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A Sigonella arrivano i droni AGS della Nato. Ecco cosa faranno

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
17/01/2020
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Nel pieno delle turbolenze nel Mediterraneo allargato, la Nato rafforza la presenza nel fianco sud con nuovi droni che monitoreranno la sicurezza nell’area anche grazie al contributo dell’Italia. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg si è recato questa mattina alla base Nato di Sigonella, in Sicilia, per ricevere due nuovi velivoli a pilotaggio remoto del sistema Ags. Con lui, c’erano il presidente del Comitato militare dell’Alleanza Sir Stuart Peach e il comandante del Comando supremo alleato (Saceur) Tod Wolters. A rappresentare l’Italia, insieme al rappresentante permanente alla Nato Francesco Maria Talò, c’era invece il sottosegretario alla Difesa Giulio Calvisi, nelle veci del ministro Lorenzo Guerini impegnato a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri. “Orgoglioso” si è detto Calvisi, sia per il ruolo italiano nel programma, sia per il supporto che esso darà al controllo del delicato fronte sud dell’Alleanza, un’area su cui il nostro Paese chiede da tempo maggiore attenzione.

IL RUOLO ITALIANO

Il sistema Alliance Ground Surveillance (Ags) è “l’anello di congiunzione mancante tra un satellite e un aereo di ricognizione”, ha spiegato il sottosegretario italiano, “un elemento importante e innovativo”. Come Paese, ha aggiunto, “abbiamo sempre creduto nell’Ags al punto che siamo il terzo Paese contributore di questo programma in termini finanziari e ospitiamo i sistemi a Sigonella, dando sostengo infrastrutturale, logistico e tecnico”. Un contributo riconosciuto da Stoltenberg: “Ci sono voluti tempo e sforzi per consegnare il sistema, ma ciò ci ha aiutato a sviluppare il nostro processo di certificazione dell’aeromobile, con l’eccezionale sostegno del ministero della Difesa italiana”. Non solo: il dicastero della Penisola, ha aggiunto, “ci ha anche aiutato a migliorare il modo di gestire l’approvvigionamento e la manutenzione”. Perché? “Perché è un’occasione di sviluppo tecnologico per l’industria della difesa e perché si colloca sul fronte sud”, ha risposto Calvisi.

L’ATTENZIONE ALLE MINACCCE

“Il nostro Paese sostiene da tempo l’importanza di un approccio a 360 gradi che sappia guardare con attenzione all’aera del Mediterraneo allargato, crocevia importantissimo per l’Europa e tutta la comunità internazionale”, ha precisato il sottosegretario. La sua centralità è confermata dalle ultime turbolenze ai confini dell’Europa: “Stiamo vivendo periodo di tensione e potenziale minaccia alla pace e alla sicurezza: Iraq, Iran, Siria, Corno d’Africa, Afghanistan”. Da qui l’invito di Calvisi: “Il nostro Paese, la Nato, l’Ue, l’Onu, sono chiamate ad assumere una responsabilità maggiore per il mantenimento della pace e la stabilizzazione”. Per quanto riguarda l’Italia, si conferma la linea già espressa da Guerini in Parlamento: “Il nostro Paese manterrà i propri impegni nell’ambito, darà il suo contributo e si assumerà le sue responsabilità”.

IL PROGRAMMA

Lo dimostra proprio l’Ags di Sigonella. Il programma comprendere cinque velivoli a pilotaggio remoto RQ-4D “Phoenix”, realizzati negli Stati Uniti da Northrop Grumman sulla base dei Global Hawk. L’Europa partecipa per quanto riguarda il segmento di terra e il segmento di supporto, consistente nelle stazioni di controllo, di ricezione, elaborazione e diffusione dati. Vi partecipano, oltre agli Usa, quattordici Paesi alleati: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia. Il velivolo è stato progettato per rispondere ai requisiti di sorveglianza identificati dal Consiglio del nord atlantico e dal Saceur, e verrà impiegato con compiti di intelligence e riconoscimento.

LE CAPACITÀ

Il sistema Ags verrà operato dall’Alleanza, mentre tutti i Paesi alleati potranno avere accesso ai dati raccolti. La “main operating base” è a Sigonella e coinvolgerà 600 unità. La capacità operativa iniziale, dopo la fase di test e di verifica di prestazione, è attesa nella prima metà dell’anno. “Innanzitutto – ha spiegato Stoltenberg – ci offre la possibilità di vedere di più: un singolo drone può sorvegliare un territorio con le dimensioni comparabili della Polonia”. I risvolti operativi sono evidenti, ha aggiunto il segretario generale della Nato: “Dando ai nostri comandanti un quadro completo delle condizioni sul terreno, permettendogli di identificare le minacce e vedere oltre l’orizzonte”. A ciò si associa il range potenziato dei velivoli: “Possono percorrere lunghe distanze, volando per oltre 30 ore consentendogli di coprire l’intera area euro-atlantica e oltre”. Insomma, con un solo volo può sorvegliare dal Sahel all’estremo nord.

(Foto: Nato)

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