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Difesa, ecco il documento programmatico pluriennale

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
23/10/2020
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È stato pubblicato il Documento programmatico pluriennale (Dpp) della Difesa per il triennio 2020-2022, il primo firmato da Lorenzo Guerini. Presentato alle Camere, il documento arriva con diversi mesi di ritardo, complici la pandemia da Covid-19 e la ripartizione del cosiddetto “fondone”, arrivata qualche settimane fa. Il Dpp attesta l’incremento del budget per la difesa e prevede di confermare il trend positivo per i prossimi anni, sulla scia di un mondo che si preannuncia più complesso e denso di minacce. Tra l’altro, arriva in giornate dense, tra la ministeriale della Nato (con i numeri aggiornati sulle spese dei Paesi membri) e la riunione di martedì prossimo del Consiglio supremo di Difesa, convocato dal presidente Sergio Mattarella anche per parlare di “obiettivi capacitivi di lungo periodo”.

LA LINEA DI GUERINI

“Le risorse destinate alla difesa rappresentano una leva strategica per l’economia del Paese e assicurano la crescita dell’occupazione”, ha spiegato il ministro. E così, “circa l’80% delle risorse sono destinate al comparto industriale nazionale”, mentre resta “necessario procedere a nuove assunzioni” anche ragionando sulla revisione della legge 244 del 2012. In ogni caso, spiega Guerini, “oggi più che mai occorre puntare su prodotti innovativi in grado di contribuire all’ammodernamento dello strumento militare nazionale, assicurare elevati ritorni economici per il Paese e crescita occupazionale”. D’altra parte, un paio di settimane fa, preannunciando la prossima uscita del Dpp, Guerini spiegava di aver dato “mandato agli Stati maggiori di lavorare su un alto livello di innovazione tecnologica, di farlo molto nella dimensione interforze e per l’industria nazionale”. In altre parole, aggiungeva, nel Dpp “il rapporto relativo ai programmi d’investimento sarà sbilanciato verso l’industria nazionale”.

LA DIFESA PER LA RIPRESA…

“Le risorse destinate alla Difesa – ha detto oggi Guerini – rappresentano una leva strategica per l’economia del Paese, oltre che un indispensabile investimento per garantire la nostra sicurezza; soprattutto in questa fase, dobbiamo perciò sviluppare pienamente l’intero potenziale esprimibile dall’Industria della Difesa, che rappresenta un importante motore per la ripresa, conciliando al meglio le esigenze delle Forze armate con le necessità dell’industria e dando priorità a quelle con maggiori effetti positivi sull’economia nazionale”.

…E L’INNOVAZIONE

Di base ci sono infatti i bisogni operativi dello strumento militare nazionale, chiamato ad affrontare sfide in crescita e sempre più complesse, dallo spazio extra-atmosferico a quello cibernetico. E così, spiega Guerini, “a fronte dell’emergere di tecnologie fortemente innovative, occorre investire in maniera crescente nella dimensione digitale”. In tale quadro, ha aggiunto, “il documento promuove lo sviluppo e l’acquisizione di capacità e sistemi, sempre più interconnessi e in grado di inter‐operare tra di loro, nonché trasversalmente in tutti e cinque gli attuali domini operativi (terrestre, marittimo, aereo, cibernetico e spaziale) e in un ambiente a sempre più spiccata connotazione digitale, dove determinanti si rivelano le capacità di sorveglianza, raccolta di informazioni e comando e controllo, su cui occorre intervenire con convinzione”.

I PROGRAMMI

E così, tra le oltre 300 pagine del documento entrano diversi programmi attesi dalle Forze armate. Diversi i programmi missilistici, tra la munizione guidata Vulcano per la Marina (500mila euro nel 2020) e l’aggiornamento dei missili Aster 15 e Aster 30 (2 milioni quest’anno). Figura tra le novità anche il sistema di difesa missilista a corto-medio raggio Camm-Er, con 11 milioni quest’anno per un totale di 95 fino al 2025. Già lo scorso anno, il programma era entrato nel Dpp con 1 milione per l’avvio della Fase 1 relativa allo sviluppo del missile e alla sua integrazione nella difesa nazionale. Per la componente terrestre entra un veicolo tattico multiruolo per le operazioni speciali, per cui però si prevedono i primi 3 milioni nel 2021 su 15 milioni in quattro anni per la Fase 1: “Studio e sviluppo prototipale con prima acquisizione della piattaforma”.

