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Giugno 2015

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
28/06/2015
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I principali teatri critici internazionali, dal Nord Africa al Medio Oriente, all’Ucraina, premono sui confini europei, ricordando all’occidente che gli scenari geopolitici sono repentinamente mutati e richiedono risposte rapide per garantire sicurezza e difesa a partire proprio dal Vecchio continente. La crescente aggressività di una Russia pur indebolita e gli investimenti in armamenti (tradizionali e cyber) della Cina sembrano riportare le lancette dell’orologio a un contesto da nuova Guerra fredda. Ne sono una prova il recente annuncio che l’esercito russo aggiungerà oltre 40 missili nucleari intercontinentali al confine occidentale e la massiccia campagna di disinformazione del Cremlino in Europa, con l’Italia e i suoi media a giocare il ruolo di “ventre molle”. Prima ancora di incolpare gli Stati Uniti, salvo chiederne sempre l’aiuto, è l’Europa che non può sottovalutare questa situazione. Il Consiglio europeo in programma a Strasburgo nei prossimi giorni aveva all’ordine del giorno anche il tema della difesa e le funzioni dell’Eda, ma le incomprensioni dei principali Paesi sulla linea da adottare riguardo all’immigrazione rischiano di mettere in secondo piano il tema, peraltro già rimandato dal dicembre 2013. Inoltre, il vertice interviene in un periodo difficile per le politiche comuni: i venti nazionalisti ed euroscettici stanno condizionando la politica estera delle potenze europee, facendo compiere vistosi passi indietro al progetto comune. Il caso della Grecia è solo la punta dell’iceberg. La percezione di una minaccia crescente ha portato il presidente Hollande a invertire il trend degli investimenti nel budget destinato alla Difesa. La legge pluriennale di spesa francese ha previsto alcuni miliardi aggiuntivi da destinare alla sicurezza. Anche l’Italia ha da poco messo a punto la sua legge pluriennale (il Dpp) che, pur confermando i programmi-chiave, non ha però invertito la rotta del calo di spesa strategica nella difesa. L’alibi di voler condividere sistemi d’arma e Forze armate in ambito europeo è ormai svanito, non regge più. Se non c’è la minima solidarietà su temi come l’immigrazione o il default finanziario, come ostinarsi a pensare a una difesa comune? L’unico orizzonte credibile ed efficace è quello della Nato. Il resto, semplicemente, non esiste. E mentre i francesi fanno risuonare le note della Marsigliese, il nostro presidente del Consiglio viene accolto in Germania per il G7 con le note di “Azzurro”. Ci canzonano e ancora non capiamo.

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