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Settembre 2020

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
11/09/2020
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Grandi programmi, svolta digitale, ricerca e innovazione, opere infrastrutturali in versione duale: sembrano queste le chiavi di volta per avere un ritorno efficace per l’aerospazio e la difesa sulle risorse che l’Unione europea ha deciso di destinare dal 2021 ai Paesi membri, per compensare i danni provocati dalla pandemia. L’Italia ha l’occasione di pensare in grande, sperando che non sprechi questa opportunità di beneficiare dei 209 miliardi che saranno distribuiti dal Next generation Eu. Il settore AD&S è in fibrillazione: in queste settimane i ministeri della Difesa e dello Sviluppo economico, associazioni di categoria, le Forze armate e tante singole aziende stanno dialogando e scambiando visioni sui progetti da presentare al ministro Enzo Amendola, che è a capo del Comitato interministeriale per gli Affari europei.

Il tema non è banale, poiché la proposta nazionale dovrà realizzare efficace sintesi e bilanciamento sia tra progetti che possano riguardare le Pmi, sia rispetto alle grandi iniziative progettuali in grado di rivolgersi alle aziende maggiori. Per spendere i fondi, Bruxelles ha dato indicazioni di massima, come la digitalizzazione, la green economy e la sicurezza sanitaria. Indirizzi tutt’altro che restrittivi, se non per l’accortezza che si parli soprattutto di “investimenti” e a cui il nostro Paese potrebbe rispondere con progetti che possono spaziare dall’efficientamento e potenziamento della produzione energetica da fonti rinnovabili, a beneficio sia del parco infrastrutturale strategico sia dell’intera rete distributiva, al deciso perseguimento di mobilità sostenibile dei mezzi militari, alla valorizzazione dell’opportunità di investimenti in ricerca finalmente comparabili anche sul piano quantitativo con quelli di molti Paesi verso cui ha senso guardare.

Palazzo Baracchini potrà attingere a piene mani agli appena aggiornati documenti di policy dello Stato maggiore della Difesa, che puntano su tecnologie innovative. Sarà certamente opportuno, però, mettere in piedi un Piano di settore, per assicurare convergenza degli sforzi e sinergia, coordinando una programmazione coerente con un arrivo di risorse diluito in sei anni e che sarà sottoposta all’attento occhio di Bruxelles per quanto attiene evoluzione e corretto avanzamento dei singoli progetti. Il rilancio del settore dell’aerospazio non passa tuttavia soltanto per il Recovery fund, ma dovrà essere garantito dalla parallela alimentazione dei Fondi specifici della Difesa nonché del Mise; la riforma della legge 808 per il finanziamento del comparto e la piena attuazione del GtoG per sostenere un export in calo ormai dal 2016. Il tema si lega alla discussione sulla Difesa comune poiché, se è pur vero che l’Europa ha tagliato drasticamente il budget destinato al settore per via del Covid (come l’Edf) e fornirà, attraverso il Recovery fund, risorse che non potranno essere destinate a diretta copertura dei sistemi d’arma e dei programmi tradizionali del comparto, tale ulteriore afflusso avrà senz’altro l’effetto di liberare quote di budget nazionale da reinvestire nel settore.

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