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Pinotti, attenzione agli sgambetti

Di Alessandro Picchio
In In Evidenza
26/05/2015
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È un Libro bianco molto coraggioso, perché vuole introdurre nella complessa macchina del dicastero tutti (o quasi) quei correttivi che sono oggi ormai indispensabili per eliminare vizi radicati, a volte profondamente, purtroppo, che hanno fatto e fanno il male delle Forze armate: contrapposizioni e frazionamenti interni per interessi di singole componenti, visioni e strategie divergenti (a volte in modo molto acceso) sprechi di risorse umane e finanziarie, ridondanze di strutture, di livelli gerarchici, di metodi di lavoro, poca o nulla trasparenza amministrativa che alimenta grandi e piccoli centri di potere, a tutti i livelli, burocrazie che riescono, talvolta solo per prestigio personale, ad impedire la modernizzazione e il miglioramento. Il Libro bianco, nei capitoli da 5 a 8, in un crescendo di definizione dei riferimenti concettuali e di direttive, nei quali ogni singola parola o verbo risulta, al lettore attento, oculatamente scelta e sapientemente dosata, delinea una riforma della difesa molto incisiva, direi una rivoluzione, che andrà a cambiare radicalmente aspetti vitali, talvolta trascurati nel passato, dell’organizzazione e del funzionamento della difesa. Il Libro non cede mai alla tentazione di fare qualche accusa pungente o un quadro impietoso della situazione più recente della difesa. Esaminando però con attenzione le novità che introduce, presentandole sempre in termini positivi, emergono prepotentemente chiare le pesanti lacune che il ministro, che ha una profonda conoscenza della difesa, in questi due anni di lavoro al vertice del dicastero ha senz’altro rilevato di persona. Un passaggio, da alcuni criticato, è la volontà del Libro bianco di riprendere, per portarla a compimento, la riforma avviata ad inizi anni 90 dal ministro Andreatta. Riflettiamo: è una bella staffilata, un riferimento impietoso! Correlata ai contenuti del progetto indica che, in questi vent’anni, la dirigenza della difesa non è riuscita ad avanzare, se non solo di qualche piccolo timido passo, nella direzione a suo tempo indicata, considerata lungimirante dai più. Forse alcuni non hanno voluto? Purtroppo un’occasione perduta per riformare e modernizzare dall’interno la nostra difesa, con artefici principali i dirigenti e i vertici militari. Responsabilità? Riforma frenata dalle resistenze interne al cambiamento, dall’incapacità di aprirsi al nuovo che avanza, da una tutela esasperata dell’interesse di pochi, di singole cordate a scapito del bene dell’istituzione? Complice forse la presenza (forse meglio la collocazione voluta) nei posti che contano all’interno della difesa e ai vertici di personalità conservatrici, che non hanno saputo o voluto far nulla per creare trasparenza e fiducia tra Forze armate per favorire così il giusto affiatamento interforze, magari per proprio tornaconto o per piaggeria verso lobby che li hanno fatti salire in carriera e li governano o più semplicemente per quieto vivere? O forse di altri che hanno addirittura, nei confronti dell’istituzione, un atteggiamento demolitore di quel poco di interforze che era stato faticosamente costruito, giorno dopo giorno in anni passati, pur di tutelare in modo esasperato interessi personali o di singoli corpi o componenti all’interno della singola Forza armata, personaggi che ignorano il bene della Difesa e soprattutto l’interesse superiore del bene nazionale di cui essa deve essere espressione? Il Libro bianco, in un contesto di revisione organizzativa per funzioni, ha il cardine in una profonda trasformazione della risorsa umana. “Il personale è l’elemento essenziale per il successo della trasformazione” (ndr paragrafo 180) e proprio per esso vengono sviluppate direttive puntuali e previsioni di profonda riforma di tutti gli aspetti e normative che lo regolano. In tale contesto spiccano l’innovazione della governance e dei metodi di lavoro, della dirigenza che sarà più moderna, con esperienza interforze, lavorerà per obiettivi, sarà valutata e selezionata da una commissione presieduta dal capo di stato maggiore della Difesa, organo tecnico-militare di vertice potenziato nelle funzioni, che avrà alle dipendenze una nuova organizzazione, nella quale i capi di stato maggiore di Forza armata si vedono pesantemente ridimensionati alla sola funzione di generazione delle Forze. È un Libro bianco coraggioso, dal quale esce, nella sua piena dimensione, la volontà del ministro Pinotti di correggere tanti aspetti che non vanno, di innovare in modo sostanziale e di modernizzare realmente tutta la complessa macchina della Difesa. La Pinotti ha previsto, giustamente, delle scadenze puntuali per l’attuazione. Non si scappa, che lo si voglia o no. Dovrà però fare molta attenzione: ci sono sempre pronte mille scappatoie burocratiche e altrettanti sotterfugi, pressioni lobbistiche esterne e interne, per frenare o fermare il progetto; ora viene il bello e il ministro dovrà tenere alta la guardia e procedere senza remore a verifiche continue. Speriamo che non si veda costretta a far saltare anche qualche testa!

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