Trovaci su: Twitter

Barone Rosso

Di Alessandro Politi
In Columnist
24/02/2015
0 Commenti

La variante greca

Davanti al ministro delle Finanze greco, Yannis Varoufakis, Padoan ha risposto “Graecum est, non legitur”. Capiamo che il ministro abbia dimenticato la lingua di Pericle, specialmente dopo la Bocconi, e pure che da ministro delle Finanze veda il mondo attraverso un foglio Excel, ma la politica non inizia e finisce con la contabilità e la legge finanziaria. Come tutti sanno, lo Stato italiano dice che non ci sono soldi né per la Pubblica Istruzione e nemmeno per la Difesa ma allora perché non guardare più da vicino alla variante greca proposta con “A modest proposal for resolving the eurozone crisis, version 4.0”? In sintesi si propongono quattro strumenti per far circolare i soldi sfuggendo al mortale abbraccio tra banche insolventi e Stati indebitati. Il primo è un programma di ristrutturazione mirato a banche specifiche, in modo che il Meccanismo di stabilità europeo (Esm) ristrutturi direttamente le banche non competitive, ad esempio a Cipro, in Grecia e in Spagna, anziché fare inutili passaggi tra banche centrali nazionali. Il secondo permette di creare collaterali o derivati con il debito ammesso da Maastricht, cioè il 60% del Pil. Pensiamoci, dell’attuale 132,6% del rapporto debito/Pil, solo il 72,6% resterebbe puramente passivo. E poi, perché solo Usa e Uk possono creare derivati stampando de facto moneta? Se questo è il gioco, lo faccia anche l’eurozona. Il terzo è un Programma di ripresa e convergenza su investimenti (Ircp) che sfrutta le risorse della Banca d’investimento europea e del Fondo d’investimento europeo senza bisogno di garanzie nazionali e trasferimenti fiscali. La parte sociale e verde degl’investimenti sarebbe coperta dal Fondo, mentre la Banca può creare uno European venture capital fund che andrebbe a coprire i programmi hi-tech in settori a crescita elevata come aerospazio commerciale, servizi, sistemi robotizzati, sicurezza informatica. Il quarto è un Programma di solidarietà sociale d’emergenza per togliere dalla strada i senza tetto, sfamare i sottonutriti e riscaldare i più poveri, servendosi dei surplus a disposizione della Commissione europea.  È dai tempi di Monti che alcuni ripetono ossessivamente che non siamo la Grecia: è lapalissiano, ma continuiamo a perdere posizioni, funzionalità dello Stato, benessere ed equità sociale, cioè non andiamo verso la Germania ma verso i Balcani.

Lascia un commento

avatar