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Aprile 2021

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
18/04/2021
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Ben tre presidenti americani si erano impegnati a lasciare l’Afghanistan, Barak Obama, Donald Trump e ora Joe Biden. Quest’ultimo, a differenza dei predecessori, sembra sia riuscito a convincere il Pentagono e la Cia. Il ritiro delle truppe, fissato nell’iconica data del ventennale dell’11 settembre, segnerà – comunque la si pensi – un cambio profondo del paradigma relativo all’impegno degli Stati Uniti e della Nato nei teatri internazionali. Si compie un processo che ha messo quasi due lustri a realizzarsi. Il nuovo interesse strategicomilitare del nostro principale alleato è rivolto all’area indo-pacifica. Il grosso degli scenari di combattimento è concentrato su Taiwan, per quanto non si sottovaluti affatto l’escalation in corso nel Donbass per effetto della rinnovata aggressività della Russia di Putin.

In questo nuovo scenario, l’Italia ha un’opportunità che peraltro non ci coglie impreparati. Anche per il nostro Paese si tratta di archiviare, per quanto possibile, un impegno che ha avuto un alto costo non solo in termini economici, ma anche in termini di vite umane, ben 54 cadute proprio in Afghanistan. Si volta pagina e si può consolidare il piano di cui, sin dall’inizio, il ministro Lorenzo Guerini si è fatto interprete e per certi versi promotore. Concentrarsi cioè sul triangolo africano: Corno d’Africa, Golfo di Guinea e Libia. Si tratta di un impegno volto a contrastare la diffusione della rete terroristica dello Stato islamico e il traffico illegale di armi, droga ed esseri umani. Il continente nero si trova a essere centrale nelle strategie che vedono interessi convergenti di attori diversi fra cui Cina e Russia. L’Alleanza atlantica, come l’Unione europea, non può restare indietro. E se gli Usa puntano al Pacifico, è evidente che il Mediterraneo allargato e il continente nero debbano essere una priorità per noi.

Questo è anche il terreno per provare a far avanzare un’idea più concreta e meno romantica di difesa europea. I contatti fra Guerini e le omologhe di Francia e Germania si spiegano così. La nuova dimensione strategica ha evidentemente effetti politici, militari e anche industriali. La fine della missione Resolute support apre a uno scenario chiaro, ma non ancora del tutto scritto. Qui ci si gioca una parte non piccola del nostro futuro.

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