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Strategicamente

Di Andrea Margelletti
In Columnist
26/05/2015
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Un’Alleanza atlantica strabica
L’evoluzione del quadro geopolitico europeo, dominato dalla crisi ucraina e dalla nuova contrapposizione tra Washington e Mosca, sta avendo effetti profondi sull’Alleanza atlantica. Infatti, con la prossima fine dell’impegno in Afghanistan e della stagione delle grandi missioni internazionali, la Nato sta ripensando il proprio futuro.
La situazione di forte instabilità ai confini orientali dell’Europa sta riportando all’attualità la prima missione dell’Alleanza, ovvero la difesa territoriale dei suoi membri. Tuttavia, sebbene la cosa possa apparire un rassicurante ritorno alle origini (e ai tempi della Guerra Fredda), in realtà, comporta una serie di incognite sull’effettivo “comune sentire” degli Alleati.
Infatti, al di là delle dichiarazioni di facciata, è già abbastanza evidente come vi siano diverse percezioni circa la reale entità del pericolo proveniente da Mosca tra i vecchi partner europei della Nato (capeggiati da Germania, Francia e Italia) e i nuovi membri dell’Est Europa (fiancheggiati da Stati Uniti e Paesi scandinavi). Secondo i primi, più che la contrapposizione militare, sarebbe da privilegiare un approccio politico in grado di riportare la Russia verso una normalizzazione dei rapporti, mentre, per i secondi, è necessario procedere verso un build-up militare che porterebbe nel medio periodo le forze Nato ad avere basi stanziali a poche centinaia di chilometri dai confini russi (aggravando la tradizionale sindrome da accerchiamento che si vive al Cremlino).
Ad accrescere ulteriormente le crepe nella solidarietà atlantica vi è, poi, il totale disinteresse finora dimostrato dalle parti di Bruxelles per lo scacchiere mediterraneo dove il nostro Paese è palesemente lasciato solo ad affrontare le conseguenze del nefasto attacco alla Libia del 2011. È fin troppo facile ricordare come l’Italia continui a tenere fede ai suoi impegni di rafforzamento dello schieramento alleato sul versante orientale (vedasi la missione di Air policing tuttora in corso sui Paesi Baltici), senza ottenere alcun reale supporto per la predisposizione di una strategia comune che quantomeno ipotizzi un impegno Nato per il consolidamento del fronte sud.
È quindi auspicabile, nell’interesse di tutti, che questo strabismo della Nato guarisca in fretta poiché, ragionevolmente è molto più realistico ritenere che le minacce alla sicurezza dell’Alleanza venga dal Nord Africa e dal Sahel piuttosto che da una potenza nucleare con un seggio permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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