In ambito inter-forze si colloca la nuova “piattaforma aerea multi-missione multi-sensore” basata sul G-550 e destinata a un approccio net-centrico (capacità C4Istar) alla Difesa, per cui si prevedono 1,2 miliardi fino al 2032.  Per l’Aeronautica c’è poi l’aggiornamento di mezza vita dei Predator B, con 5 milioni quest’anno su 343 in quattordici anni. Per la Marina figura il programma relativo allo studio per lo sviluppo e all’acquisizione di due nuovi cacciatorpediniere (Ddx), del valore di 2 milioni nel 2021 e 2,5 nel 2022.

TRA SPAZIO ED EUROPA

Per lo spazio ci sono il terzo e quarto satellite della seconda generazione di Cosmo-SkyMed, il sistema tutto italiano per l’osservazione della Terra, con 75 milioni in quest’anno e circa 230 in tutto il triennio, ma anche il satellite Sicral-3 per telecomunicazioni con i primi 25 milioni nel 2021. Vale 62,4 milioni in sei anni la partecipazione generica ai programmi europei, tra Pesco, Edipd ed Edf, i principali strumenti ideati da Bruxelles per la Difesa comune. Si basato d’altra parte tutti sulla formula del co-finanziamento, per cui è necessario l’intervento finanziario del Paese membro. A questi 62,4 milioni sono poi da aggiungere i piani di spesa per progetti specifici già approvati. È destinato a far alzare qualche sopracciglio la presenza del programma “Ripristino della viabilità stradale di Roma capitale”, per un valore di 10 milioni quest’anno e 5 il prossimo. Si tratta di “acquisire veicoli, assetti ed equipaggiamenti destinati alle attività di ripristino e riparazione delle infrastrutture stradali della città”.

I PROGRAMMI OPERANTI

Tra i programmi “operanti” si confermano gli impegni per gli elicotteri NH90, per gli addestratori M-345 e M-346, per il veicolo blindati Centauro 2 e per seconda versione del veicolo multiruolo Lince. Quest’ultimo nel 2019 aveva avuto 1 solo milione, mentre ora si prevedono 6,98 milioni quest’anno, 12,9 il prossimo e 30 nel 2022. Conferme anche per lo sviluppo del programma congiunto con la Francia per le Fregate europee multi-missione, a cui vengono destinati per quest’anno 348 milioni di euro. Per gli F-35 vengono confermati gli impegni di spesa con una leggera rimodulazione. Il Dpp dello scorso anno prevedeva per il 2020 859 milioni, che ora scendono invece a quota 800; per il 2021 confermati 747 milioni. Si tratta comunque della sola Fase 1 relativa ai primi 28 velivoli. Il nuovo Documento inserisce difatti anche la Fase 2 relativa alla prosecuzione dell’acquisizione di 27 velivoli e relativi motori ed equipaggiamenti, nonché il potenziamento del supporto logistico”, con 126 milioni quest’anno e 203 il prossimo. “L’avvio della Fase 2A – si legge – si inserisce in una ponderata strategia di compressione temporale del programma che garantirà un significativo risparmio sugli oneri complessivi quantificabile in circa 1 miliardo di euro, nonché la piena disponibilità operativa dell’assetto dal 2030 (anziché 2034)”.

Prosegue anche il Light Utility Helicopter (Luh), con la conferma di 16,8 milioni quest’anno e un leggero decremento per il prossimo (23 milioni invece dei 25 previsti dal vecchio Dpp). Al rialzo invece le previsioni di spesa per il nuovo elicottero da esplorazione e scorta (Nees) con 55 milioni quest’anno e 121 il prossimo. Conferma per la realizzazione della seconda nave di supporto logistico Lss, mentre sono state riviste al rialzo le risorse per la prosecuzione dell’acquisizione dei sottomarini U212 Nfs. Incremento anche per sistemi individuali di combattimento “Soldato sicuro” destinati all’Esercito, con 71 milioni nel 2020 e 79 il prossimo anno. Il fabbisogno riguarda oltre 66mila sistemi.

