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La relazione del Dis: Spagnulo, sullo spazio un cambio di passo

Di Luigi Romano
In SPACE ECONOMY
02/03/2020
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Nella relazione annuale dei servizi segreti, appena presentata a Palazzo Chigi, c’è un ampio riferimento allo spazio, “assurto  – vi si legge – a nuovo terreno di confronto, sul duplice piano militare ed economico. Se in ambito difesa la rilevanza del contesto è attestata dal riconoscimento dello spazio, da parte della Nato, quale nuovo dominio operativo, nonché dalla creazione, negli Usa, della Space Force e, in Francia, del Commandement de l’Espace, la sua valenza economica è testimoniata dai numeri: oggi questo settore vale, a livello globale, più di 300 miliardi di euro l’anno, di cui il 37% deriva dai servizi satellitari”.

“La relazione  dei servizi – afferma Marcello Spagnulo, ingegnere aerospaziale e autore del libro Geopolitica dell’esplorazione spaziale –  si inserisce perfettamente nella elaborazione strategica delle linee governative intraprese per inserire i sistemi spaziali, intesi come prodotti e servizi, all’interno di un’area di sicurezza del governo”. Quello che si evince dalla relazione, che fa seguito al  documento  strategia e di sicurezza dello spazio del 2019  è che in materia spaziale e aerospaziale si punta sostanzialmente a cinque punti strategici:

Garantire, punto primo, la sicurezza delle infrastrutture spaziali, da considerarsi abilitanti dell’insieme delle infrastrutture nazionali. “Questo – prosegue Spagnulo – significa cercare di tutelare e monitorare i propri assetti spaziali”. L’Italia è un Paese che ha una flotta di satelliti radar per l’osservazione della Terra, ma anche per le comunicazioni, sia civili che militari. Pertanto “deve mettere in atto delle strategie di protezione di questi assetti”.

Quanto al secondo punto,  tutelare la sicurezza nazionale anche attraverso lo spazio, garantendone l’accesso e l’uso delle relative capacità in ogni situazione  “questo è davvero essenziale perché l’Italia è una di quelle poche nazioni al mondo che dispone di un asset come un lanciatore spaziale e quindi è di fatto una potenza lanciatrice, in grado di accedere allo spazio autonomamente”.

“Un aspetto di base è poi il rafforzamento e la tutela del comparto istituzionale, industriale e scientifico anche allo scopo di tutelare le informazioni classificate nazionali contenuto nel terzo punto. Industria e mondo accademico sono in grado di elaborare strumenti non solo spaziali, ma anche di produzione spaziale, penso per esempio a tutta quella che è l’interazione del mondo cibernetico con il mondo delle comunicazioni. Oggi si parla tanto di sicurezza relativa alle comunicazioni 5G, ma le reti terrestri di questo tipo saranno interconnesse con quelle satellitari e quindi la strategia nazionale di sicurezza per lo spazio non può prescindere dall’integrazione con le infrastrutture di comunicazione”.

Altro punto quello della governance spaziale, promuovere cioè a livello internazionale una governance in grado di garantire sostenibilità, safety e security delle attività spaziali. “Questo aspetto sottolinea come sia dentro l’Agenzia spaziale europea (Esa), sia in ambito Nato, l’Italia può e deve fare molto. In ambito Esa perché siamo il terzo Paese contributore, con un livello di finanziamenti che durante l’ultima ministeriale ha toccato quasi quello francese, ma anche in ambito atlantico il ruolo di cooperazione deve essere sostenuto, visto che a  dicembre scorso la Nato ha dichiarato lo spazio un settore operativo per le sue attività”.

Da ultimo  assicurare che lo sviluppo di iniziative private nel settore spaziale (upstream e downstream) sia coerente con i preminenti interessi del Paese. “Su questo – spiega Spagnulo – dobbiamo essere chiari: l’Europa non è gli Stati Uniti, dove i privati riescono a essere finanziati anche dai capitali non pubblici. In Europa c’è questa difficoltà, ma adesso si avverte il cambio di paradigma, come l’esigenza di cambiare il sistema delle risorse, allargando a delle componenti private, magari start up innovative, che hanno la possibilità si svilupparsi. Tutto questo fa parte della sicurezza nazionale. Anche in America le iniziative private infatti non vanno per conto loro, sono sempre raccordate dal Pentagono”.

“Da tempo l’intelligence è coinvolta nelle attività satellitari. La nostra costellazione di satelliti radar CosmoSkyMed per esempio è per metà civile e per metà militare, idem altri programmi. E’ normale  quindi che l’intelligence sia coinvolta nelle attività spaziali, ma che ora se ne faccia un riferimento esplicito è un riconoscimento che il settore industriale è un settore di interesse nazionale . Attenzione quindi, quando parliamo di industria e di cooperazioni industriali internazionali, ad acquisizioni fusioni e quant’altro, perché anche in questo caso c’è un aspetto di sicurezza nazionale di cui tener conto”.

“Abbiamo già in essere importanti collaborazioni internazionali, ma quello che si fa a livello industriale e accademico oggi deve essere visto anche in una lente di sicurezza nazionale. C’è un cambio di passo e non potrebbe essere diversamente, visto quello che sta accadendo negli Stati Uniti o in Francia, che poi è quello che in maniera sistematica fanno Russia e Cina, che consolidano un comando spaziale della difesa. Per noi cominciare a esplicitare tutto questo è un passo importante”.

 

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