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Dicembre 2020

Di Redazione
In Editoriali
16/12/2020
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Dicembre è tempo di bilanci, e il 2020 non passerà certo alla storia come un anno positivo. La pandemia ha travolto Paesi, società ed economie, con strascichi destinati a durare per molti anni. Eppure, per la Difesa italiana è anche l’anno che ha visto (finalmente) un’inversione di trend sul fronte degli investimenti. Complice la previsione di un mondo incerto e denso di sfide (che il Covid ha accelerato), ma anche la consapevolezza che il settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza può rappresentare un elemento-chiave per il rilancio dell’economia nazionale.

Sin dall’inizio della pandemia le Forze armate sono state in prima linea nella gestione dell’emergenza. Con l’arrivo del vaccino daranno un contributo fondamentale all’enorme operazione logistica che attende il Paese. Nel frattempo, come sempre, dovranno continuare ad assolvere alle loro prime tre missioni: la Difesa dello Stato, degli spazi euro-atlantici e il contributo a pace e sicurezza internazionali. Nel mondo che ci aspetta non sarà facile, ed è per questo che per il 2020 va evidenziata la positività dei segnali sul fronte del budget, soprattutto per il tentativo di riequilibrare la sproporzione cronica del bilancio italiano, da sempre a favore della voce Personale e a detrimento di Esercizio e Investimento, essenziali per l’ammodernamento dello strumento militare.

Oltre i numeri, la sfida politica per il 2021 si chiama “continuità”. Occorrerà infatti confermare le dotazioni, così da garantire certezza finanziaria e programmatiche a Forze armate e industria. Il settore produttivo ha dimostrato capacità di adattamento, confermandosi trainante per l’intero sistema-Paese. Poggia molto sull’export, per cui sarà fondamentale dare piena attuazione alla normativa g2g. Gli ultimi dati Sipri mostrano infatti che l’industria italiana è ben piazzata sui mercati internazionali, ma anche che lo scenario si fa più complesso e competitivo, soprattutto a fronte dell’ascesa cinese. In Europa il recente accordo sulla dotazione dell’Edf (7,9 miliardi per sette anni) lascia ora il campo alla corsa per aggiudicarsi le fette più importanti. Serviranno progetti all’altezza delle sfide, peso negoziale a Bruxelles e investimenti da parte del Paese per poter accedere ai fondi europei.

Anche il Next generation Eu offrirà opportunità rilevanti sulla frontiera digitale, a patto di sviluppare una logica sistemica efficace tra tutte le componenti coinvolte. La partita europea e quella interna sono quanto mai legate e richiedono strategia e lungimiranza.

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