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Viaggiare in aereo potrebbe tornare a costare caro. Ryanair contraria ai posti vuoti

Di Michela Della Maggesa
In In Evidenza
28/04/2020
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Michael O’ Leary, numero uno di Ryanair avverte: “Non riprenderemo a volare se sarà necessario lasciare posti vuoti per mantenere le distanze di sicurezza”. In un’intervista al “Financial Times”, il ceo della low cost irlandese ha spiegato senza mezzi termini che con questa misura “idiota” i piani della compagnia “sarebbero vanificati”. “O il governo paga per quel posto vuoto o non voleremo. Non possiamo avere profitti se riempiamo un volo al 66% – sottolinea il ceo – e in ogni caso quel posto vuoto non fornisce alcun distanziamento sociale”. 

La proposta di Ryanair è quella di introdurre alla ripresa dei voli controlli di temperatura obbligatori e mascherine per passeggeri ed equipaggi. Di diverso avviso la low cost britannica easyJet che sta pensando di lasciare vuoti i posti centrali dei propri velivoli per garantire il distanziamento sociale. “easyJet lavorerà con le autorità e sentirà le opinioni dei passeggeri per quanto riguarda la ripartenza. Non sappiamo ancora quanto durerà questa fase, ma possiamo garantire che easyjet garantirà la sicurezza dei propri voli con efficaci sistemi di sanificazione”. Ha dichiarato Johan Lundgren ceo della compagnia aerea, che nel frattempo ha aperto le vendite dei voli per la primavera 2021 con la possibilità di spostare le prenotazioni esistenti sulla prossima primavera senza alcuna commissione.

Per gli addetti ai lavori con la fase 2 dell’emergenza sanitaria sarà inevitabile un aumento dei prezzi per l’acquisto dei biglietti aerei. “Torneremo a un mercato aereo come quello degli anni ’80, dove viaggiavano solo i ricchi. Il rischio sarà quello di avere pochi passeggeri e che l’eventuale mancanza di concorrenza potrebbe far lievitare il costo dei biglietti il cui prezzo potrebbe arrivare anche a 500 euro per un volo di andata e ritorno per Londra”. Dichiara alla stampa Andrea Giuricin, docente di Economia all’Università Bicocca di Milano. Dal 1997 al 2019 –  sottolinea – il mercato aereo è cresciuto: si è passati da 53 milioni ai 161 milioni, per cui dopo la pandemia rischierà di non riprendersi più”. “Avremo pochi milioni di passeggeri in Italia – ha aggiunto -, che voleranno in gran parte Alitalia, sussidiata dallo Stato, che diventerà una compagnia molto più piccola dell’attuale. Il problema dell’eventuale mancanza di concorrenza sarà sentito dai passeggeri”.

Per il loro modello di business le più colpite saranno ovviamente le compagnie aeree low cost, che potrebbero rimanere a terra se non torneranno a volare rapidamente.  “Proprio delle low cost e dei loro aeroporti di riferimento ci stiamo maggiormente occupando – dice a “Business Insider Italia”, Giulio De Carli, managing partner di One Works, società di architettura e ingegneria – perché, avendo fatto dell’affollamento il loro modello operativo, le low cost avranno più problemi a recuperare operatività piena. Per le low cost, che per la maggior parte operano voli entro le due-tre ore, il tema della capacità piena a bordo è fuori discussione, quindi seppure verosimilmente bassi per mesi, i flussi saranno ancora concentrati in fasce orarie. Stiamo lavorando sia lato terra, su come accogliere i passeggeri, minimizzando i tempi di attesa prima dei nuovi controlli che verranno predisposti tipo temperatura e documenti sanitari; sia lato aria, per ottimizzare i tempi di imbarco e sbarco con le nuove procedure con minimo impatto sui tempi a terra degli aerei, che è punto critico per i vettori low cost”. Anche De Carli, in linea con quanto già espresso dalle principali associazioni mondiali del settore,  ha spiegato che tornare a volare è essenziale per tutti i settori dell’economia e non solo. Al momento è certo che si potrà salire a bordo indossando la mascherina, non ci sarà ristorazione e ci saranno delle limitazioni per i movimenti nel corridoio.

Per gli analisti di Morgan Stanley i livelli di capacità del 2019 potranno essere raggiunti entro il 2022, sebbene cambiamenti nel comportamento dei consumatori potrebbero condurre a ulteriori ritardi. Intanto, a marzo il calo complessivo del traffico passeggeri sugli aeroporti europei è stato del 59,5%. “Una situazione mai vista prima – ha detto Olivier Jankovec, direttore generale ACI Europe -. Nella crisi finanziaria globale gli aeroporti avevano perso in 12 mesi, nel 2019, 100 milioni di passeggeri. Con il Covid-19 ci sono invece voluti solo 31 giorni per perdere lo stesso volume di passeggeri”. Le previsioni parlano di una diminuzione dei passeggeri di 873 milioni per gli aeroporti europei nel 2020 e di una perdita di 23 miliardi di ricavi.

Le misure finora intraprese a supporto dei vettori “legacy” prevedono iniezioni di liquidità. Gli Stati Uniti hanno recentemente firmato un accordo da 25 miliardi di dollari per garantire la loro sopravvivenza fino al prossimo settembre. L’accordo riguarda dieci delle maggiori compagnie aeree americane e rientra nel pacchetto di aiuti  approvato dal Congresso alla fine di marzo per l’economia nazionale. Altri negoziati sono in corso per le compagnie cargo e i contractor del settore. Stessa cosa ha fatto la Francia con Air France e KLM, che potranno beneficiare di un sostegno finanziario pubblico per sette miliardi di euro. In particolare, il gruppo franco-olandese si avvantaggerà di un prestito garantito dallo Stato francese per quattro miliardi di euro e di un prestito per altri tre miliardi sotto forma di azioni pubbliche. Per entrambi i provvedimenti sono previste estensioni. Anche l’Olanda ha dichiarato di voler sostenere il gruppo KLM con un finanziamento addizionale. 

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