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Giugno 2021

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
08/06/2021
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Abbiamo assistito con stupore e meraviglia ai progetti delle future costellazioni monstre, che prevedono il lancio di quattromila satelliti, come nel caso della Starlink, costellazione firmata Elon Musk. Una enormità, pensando che l’obiettivo del magnate sudafricano è arrivare a quota 42mila. Un affollamento extra-atmosferico che preoccupa gli apparati di sicurezza, dal momento che in orbita già si muovono 4.300 satelliti di circa 80 Paesi diversi, affiancati da oltre 28mila detriti, che vagano come schegge impazzite e che costituiscono un serio problema per le infrastrutture che operano sopra le nostre teste e per le navicelle che trasportano astronauti.

Il problema è serio, ed è grave che fino ad oggi non si sia pensato a risolverlo (ma solo ad accrescerlo con satelliti lanciati incautamente e senza preoccuparsi della loro fine vita). Un’azione di responsabilità è stata messa a segno dalla Difesa italiana che, per la prima volta, ha portato un satellite militare arrivato a conclusione della propria missione in una orbita cosiddetta cimitero. Una posizione dalla quale non potrà più nuocere a nessuno. Ma il resto dei satelliti? A proporre un uso responsabile e sostenibile dello spazio, contro forme di Far West delle stelle, ci sta pensando il governo Draghi. L’idea, affidata dal premier al sottosegretario Bruno Tabacci, è quella di presentare al G20 presieduto dall’Italia in ottobre un documento da sottoscrivere che regolamenti e metta dei paletti per il lancio di satelliti e per lo sfruttamento dei corpi celesti. Un’occasione ghiotta, visto che attorno al tavolo saranno seduti i rappresentanti dei Paesi che maggiormente inquinano lo spazio, tra tutti Usa, Russia e Cina.

Un’opportunità che ci auguriamo non venga mancata e che sarà accompagnata da un’altra intesa importante raggiunta al G7 di Londra, ma che probabilmente sarà siglata (si auspica) durante il G20 italiano, che è la global tax per i colossi del web. Un accordo storico, che potrebbe coinvolgere anche Pechino (che non fa parte del G7, ma che fa parte del G20), che è l’attore, come immaginiamo, che ci lascia più col fiato sospeso. La pandemia ha generato dei summit all’insegna della sostenibilità, e del buon senso, cavalchiamo finché c’è il mordente dell’emergenza questo momento per raggiungere dei compromessi che facciano bene a tutti, sulla terra e nello spazio. Fingers crossed.

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