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Pensieri spaziali

Di Roberto Vittori
In Columnist
23/03/2015
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One way to space

Partendo dal 1957, con la messa in orbita del primo oggetto artificiale, lo Sputnik, siamo arrivati oggi a circa 20mila oggetti orbitali, alcuni dei quali controllati, ma molti di essi frammenti rimasti passivi protagonisti dell’affollarsi delle orbite attorno alla Terra. Gli Stati Uniti hanno da tempo iniziato uno sforzo sistematico per identificare ciascuno di questi oggetti realizzando un vero e proprio catalogo con difficoltà sempre crescenti. In Europa, e anche in Italia, i tentativi di realizzare un equivalente nazionale o europeo si stanno moltiplicando. Molti di questi sforzi convergono nell’investire in un sistema in grado di tenere sotto controllo tutti gli oggetti in orbita: lo Space survelliance acquisition. L’idea alla base è semplice: classificare una serie di “oggetti” in orbita, alcuni ben noti, ossia i satelliti, altri meno noti, ossia frammenti dei medesimi o comunque parti di razzi vettori rimasti in orbita. Ma l’impresa è realistica? Probabilmente, con i moderni sistemi di calcolo, potremmo permetterci di seguire e catalogare un numero enorme di oggetti in orbita ma molti di questi sono al di sotto di certe dimensioni e quindi difficili da identificare come i micro frammenti, risultato di precedenti collisioni o rotture. Progressivamente i detriti tenderanno a decadere verso la Terra finendo per bruciare nell’attrito con l’atmosfera, ma i tempi di decadimento sono molto lenti e, quindi, la quantità di detriti è destinata ad aumentare, creando una vera e propria nuvola che, partendo dalla fascia limite dell’atmosfera continua fino alle orbite geostazionarie.

Stiamo forse sbagliando qualcosa? Potrebbe non sorprendere considerato che l’attuale tecnica di messa in orbita con i lanciatori classici è un “one way ticket”.
L’unico sistema di trasporto che ha dato possibilità di andare e di tornare, quindi di portare in orbita e di riportare a terra, è stato lo Space Shuttle, purtroppo oggi in pensione. I sistemi “one way” come i lanciatori classici, hanno permesso un rapido aumento esponenziale delle operazioni ma, allo stesso tempo, hanno provocato un sistematico deterioramento delle condizioni operative extra atmosferiche per l’aumento esponenziale di satelliti ormai in disuso, frammenti degli stessi e pezzi di lanciatori.

E pensare che, con il pensionamento dello Shuttle e con lo scommettere da più parti sui lanciatori classici, stiamo andando a tutta forza….. contromano, e l’attuale sforzo di Space survelliance acquisition è un tentativo di curare gli effetti, ma senza intervenire sulle cause!

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