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Vertice Nato a Bruxelles. Ecco l’agenda della ministeriale

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
11/02/2020
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Il ruolo della Nato in Medio Oriente (Iraq in particolare), il prosieguo della missione in Afghanistan e la risposta alle novità missilistiche della Russia di Vladimir Putin. Sono questi i punti in agenda del vertice tra i ministri della Difesa della Nato che si riuniranno domani a Bruxelles e a cui prenderà parte Lorenzo Guerini. È il primo appuntamento di questo tipo dopo il summit di Londra, ma soprattutto dopo l’inasprimento della crisi tra Iran e Stati Uniti e il deterioramento della stabilità libica.

SEGNALI PER L’ITALIA

Come di consueto, l’appuntamento è stato anticipato dalla conferenza stampa del segretario generale Jens Stoltenberg. Complici i fatti libici, la novità maggiore riguarda le parole dedicate al fronte sud dell’Alleanza. L’Italia chiede ormai da anni una maggiore attenzione alle minacce che da lì provengono, invitando gli alleati a riequilibrare la tradizionale concentrazione (strategica e di sforzi) su quello orientale contro le sfide poste dalla Russia. Stando alle parole di Stoltenberg, il concetto sembra essere definitivamente passato: “Violenza e instabilità nel nostro vicinato meridionale ha causato sofferenza nella regione, alimentando la crisi di migranti e rifugiati, e alimentando la minaccia terroristica. La Nato è impegnata da tanti anni, ma possiamo fare di più”.

L’APPUNTAMENTO

In tal senso, il vertice dei prossimi giorni ha una valenza particolare. È il primo incontro tra ministri dopo il summit di dicembre tra i capi di Stato e di governo, l’appuntamento che a Londra ha assorbito l’esigenza di rinnovamento e ripensamento dell’azione collettiva, dando al segretario generale mandato di formare un gruppo di esperti per la nuova “riflessione strategica” dell’Alleanza. Il vertice di Bruxelles sarà però anche la prima occasione di confronto in seno alla Nato dopo le turbolenze di inizio anno in Medio Oriente e il rischio di escalation tra Iran e Stati Uniti. A pochi giorni dall’uccisione di Qassem Soleimani, il segretario Stoltenberg aveva convocato d’urgenza il Consiglio Nord Atlantico a livello di rappresentanti permanenti, compattando gli alleati su “de-escalation e moderazione”.

I RAPPORTI TRA ITALIA E STATI UNITI

Certo, in queste settimane non sono mancanti gli incontri bilaterali tra i Paesi membri, di cui anche l’Italia si è resa protagonista. Guerini rivedrà domani il segretario Usa alla Difesa Mark Esper dopo la visita ufficiale al Pentagono di fine gennaio. Tra i due c’era già stata la telefonata il 7 gennaio sulla situazione mediorientale, primo contatto ufficiale tra i governi italiano e americano in seguito al raid su Soleimani. In entrambe le occasioni si è parlato anche del ruolo della Nato, da tenere in considerazione nel dossier mediorientale alla luce della missione d’addestramento che l’Alleanza ha in Iraq con 500 militari e del contributo alla Coalizione internazionale anti-Isis. I ministri della Difesa, ha spiegato Stoltenberg, “considereranno cosa può fare in più la Nato nella più ampia regione per costruire stabilità e sicurezza nel lungo termini”.

LA NATO IN IRAQ

D’altra parte, c’è sul tavolo l’ipotesi di trasferire competenze dalla Coalizione internazionale anti-Isis (a cui l’Italia partecipa con l’operazione Prima Parthica e 900 unità) alla Nato stessa, possibilità rilanciata a più riprese proprio da Guerini. Il perché ce lo aveva spiegato l’ambasciatore Giovanni Castellaneta: “Perché la Nato può dare una copertura logistica e di strutture che consente di mostrare una presenza non solo militare; serve a dare l’impressione di non stare solo con i piedi sul terreno, così che l’impegno internazionale venga percepito dalle autorità irachene come una missione generale che contribuisce allo sviluppo del Paese, e non come una forma di contenimento con l’occupazione di alcune basi”.

I PIANI AMERICANI

In altre parole, permetterebbe agli Usa di abbassare il profilo della propria presenza alla luce della risoluzione (seppur non vincolante) con cui il Parlamento iracheno ha chiesto agli americani di lasciare il Paese. Di base, resta l’obiettivo stressato dall’Italia e ribadito oggi da Stoltenberg: preservare i risultati raggiunti nella guerra all’Isis. Ciò sembra in linea pure con le indicazioni americane. L’interesse di Washington, corredato da tempo con esplicite richieste agli alleati, è ridurre il proprio impegno nell’area, tanto da arrivare a proporre (per molti solo una provocazione) di cambiare il nome dell’Alleanza in NatoMe, dove le ultime due lettere stanno per Middle East.

DALL’AFGHANISTAN…

Non c’è però solo il Medio Oriente nel vertice a Bruxelles dei prossimi giorni. Come di consueto, ci sarà una sessione dedicata all’Afghanistan. La missione Resolute Support, a cui l’Italia partecipa con 800 unità, resta il principale impegno dell’Alleanza. La linea che si è affermata (anche in questo caso sostenuta dall’Italia) è in together, out together. Significa coordinare gli sforzi, anche in termini di ritiro, tra tutti i partecipanti, seguendo l’evoluzione dei negoziati di pace con i talebani. Su questo, nella sua visita americana, il ministro Guerini è sembrato voler chiedere a Washington maggiore chiarezza circa le intenzioni dell’amministrazione, così da non creare sorprese in caso di nuovi proclami di ritiro da parte della presidenza Donald Trump.

…ALLA RUSSIA

A Bruxelles non mancherà comunque l’attenzione alla Russia. In particolare, ha detto Stoltenberg, “esamineremo la risposta della Nato alla sfida posta dai nuovi sistemi missilistici russi”. Il riferimento è al missile SSC-8 che “ha portato alla fine del Trattato Inf” la scorsa estate. Accettando la linea americana, il segretario generale ha unito gli alleati nella denuncia alle violazioni di Mosca. lo scorso anno. Sarà probabilmente ribadita domani, insieme alla definizione di “un pacchetto equilibrato e coordinato di misure difensive” e al “forte impegno per il controllo degli armamenti e per il disarmo”. Infine, si tratterà della cooperazione tra la Nato e l’Unione europea, con quest’ultima che procede verso la definizione della Difesa comune. Per la prima volta, i ministri dell’Alleanza accoglieranno il nuovo Alto rappresentate Josep Borrell.

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