengono che il provvedimento attenuerà la scarsità di piloti senza intaccare gli standard di sicurezza. Le compagnie aeree giapponesi hanno 5.900 piloti, di cui 500 hanno oltre 65 anni. La scarsità diventerà più grave intorno al 2030, quando i tanti comandanti oggi quarantenni andranno in pensione.

Nel frattempo dall’altro lato dello Stretto di Corea, il governo di Seoul ha invitato le compagnie aeree nazionali a ritirare volontariamente dal servizio gli aerei che abbiano già 20 primavere sulle ali. Otto compagnie (Korean Air, Asiana Airlines, Air Busan, Jeju Air, Jin Air, Air Incheon, Eastar Jet and T’way Air) hanno firmato un MoU con il ministero dei Trasporti per attuare il suggerimento, che comporterà a breve la messa al prato di 14 aerei, su un totale di 264, compresi diversi Boeing 747-400, 747F, 737-400F e 767-300. Il governo coreano, preoccupato per il susseguirsi di inconvenienti tecnici attribuiti a problemi di manutenzione, ritiene che la decisione possa migliorare la situazione. L’età media delle flotta della Korean Air è intorno ai 10 anni e la flotta di Asiana è ancora più giovane. Il provvedimento mescola due aree tenute ben separate in quasi tutti i Paesi economicamente e giuridicamente evoluti: sicurezza e valutazioni commerciali, con conseguenze ben diverse su compagnie con flotte vecchie rispetto a quelle con aerei giovani.
Anche in Indonesia il governo è intervenuto nella gestione commerciale delle compagnie. Un recente provvedimento vieta l’abbassamento delle tariffe al di sotto un certo traguardo, con il risultato che Lion Air, il maggiore vettore low cost del Paese, sta perdendo passeggeri a causa del rialzo forzato delle sue tariffe. La compagnia dispone di 144 Boeing 737-800 e -900, ma ha firmato ordini per altri 264 737, la maggior parte nella nuova versione Max. Ora però i suoi piani di crescita hanno subito una battuta d’arresto.

Atlanta, nell’aeroporto più grande del mondo con un fucile carico

Con i suoi 96 milioni di passeggeri nel 2014 l’Atlanta Hartsfield International è ancora il più grande aeroporto del mondo, anche se Beijing Capital è sempre più vicino. Una delle differenze fra gli scali è che un qualunque cittadino può passeggiare nell’aeroporto dello Stato della Georgia con un fucile. Il signor Jim Cooley ha sorpreso molti viaggiatori e alcuni poliziotti quando è entrato nel terminal con un AR-15 semiautomatico carico di 100 proiettili. Insieme alla moglie era andato per accompagnare la figlia che partiva. Cooley è quindi rimasto sempre nella zona antecedente ai controlli di sicurezza e lo ha fatto presente ai vari poliziotti che lo hanno fermato perché era armato. Ha risposto ricordando che agiva nel pieno rispetto della legge dello Stato e che lo faceva per la propria sicurezza. Cooley ha pubblicato foto su Facebook della sua visita in aeroporto e ha mandato un video a un’emittente locale. Paese che vai…

Alcol in volo: restrizioni anche in Scandinavia

Se Qatar Airways, Etihad ed Emirates offrono fra i vini più rinomati al mondo in prima classe, la Scandinavian Airlines ha deciso di imporre limiti al consumo sui voli a breve e medio raggio. Il vettore transnazionale di Svezia, Norvegia e Danimarca, i cui cittadini sono i più noti per il consumo di alcol rispetto a quelli degli Emirati, ha stabilito una regola: massimo tre bicchieri nei voli intra-europei. Casi di passeggeri ubriachi, che disturbavano gli altri passeggeri, fumavano nei bagni e facevano persino avances poco appropriate alle assistenti di volo, hanno portato alla nuova regola, che non sarà applicata rigidamente, ma che fornisce agli assistenti di volo una misura da applicare a loro discrezione.

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