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Pensieri spaziali

Di Roberto Vittori
In Columnist
22/12/2014
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Gli Usa e un legame speciale

Il 15 dicembre 1964 alle ore 15:24 locali decollava dalla base di Wallops Island (Virginia) il satellite San Marco, a bordo del razzo americano Scout X-4. L’Italia diventava così, dopo Urss e Usa, il terzo Paese ad avere un satellite in orbita. Il progetto San Marco era nato da un accordo di collaborazione tra Italia e Stati Uniti firmato nel 1962, e con esso iniziava la nostra presenza nello spazio. Punto di riferimento nazionale era il Centro di Ricerche aerospaziali e l’ideatore del progetto fu il professor Luigi Broglio, generale dell’Aeronautica militare italiana. Fast forward: bisogna aspettare fino al 1988 per veder nascere l’Agenzia spaziale italiana destinata poi a diventare, in parallelo e all’interno delle attività dell’Agenzia spaziale europea, il referente nazionale per tutte le materie del comparto spaziale. Di nuovo fast forward: osserviamo la situazione oggi, dopo 50 anni. Negli Stati Uniti la fine del programma Shuttle ha portato un momento di attesa, di transizione e di grande incertezza, ma la strategia della ripresa sta prendendo forma. In primis risulta evidente la chiara determinazione americana di procedere con la commercializzazione dei servizi di tra- sporto spaziale a supporto della Stazione spaziale (Iss) anche per liberare risorse e procedere con l’esplorazione a distanze superiori alle orbite basse. Significativo in questo senso ricordare due contratti assegnati a SpaceX e Orbital science corp per il trasporto di materia- le verso la Stazione spaziale, e i due ulteriori contratti (rispettivamente a SpaceX e Boeing), per servizi di navetta fino a 7 astronauti. Il 5 dicembre scorso decollava inoltre dal Kennedy space center un Atlas IV Heavy con a bordo la capsula Orion, primo elemento del programma Nasa identificato come “Space launch system” (Sls) con capacità di trasporto oltre le orbite basse. Il semplice e logico schema che fa perno sul delegare ai privati i servizi di trasporto verso la Stazione spaziale (orbite basse) per liberare risorse e poter procedere oltre con l’esplorazione sembra quindi destinato a una strada di grande successo che sarà difficilmente riproponibile altrove. Non esiste, infatti, da nessuna altra parte del mondo quel misto di interesse pubblico e privato, ma soprattutto, per il comparto aerospaziale, non esistono in altri mercati iniziative di privati così marcate come negli Stati Uniti. L’Italia vanta quindi un posizionamento importante essendo il terzo contributore in ambito Esa, ma anche perché fortemente legata – tramite rapporti bilaterali – con gli Stati Uniti, ossia con la realtà che in questo momento appare più in grado di sfruttare l’evoluzione e la maturazione del comparto aerospaziale. È importante quindi rafforzare i legami in bilaterale per riuscire a ottenere un privilegiato accesso anche nel nuovo panorama.

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