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dicembre 2014

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
29/12/2013
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L’anno che va chiudendosi è stato densissimo di avvenimenti che hanno segnato la vita delle istituzioni italiane e che non hanno mancato di avere effetti nel comparto dell’aerospazio e della difesa. I nodi che si sono sciolti sono stati minori di quelli che si sono ingarbugliati ancora di più. L’incertezza della politica e del governo non hanno favorito il sistema industriale che nonostante tutto ha cercato di guardare oltre e limitare i costi – comunque ingenti – del non avere il supporto di un sistema-Paese. Il 2014 si apre con sfide significative. Anzitutto, le cosiddette privatizzazioni. Dopo una stagione di intensi successi, Giuseppe Bono di Fincantieri e Massimo Garbini di Enav dovranno mettere sul mercato una quota di minoranza qualificata. Non è ancora del tutto chiaro se l’azionista intenda favorire una soluzione finanziaria o industriale e quanto questa sarà valutata sul piano degli interessi nazionali. Il management di entrambe le aziende saprà sicuramente far valere le ragioni dell’integrità strategica, ma intanto un’assenza di discussione nell’ambito del comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica si è notata.
È ancora in sospeso (mentre scriviamo, almeno) la partita di Avio Space. Non si sa quale ruolo riuscirà a mantenere Finmeccanica e quale sarà il partner prescelto (Safran?). Poi governo e imprese sono al lavoro sul polo dei trasporti. Ancora scarsi sono i segnali di attenzione sulla necessità di dare maggiore consistenza di mercato al segmento di imprese italiane che si occupa di sistemi d’arma (Oto Melara, Wass, Iveco e Simmel). Vi sono inoltre le manovre di assestamento azionario nelle società aeroportuali, con il ruolo crescente di Atlantia-Adr e di F2i. Il destino di Alitalia, infine, meriterebbe un capitolo a parte. L’Enac di Vito Riggio ha varato un regolamento per gli Apr e nello specifico settore si aprono nuove finestre di opportunità.
In questo scenario ovviamente non possiamo e non dobbiamo dimenticare la centralità degli investimenti in ricerca e sviluppo. Qui, lo scenario di riferimento è l’Europa con i suoi fondi e i suoi programmi. Finora il nostro Paese è stato fra i primi nella Ue come contributore e ora si tratta di scalare la classifica degli Stati che riescono a meglio spendere le risorse “in palio”.
L’elenco del “to do” nell’anno che viene potrebbe continuare ancora ed è meglio non pensare alle fibrillazioni che faranno ballare Parlamento e palazzo Chigi o alle elezioni o alla tornata di nomine prevista in primavera. Preferiamo guardare ai prossimi mesi con spirito costruttivo, avendo chiara la consapevolezza che Airpress non vuole limitarsi a essere spettatore passivo ma una tessera di un più complesso mosaico che amiamo riassumere nel concetto di interesse nazionale.
A tutti i nostri lettori, l’augurio di un proficuo 2014!

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