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Cosa cambia con il nuovo Predator B

Di Airpress online
In In Evidenza
29/01/2014
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Il primo volo operativo di un velivolo a pilotaggio remoto italiano Predator A (Rq-1), è avvenuto nel gennaio del 2005; in pochi anni l’Aeronautica militare, affacciatasi all’inizio timidamente a questa nuovissima realtà, è riuscita a conseguire capacità operative di eccellenza e a dimostrare, nel contesto delle operazioni multinazionali fuori area e in Italia, l’acquisizione di una profonda competenza, ottenendo il riconoscimento dalle più alte cariche militari e politiche. L’arma azzurra ha da subito compreso il ruolo e l’importanza di questa nuova realtà tecnologica e affidato la gestione del sistema, a piloti di comprovata esperienza operativa e a tecnici di altissimo livello. Una costante e attenta gestione delle risorse ha permesso il raggiungimento di obiettivi ambiziosi in maniera sicura e veloce, garantendo al nostro Paese la possibilità di imporsi a livello internazionale fra gli operatori degli aeromobili a pilotaggio remoto (Apr). Attualmente i velivoli come il Predator offrono notevoli caratteristiche di persistenza (oltre 24 ore di volo in una singola missione) e, grazie ai sensori di bordo, garantiscono un flusso di informazioni continuo e minuzioso verso tutti i livelli decisionali deputati alla gestione delle operazioni in superficie in tempo reale. Immagini e video di un visore ad alta definizione diurno e notturno e di un radar ad apertura sintetica permettono di acquisire informazioni di vitale importanza da notevolissima distanza e senza che il target (l’obiettivo della missione) percepisca la presenza del velivolo. Il flusso e la gestione di queste informazioni richiedono un perfetto coordinamento tra tutti gli operatori che gravitano e supportano il sistema.

Erroneamente definito dai non addetti ai lavori “velivolo senza pilota”, il Predator vola e svolge la propria missione grazie a un equipaggio composto dal pilota e dall’operatore dei sensori. All’esito della missione concorre anche il personale addetto alla gestione delle informazioni, gli analisti d’immagine, e i tecnici dell’avionica. La possibilità di volare oltre 24 ore consecutive consente agli equipaggi di svolgere più di un’attività (task) durante lo stesso volo così come accaduto nel dicembre del 2012, quando un Predator italiano decollato da Herat portò a termine ben quattro missioni di differente natura, prima di atterrare dopo più di un giorno di volo. Durante la prima esperienza operativa in Iraq, ci si accorse immediatamente come il Predator fosse un moltiplicatore di forze in grado di aumentare in maniera rilevante la protezione e la sicurezza delle forze impegnate sul terreno. Basti pensare che il comandante di un’operazione complessa aveva finalmente, attraverso l’assetto Apr, la possibilità di analizzare in tempo reale la situazione dei propri mezzi e dei militari impegnati sul terreno, mantenendo con questi ultimi un contatto costante anche a centinaia di chilometri di distanza. L’acquisizione della capacità di guida satellitare, disponibile dal 2006, permise all’assetto italiano di affacciarsi alle operazioni condotte in Afghanistan con la capacità potenziata che consentì, nell’agosto del 2007 di operare per ben dieci ore quale unico assetto Isr (Intelligence surveillance reconnaissance) e dietro richiesta americana, per lo storico incontro del Joint peace Jirga di Kabul a 500 miglia di distanza dall’equipaggio che pilotava l’aereo. In quell’occasione fu chiaro come l’efficacia di una missione non dipendesse dalla distanza dell’assetto dal suo equipaggio ma dalla capacità di gestire correttamente le informazioni acquisite e dalla rapidità di distribuzione delle stesse per mezzo di una solida catena di comunicazione. L’esperienza acquisita nei teatri operativi ci ha permesso di utilizzare i Predator anche sul territorio italiano in occasione di importantissimi eventi internazionali, quali l’incontro intergovernativo italo-russo avvenuto a Bari nel 2007 e il G8 dell’Aquila, fino ad arrivare all’utilizzo dell’Apr nell’operazione umanitaria “Mare nostrum”.

Queste missioni sono di importanza cruciale e dimostrano le potenzialità degli Apr anche in ambito civile, con un carattere dunque spiccatamente duale e la flessibilità d’impiego necessaria per svolgere attività di supporto ad altri dicasteri, in concorso con le forze di polizia e agenzie di soccorso e la Protezione civile. Tutto ciò ha contribuito ad abbattere la barriera psicologica che vedeva un assetto a pilotaggio remoto come uno strumento difficile da gestire all’interno dello spazio aereo nazionale. Da allora in Italia è stata sviluppata una regolamentazione per l’impiego degli Apr nello spazio aereo nazionale che a oggi viene considerata all’avanguardia e di riferimento in ambito europeo. Grazie all’acquisizione della capacità Remote split operation (Rso) un Predator che vola in Afghanistan può essere pilotato da un equipaggio in una stazione in Italia, che ne assume il controllo e ne gestisce l’intera missione fino al momento dell’atterraggio. Negli ultimi tre anni l’acquisizione dei Predator B (Mq-9) ha consentito di potenziare ulteriormente tutte le capacità espresse dal Predator A e di svilupparne delle nuove, grazie a sensori più capaci e a un radar ad apertura sintetica. La scelta di operare con velivoli Apr come il Predator B, ha permesso di mantenere una posizione di eccellenza in ambito internazionale, dove le conoscenze tecniche e procedurali indispensabili per affrontare il futuro di questa imprescindibile realtà sono oggetto di una importante attività di cooperazione. La sensazione degli addetti ai lavori dopo nove anni di esperienza e operatività con questo aeroplano è che siamo solo all’inizio di una nuova èra.

Iury T.

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