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Missione compiuta per Vega. 53 satelliti in orbita

Di Airpress online
In In Evidenza
03/09/2020
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Missione compiuta: l’Italia è tornata nello Spazio. Puntuale, poco prima della quattro di mattina, il lanciatore Vega realizzato dalla Avio di Colleferro ha acceso i motori, completando il suo sedicesimo volo in circa due ore. Dopo il rinvio di marzo a causa del Covid-19, i tre stop di giugno per i forti venti in quota e l’attesa di diverse settimane per ricaricare le batterie, la missione è avvenuta con successo. “È la dimostrazione, ancora una volta, dell’eccellenza industriale italiana nello Spazio, uno dei settori in cui occorre investire di più”, ha detto sul volo il sottosegretario Riccardo Fraccaro, che ha la delega per le politiche spaziali.

UN CARICO DELICATO

Il carico a bordo sul vettore partito dalla base europea di Kourou era particolarmente prezioso: ben 53 satelliti (tra mini e cubesat), destinati a orbite diverse per 21 clienti istituzionali. Il lancio di tanti payload è stato possibile grazie al nuovo Small spacecraft mission service (Ssms), un dispenser frutto della collaborazione tra società italiane e della Repubblica Ceca con la Penisola nel ruolo di capofila. L’obiettivo è intercettare i bisogni del mercato in un settore sempre più competitivo, puntano al segmento in maggiore espansione: quello dei satelliti di piccole dimensioni. L’eccellente performance dell’adattatore Ssms, che ha permesso, prima volta per l’Europa, di portare 53 satelliti in orbita in un singolo volo, aumenta la capacità di Vega di rispondere, in un mercato in continua crescita, alle richieste sempre più esigenti dei clienti”, ha detto Giulio Ranzo, ad di Avio.

IL MINI LABORATORIO

Coinvolta anche l’Agenzia spaziale italiana (Asi). Tra i payload che hanno raggiunto la loro destinazione c’era anche il cubesat Dido-3, frutto della collaborazione tra l’agenzia nazionale e l’omologa israeliana. È un vero e proprio laboratorio orbitante (in miniatura) per esperimenti di microbiologia e farmacologia in microgravità, controllati da remoto tramite un’applicazione mobile. Per la parte italiana, gli esperimenti coinvolgono l’Università di Napoli Federico II, l’Università di Roma 2 Tor Vergata, l’Università di Bologna e l’Università di Roma 3.

IL COMMENTO DI SACCOCCIA

“Il lancio del Vega rappresenta simbolicamente la ripartenza dell’Italia dello spazio dopo il lockdown dovuto alla pandemia di Covid-19, che ha rallentato la produzione, ma non ha spento la creatività e la voglia di innovare di questo importante comparto dell’economia italiana”, ha spiegato il presidente dell’Asi Giorgio Saccoccia. “Ora – ha aggiunto – l’Italia dello spazio ha ripreso a correre; una storia di grande successo quella del Vega che ha inanellato 14 lanci di successo di fila, un fatto assolutamente non scontato nel trasporto spaziale; grazie poi al Ssms, sarà ancora più competitivo e versatile ed avrà la capacità di portare in orbita una grandissima quantità e varietà di piccoli satelliti per fare fronte alla crescente richiesta da parte dell’utenza istituzionale e commerciale”.

TRA COVID-19 E RINVII

A circa un anno dall’ultimo volo (unico fallimento su sedici lanci per Vega), il ritorno nello Spazio del lanciatore italiano non è stato semplicissimo. La sedicesima missione del lanciatore era in programma a marzo, poi bloccata dalla chiusura della base di lancio di Kourou imposta dalla pandemia. I tecnici di Avio (circa 70) sono rientrati abbastanza presto nella base per preparare il lancio, non prima però dell’adozione delle necessarie misure di sicurezza, compresa una quarantena di due settimane. Data della partenza fissata al 19 giugno. Poi, a 24 ore dall’accensione dei motori, gli alti venti di quota (non problematici per il lancio, quanto per l’eventuale caduta di detriti in caso di problemi) hanno indotto l’operatore francese della base di Kourou, Arianespace, a un primo rinvio di due giorni. Poi un altro, più lungo per la persistenza di condizione sfavorevoli, e un altro ancora il giorno successivo, quando i palloni aerostatici per verificare le condizioni atmosferiche hanno bloccato il conto alla rovescia a una manciata di ore dalla partenza. Inevitabile la decisione: aspettare qualche settimane per avere le condizioni meteorologiche ottimali e ricaricare le batterie dei vari componenti. Infine ieri, l’ultimo stop a causa di un tifone sopra la Corea del Sud, lì dove si trova una delle stazioni di telemetria a terra per catturare il segnale del lanciatore. “Ora possiamo già pensare al prossimo volo di Vega previsto per novembre”, ha detto Ranzo, anche in vista dell’atteso debutto del Vega C (evoluzione dell’attuale lanciatore) che dovrebbe avvenire nella prima parte del prossimo anno.

VERSO IL FUTURO

È solo uno dei tanti programmi su cui l’Italia dello Spazio sta lavorando. Nella primavera-estate del 2022 dovrebbe tornare sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) Samantha Cristoforetti, che ha ottenuto un nuovo biglietto per l’avamposto orbitante grazie al rinnovato impegno italiano nell’Agenzia spaziale europea (Esa) all’ultima ministeriale, lo scorso novembre. Nella stessa occasione è arrivata luce verde i lanciatori del futuro (con Vega C e Vega E) e per la partecipazione europea al programma americano di ritorno sulla Luna, con un modulo abitativo (l’I-Hab) che sarà a guida italiana. Su Artemis, il governo italiano lavora anche per una collaborazione bilaterale diretta con gli Stati Uniti, tra i temi in agenda dell’incontro del Comitato interministeriale presieduto prima della pausa estiva da Riccardo Fraccaro. L’obiettivo è sfruttare come per l’Iss il doppio canale (Esa, e diretto con la Nasa) per aver ritorni importanti per la Penisola.

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