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STRATEGICAmente

Di Andrea Margelletti
In Columnist
11/03/2014
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Sguardo vigile sul Mediterraneo instabile

Gli inaspettati esiti delle primavere arabe e la diffusa instabilità che oggi affligge il Sahel, il Maghreb e il Medio Oriente hanno riportato il bacino del Mediterraneo al centro dell’agenda politica e di sicurezza della comunità internazionale e, in particolare, dell’Europa. La guerra in Mali, la critica situazione libica e le incertezze sul futuro della Siria hanno messo in evidenza l’evoluzione delle minacce agli interessi e alla sicurezza europea e, soprattutto, italiana. La crisi, la frammentazione e l’inconsistenza di talune realtà statali mediorientali e nordafricane hanno agevolato l’evoluzione del terrorismo di matrice qaedista, che ha assunto i tratti di una forza territoriale e para-statale con forti legami con la criminalità organizzata. Le difficoltà delle forze di sicurezza locali e, in alcuni casi, la loro assenza, hanno permesso un significativo aumento delle attività terroristiche, sia in termini logistici che operativi, e hanno consentito l’incremento del traffico di armi, droga ed esseri umani. Il nostro Paese è, per caratteristiche geografiche, il più esposto ai pericoli e alle problematiche derivanti dalle aree di crisi in questione, soprattutto per quanto riguarda la sponda sud del Mediterraneo e i flussi illegali di droga e clandestini. Inoltre, il tradizionale impegno nazionale per la stabilizzazione di scenari le cui criticità sono in grado di alterare gli equilibri politici globali impone che l’Italia continui a ricoprire un ruolo di primo piano nella sorveglianza di quello che è stato ed è il mare nostrum. La necessità operativa di sorveglianza del Mediterraneo passa anche attraverso l’impiego di uno strumento aereo moderno ed efficiente in grado di garantire notevoli capacità Isr (Intelligence surveillance reconnaissance). Nella fattispecie, il nostro Paese è chiamato a sostituire il suo unico velivolo di questo tipo, quel G-222VS giunto alla fine della sua vita operativa, con un nuovo assetto dedicato a operazioni Sigint ed Elint. Una simile necessità, motivata dall’evidente requisito evidenziato in precedenza, collide con le esigenze di bilancio e le riduzioni alla spesa militare dovute agli effetti della crisi economica.

Tuttavia, tale complessa situazione, benché rappresenti un problema per le nostre Forze armate, potrebbe diventare un’opportunità per l’industria nazionale. Infatti, gli obiettivi del programma Jamms (Joint airbone multisensor multimission system) potrebbero essere perseguiti attraverso la creazione di una piattaforma nazionale in grado di garantire adeguate prestazioni a costi contenuti. Se si pensa alla suite Elint/Sigint che tale velivolo potrebbe incorporare, non bisogna dimenticare che l’Italia dispone di eccellenze industriali, come Elettronica, tra le più affermate e apprezzate a livello europeo per i sistemi da guerra elettronica. Oggi l’acquisizione di uno strumento informativo adeguato appare fondamentale per il perseguimento degli obiettivi di tutela della sicurezza e degli interessi nazionali. L’ormai affermata dottrina di prevenzione delle minacce internazionali nelle aree dove esse nascono e si sviluppano non può prescindere dall’utilizzo di sistemi Elint/Sigint precisi ed efficienti. Infatti, il possesso di simili capacità permette di monitorare meglio le possibili minacce per l’Italia. Infine, avere a disposizione informazioni dettagliate e precise è di primaria importanza sia in ottica operativa sia di contenimento dei costi. La minuziosa conoscenza di determinati scenari non solo impedisce sprechi di risorse, ma consente di incrementare la precisione e l’effettività delle iniziative politiche e militari internazionali.

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