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Fusione nucleare. Fincantieri nel progetto Iter per l’energia pulita

Di Luigi Romano
In In Evidenza
20/01/2020
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Vale cento milioni di euro l’ordine con cui Fincantieri sale a bordo del reattore internazionale che punta a sviluppare energia pulita e illimitata tramite la fusione nucleare. L’azienda guidata da Giuseppe Bono porterà “una serie di forniture e installazioni di equipaggiamenti di alto profilo” per il reattore sperimentale Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), realizzato nel sud della Francia in base a un accordo che dal 2005 lega Unione Europea, Giappone, Russia, Stati Uniti, Cina, Corea del Sud e India.

LE PAROLE DI BONO

Per Giuseppe Bono, si tratta di un ordine “di straordinaria rilevanza internazionale” che “testimonia la reputazione che abbiamo saputo guadagnarci in ogni campo”. La partecipazione al progetto Iter, “conferma la bontà delle nostre strategie, e mi riferisco in particolare a quelle per la diversificazione e il costante investimento nell’innovazione e nella sostenibilità del business”. E così, ha aggiunto il manager, “ora parteciperemo attivamente allo sviluppo di una tecnologia completamente diversa da quella impiegata nelle attuali centrali e soprattutto più pulita: un obiettivo ambiziosissimo che ribadisce anche la nostra capacità di integratore”.

OBIETTIVI GREEN

Il progetto Iter nasce infatti con l’obiettivo di sfruttare la fusione nucleare per fornire energia in enormi quantità da un elemento, l’idrogeno, molto abbondante nell’Universo. A tale scopo, l’International Thermonuclear Experimental Reactor utilizza una macchina nata da un progetto del 1950, il Tokamak, in cui il plasma (il materiale a elevatissime temperature) viene tenuto in sospensione magnetica al fine di fondere gli atomi di idrogeno e produrre energia. In questo modo, si punta a ottenere la prima fonte su larga scala di energia pulita e illimitata, utile a dar manforte nella lotta contro i cambiamenti climatici. Tra i vantaggi della fusione nucleare vi è infatti la limitata produzione di rifiuti residuali, tra cui l’emissione di CO2, uno dei gas serra responsabili del surriscaldamento globale.

IL RUOLO DI FINCANTIERI

Per quanto riguarda il suo contributo, Fincantieri figura in qualità di capofila di un raggruppamento temporaneo d’impresa a cui partecipano la controllata Fincantieri SI, Delta-ti Impianti, specializzata in impiantistica meccanica, e Comes, focalizzata su in impiantistica elettrica. Fincantieri SI è in particolare attiva nel campo della propulsione navale ibrida, inclusi i sistemi di energy storage, e in generale in quello della riduzione delle emissioni, con soluzioni tecnologiche ad hoc come l’elettrificazione dei porti. Per il progetto Iter, si legge in una nota del Gruppo di Trieste, “rappresenterà il braccio operativo di Fincantieri”. Di più: “Con l’acquisizione di questa commessa, la società conferma la sua vocazione a diventare un riferimento sul mercato mondiale per tutte le applicazioni green, supportata in questo dal proprio centro di ricerca e sviluppo”.

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