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I brillamenti del Sole nelle prime immagini di Solar orbiter

Di Redazione
In In Evidenza
17/07/2020
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C’è anche l’eccellenza italiana nei primi scatti del Sole a distanza ravvicinata (si fa per dire). Sulla nostra stella ci sono ovunque brillamenti solari in miniatura, una sorta di “falò”, scientificamente noti come “campfires”. Li ha immortalati la missione Solar Orbiter, le cui prime immagini sono state diffuse ieri dall’Agenzia spaziale europea (Esa). Mai prima d’ora un satellite si era spinto così vicino alla superficie solare.

IL PROGRAMMA

L’orbita del satellite verrà poi modificata, al fine di ottenere la prima veduta corretta dei poli del Sole, si legge nella nota divulgata dall’Agenzia spaziale italiana (Asi). “Siamo emozionati da queste prime immagini, ma è soltanto l’inizio”, ha affermato Daniel Müller, scienziato di progetto dell’Esa per Solar orbiter. “[Il satellite] ha iniziato un ‘grand tour’ del sistema solare e si avvicinerà ancora di più al Sole fra meno di due anni”, ha continuato. All’apice del suo viaggio, il satellite disterà dalla stella 42 milioni di chilometri, circa un quarto della distanza Terra-Sole.

LA MISSIONE…

Iniziata il 10 febbraio con il lancio del satellite da Cape Canaveral, la missione Solar orbiter è frutto della collaborazione internazionale tra Esa e Nasa. L’obiettivo dell’osservazione mira ad ampliare la conoscenza dei meccanismi solari, in particolar modo del vento solare solare (il flusso di particelle cariche che dal Sole si estende all’intero sistema solare) e dei cosiddetti campfire. “I campfire sono parenti piccoli dei brillamenti solari (violente eruzioni di gas ionizzato) che possiamo osservare dalla Terra, milioni o miliardi di volte meno energetici”, afferma David Berghmans, studioso del Reale osservatorio del Belgio (Rob).

…E GLI OBIETTIVI

Le osservazioni di Solar orbiter, che per la prima volta hanno immortalato tali fenomeni, potrebbero essere utili a comprendere se i campfire siano effettivamente delle minuscole versione dei brillamenti o se questi siano in qualche modo collegati con il riscaldamento della corona solare (strano più esterno dell’atmosfera del Sole). “Ovviamente è troppo presto per dirlo, ma speriamo che collegando queste osservazioni con le misurazioni di altri strumenti saremo in grado di risolvere alcuni di questi misteri”, ha spiegato Yannis Zouganelis, vice scienziato di progetto dell’Esa.

GLI STRUMENTI DI BORDO

 

Il satellite è equipaggiato con sei telescopi, che riprendono immagini del Sole, e con strumenti che monitorano le condizioni ambientali intorno alla sonda. Tra i tanti dispositivi si possono ricordare: Extreme ultraviolet imager, prezioso per monitorare i campfire; Polarimetric and helioseismic imager, utile alla misurazione dei campi magnetici presenti sulla superficie della stella; Metis, strumento made in Italy fondamentale per l’osservazione della corona solare. Metis è stato finanziato da Asi, ideato e realizzato da un team scientifico composto dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), dall’Università di Firenze e di Padova e dall’Istituto di fotonica e nanotecnologie (Cnr-ifn) in collaborazione con OHB Italia, Thales alenia space, istituto MPS di Gottinga (Germania) e Accademia delle scienze di Praga.

L’ECCELLENZA ITALIANA

“Grazie al suo originale disegno, unico nel suo genere, il coronografo Metis potrà osservare la corona solare alle diverse distanze dal Sole a cui si troverà durante la sua missione”, ha commentato Silvano Fineschi, responsabile scientifico Inaf per Solar Orbiter. “Il successo del contributo italiano alla missione Solar Orbiter – ha aggiunto – dimostra l’eccellenza della comunità scientifica italiana, riconosciuta internazionalmente nel campo della fisica solare”. Metis, gli ha fatto eco Barbara Negri, responsabile dei programmi scientifici dell’Asi, utilizzerà un singolo telescopio, per produrre simultaneamente immagini in banda UV e in banda visibile, e, pertanto, la sua realizzazione ha rappresentato una sfida tecnologica e innovativa per il nostro Paese”. D’altra parte, ha rimarcato il principal investigator dello strumento, Marco Romoli dell’Università di Firenze, “è il primo coronografo a misurare l’emissione ultravioletta dell’idrogeno nella corona solare e simultaneamente l’emissione in banda visibile con una risoluzione spaziale e temporale mai raggiunta da un coronografo sia spaziale sia terrestre”.

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