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Pensieri Spaziali

Di Roberto Vittori
In Columnist
28/04/2015
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L’era dei gonfiabili

Una nuova rivoluzione ormai alle porte? Arriva da Las Vegas un’idea, quasi provocatoria, ma che sembra in grado di dare una nuova spinta all’innovazione del settore spaziale. La società Bigelow Aerospace, tra pochi mesi, riuscirà a mandare in orbita un modulo gonfiabile identificato come “Bigelow aerospace expandable activity module” (Beam).

Beam è stato sviluppato grazie a un contratto con la Nasa dal valore di 17,8 milioni di dollari. Il tempo di sviluppo è stato di circa 2 anni e in questo momento Beam, ormai completato, è in viaggio verso il Kennedy Space Center per un lancio previsto prima della fine del 2015 a bordo del vettore Dragon di SpaceX.

Una volta istallato, le dimensioni saranno di 4m di lunghezza per 3,2m di diametro con un volume utile di circa 16m3 e un peso complessivo di 1360 kg. Il rapporto peso-volume utile viene conteggiato in un interessante 85 kg/m3. Al confronto, i Moduli logistici pressurizzati (Mplm), con struttura in alluminio, presentano un volume utile di 31 metri3 (lunghezza di 6,6m e diametro 4,57m) con peso di circa 4082 kg e un rapporto peso-volume utile di circa 132 kg/m3.

Quindi i gonfiabili presentano un vantaggio rispetto ai classici moduli in alluminio grazie a un minor peso a parità di volume utile. Inoltre va considerato che il gonfiabile è lanciato in configurazione molto compatta.

Beam verrà messo in orbita da SpaceX, agganciato alla Iss per mezzo del braccio robotico canadese e gonfiato infine nella configurazione finale. È previsto che rimanga in orbita per circa 2 anni.

L’ulteriore sorpresa è la considerevole robustezza dei moduli gonfiabili dovuta sia alla composizione a strati multipli sia all’impiego di materiali estremamente resistenti quali il Vectran (più resistente del Kevlar). Prove a terra sembrano dimostrare che il modulo, se colpito da un micrometeorite, non sarebbe a rischio di depressurizzazione. I gonfiabili sembrano anche garantire una migliore protezione dalle radiazioni cosmiche, quindi in grado di salvaguardare in misura maggiore gli astronauti all’interno.

Insomma, sembra proprio un affare, soprattutto per la Nasa. Beam è il risultato di circa 250 milioni di dollari ed è costato alla Nasa meno di 20 milioni. Staremo a vedere la conclusione della sperimentazione in volo e cosa ne penseranno gli equipaggi a bordo della Stazione spaziale! Beam è destinato a essere il primo modulo abitativo della Stazione spaziale prodotto da privati.

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