LE ATTESE

Lunga anche la lista delle “ulteriori esigenze prioritarie da finanziarie”, si tratta comunque di programmi che “sono in possesso di una consolidata maturità tale da poterne garantire il rapido avvio nel caso in cui si dovessero palesare idonei spazi finanziari”. Si trova qui lo sviluppo di un nuovo caccia europeo di sesta generazione (Tempest) per la difesa aerea nazionale, che vede l’Italia nella partita insieme a Regno Unito e Svezia rispetto alla cordata Francia-Spagna-Germania. Stessa sorte anche per la “acquisizione della capacità Future Vertical Lift (Fvl)”, ovvero la rivoluzione nel campo dell’elicotteristica che è in arrivo dagli Stati Uniti e che vede l’elevata attenzione da parte dell’Italia. Restano privi di finanziamento la cura dell’obsolescenza, il potenziamento e l’aggiornamento per i velivoli tanker KC-767 e da trasporto C-130J. Stesso destino per l’ammodernamento di mezza vita dei cacciatorpediniere classe Orizzonte e l’acquisizione dei cacciatorpedinieri di nuova generazione (Ddx, per cui c’è però lo studio).

A tutto questo vanno però aggiunte le coperture garantire dal cosiddetto “fondone” derivante dalla legge di bilancio (che per la difesa dovrebbe valre 2,4 miliardi per il periodo 2020-2034) previa conferma della distribuzione dal Mef. Nell’ambito di tale strumento il Dpp prevede tra gli altri 411 milioni per la nave Lss, 348 milioni per il veicolo tattico multiruolo medio “Orso”, 110 milioni per il Lince 2, 206 milioni per il veicolo blindato anfibio (Vba) della Marina, e 620 milioni per il cacciatorpediniere Ddx, circa 200 milioni per l’elitocottero Luh tra Esercito e Carabinieri. Il Documento cita tra l’altro anche i finanziamenti del fondone tramite il Mise in cui rientrano 613 milioni per il sottomarino U-212 e 600 milioni per gli Eurofighter.

IL BUDGET

Per l’anno in corso è già noto il budget complessivo per la Difesa, pari a 22,9 miliardi di euro (1,38% del Pil nazionale), circa uno e mezzo in più rispetto allo scorso anno, un balzo notevole rispetto a quanto visto nell’ultimo decennio. È cresciuta soprattutto la Funzione Difesa (15,3 miliardi), con al suo interno segnali di un iniziale riequilibrio della sproporzione tra le voci personale (in leggero calo), esercizio (in aumento, +22%) e investimento (in forte aumento, oltre +50%). Sin dalla presentazione delle linee programmatiche, il ministro Guerini proponeva d’altra parte “uno strumento pluriennale che assicurerebbe stabilità di risorse e opportuna supervisione politica del Parlamento sulle scelte più rilevanti”. Nel Dpp si prevedono 23 miliardi per il 2021 e 22,9 miliardi per il 2022, nonché la nuova discesa sulla percentuale del Pil (1,2%).

IL MOMENTO

Il Dpp arriva in giornate dense per la Difesa italiana e non solo. Andrà in scena domani il vertice dei ministri della Nato, chiamati ad analizzare prima di tutto i progressi sul fronte del “burden sharing”, soprattutto il fatidico 2% del Pil da destinare alla Difesa entro il 2024. Mercoledì il segretario generale Jens Stoltenberg (da tempo impegnato a cercare di rassicurare Donald Trump sugli sforzi degli alleati) ha presentato le cifre aggiornate degli ultimi anni. Per l’Italia prevede nel 2020 proprio 22,8 miliardi di euro, cifra che fa salire la quota all’1,43% del Pil rispetto all’1,18% dello scorso anno, sebbene la variazione maggiore sia da imputare al calo del prodotto interno lordo. Certo, per la Penisola resta l’obiettivo di avere più attenzione per la parte relativa al “contribution”, cioè all’impegno nelle missioni comuni per cui il nostro Paese resta secondo solo agli Usa.

Martedì prossimo il dibattito si sposterà al Quirinale, dove il presidente Sergio Mattarella ha convocato una nuova riunione del Consiglio supremo di Difesa. All’ordine del giorno è prevista anche la discussione su “prontezza, efficienza, integrazione e interoperabilità dello Strumento Militare nazionale”. Si parlerà di “bilancio della Difesa e stato dei programmi di investimento in relazione alla fluidità del contesto di riferimento e agli obiettivi capacitivi di lungo periodo”.

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