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Spazio, Bussoletti: “Italia riferimento tecnologico e scientifico per molti Paesi”

Di Michela Della Maggesa
In In Evidenza
31/01/2020
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In occasione di un incontro organizzato dall’ambasciata di Polonia avente ad oggetto opportunità d’investimenti e cooperazione nel settore aerospaziale tra Italia e Polonia, a cui hanno partecipato, tra gli altri, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro e l’omologo polacco, sono emersi numerosi punti di contatto tra i due Paesi, a cominciare da una strategia condivisa per affermarsi come partner importanti e credibili nella politica spaziale europea. Di fronte allo sviluppo tecnologico e alla concorrenza globale infatti – come sottolineato dall’ambasciatore polacco a Roma, Anna Maria Anders, “nessun Paese europeo può permettersi l’isolamento”.

L’Italia è ad oggi il secondo partner commerciale della Polonia, dove conta 3.500 imprese, tra cui spicca Leonardo, che nel Paese, considerato dal gruppo uno dei propri mercati domestici, ha una propria controllata, PZL – Świdnik, leader nazionale nello sviluppo e produzione di elicotteri. Per Varsavia esiste un potenziale di collaborazione “enorme” non solo per le grandi aziende, ma anche per le piccole e medie imprese italiane e polacche.

“Nel settore spaziale i rapporti tra Italia e Polonia sono ottimi e si stanno allargando ulteriormente”. Ci spiega Ezio Bussoletti, professore di fisica e tecnologie spaziali e coordinatore del tavolo spazio e aeronautica nell’ambito del piano nazionale della ricerca del Miur. “In occasione dell’ultima Ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (svoltasi a novembre a Siviglia, ndr) la Polonia ha avuto una posizione cauta sui programmi, mentre adesso, a seguito di intensi colloqui, a cui hanno partecipato sia il sottosegretario Fraccaro che il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Giorgio Saccoccia, sono emersi interessi molteplici e questo grazie anche al fatto che la posizione assunta dall’Italia sta riscuotendo successo in ambito Esa”.

Rispetto alla Ministeriale del 2016, il budget messo a disposizione per i prossimi 5 anni dai 22 Stati membri dell’Esa è passato da 10,3 a 14,4 miliardi di euro, con uno stanziamento italiano per le attività previste pari a 2,3 miliardi di euro, che ha confermato il nostro terzo posto, dopo Germania e Francia, come Paese contributore. “L’Italia – prosegue Ezio Bussoletti – sta finalmente uscendo da una situazione imbarazzante in cui non avevamo nessun peso all’interno dell’Agenzia spaziale europea. Adesso invece molti Paesi medio-piccoli ci vedono come un importante punto di riferimento tecnologico e scientifico e su tutta una serie di temi, come lo sviluppo di piccoli e medi satelliti, la Polonia è interessata a stabilire collaborazioni con noi”.

“In campo spaziale l’Italia non ambisce a posizioni di egemonia, al contrario riconosce le competenze e i livelli tecnologici dei singoli Paesi e offre collaborazioni in una logica win-win, per cui tutte quelle attività potenzialmente qualificanti e non in conflitto con gli interessi nazionali ci interessano. Se ci mettiamo assieme  – sottolinea Bussoletti – facciamo quella massa critica necessaria nello spazio, dove nessun Paese può andare avanti da solo”.

E di interesse nazionale Bussoletti ha parlato anche a proposito della brusca frenata alla collaborazione industriale tra Italia e Cina sulla stazione spaziale Tiangong-3, dopo il veto imposto dagli Stati Uniti agli accordi di collaborazione sottoscritti tra Roma e Pechino. “A livello nazionale questa come altre collaborazioni sono state messe in piedi in maniera estremamente superficiale”. Afferma il professor Bussoletti. “L’interesse a fare attività di ricerca non ha permesso di valutare quelle che erano le implicazioni di geopolitica e di salvaguardia di competenza tecnologiche sensibili, alcune delle quali classificate”.

Come confermato dallo stesso Sottosegretario Fraccaro, l’Italia fornirà le  sue competenze industriali sui moduli abitativi al programma statunitense di esplorazione spaziale Artemis, mentre con la Cina andrà avanti nel solo settore della ricerca, limitando la collaborazione industriale ai soli esperimenti scientifici già in corso e approvati.  Nello specifico, l’Italia nel 2019 si era impegnata a fornire a Pechino il modulo abitativo del loro avamposto spaziale, già in sviluppo negli stabilimenti di Thales Alenia Space.

 

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