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Zaccheo (Enac): “L’Italia al lavoro per nuovi modelli di mobilità urbana”

Di Michela Della Maggesa
In In Evidenza
17/01/2020
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Il ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano, e il presidente di Enac, Nicola Zaccheo, hanno firmato a dicembre scorso un protocollo per l’avvio del progetto di Urban Air Mobility “Innovazione e Mobilità”. L’accordo, che coinvolgerà pubblico e privato, nasce per sviluppare prodotti e servizi per un nuovo modello di mobilità che contribuisca a migliorare la vita dei cittadini attraverso un ecosistema in grado di integrare le tematiche tecnologiche, sociali e industriali proprie dell’Urban Air Mobility (UAM). A spiegarci in questa intervista le finalità del protocollo il presidente di Enac.

L’accordo sottoscritto tra Enac e ministero per l’Innovazione sulla Urban Air Mobility è parte di una strategia nazionale. Ce la illustra?

Il trasporto aereo e, in generale, il mondo dell’aviazione civile sta vivendo un momento di straordinaria trasformazione con l’apertura di nuovi scenari tecnologici, economici ed industriali che richiedono, per le istituzioni pubbliche competenti, un cambiamento importante anche nella capacità di assumere un ruolo attivo nell’introduzione di processi innovativi. I Paesi e le aziende che rimarranno concentrati su modelli di tecnologia più tradizionali saranno impreparati a far fronte ai nuovi tipi di domanda. Nel prendere coscienza di ciò, pertanto, è necessario adeguare il quadro giuridico e normativo alle nuove esigenze, stimolando le Istituzioni e le Autorità ad agire come volano in un’epoca di enorme cambiamento senza frenare, di contro, l’innovazione. In questa ottica, il protocollo di intesa sottoscritto tra Enac e il ministero per l’Innovazione Tecnologica e Digitalizzazione, nasce dall’esigenza di introdurre nel nostro Paese nuovi concetti e modelli di mobilità urbana, più ecosostenibili, in sharing, basati sulla capacità di volo autonomo e sul concetto di integrazione dello spazio aereo (U-Space), capaci di ridurre la dipendenza dall’uso dei mezzi e delle infrastrutture convenzionali.

Come ci si muoverà?

La strategia principe è quella di creare le condizioni per la definizione e attuazione di nuovi modelli di mobilità, coordinando i player nazionali, pubblici e privati, nell’utilizzo delle capacità da essi sviluppate e delle potenzialità di tutti gli asset disponibili, con il fine ultimo di sviluppare prodotti e servizi che semplifichino e migliorino i sistemi di trasporto di persone e beni attraverso un ecosistema in grado di integrare le tematiche tecnologiche, sociali e industriali proprie dell’”Urban Air Mobility (UAM)” e dell’”Urban Goods Delivery (UGD)”, con occhio particolarmente attento alla de-carbonizzazione del territorio. In tale contesto, i droni costituiscono senza dubbio l’elemento cardine. È, quindi, fondamentale incentivare le sperimentazioni nel settore dei droni, sia pilotati che autonomi, per operazioni in scenari “Beyond Visual Line of Sight (BVLOS)”, unitamente allo sviluppo delle necessarie infrastrutture e tecnologie abilitanti (Intelligenza Artificiale, Deep Learning, Machine Learning, BlockChain, utilizzo di Big Data, tecnologie quantistiche, reti digitali, stoccaggio energetico, vertiporti, nodi logistici di interscambio, ecc.), ai fini dello sviluppo di una regolamentazione complessiva di settore, che tenga conto dei temi etici e sociali, in grado di consentire lo svolgimento sicuro delle future operazioni di erogazione dei servizi. Il protocollo ha tra i propri obiettivi quello di rafforzare il dinamismo, l’attrattività e la competitività delle città italiane, creando condizioni favorevoli per sperimentazioni e deregolamentazioni, promuovere nuove forme di mobilità intelligente e uno sviluppo economico sostenibile, definire Test Bed nazionali per la sperimentazione di soluzioni di UAM e UGD. Sarà altresì fondamentale incentivare la ricerca e l’innovazione tecnologica, favorendo, in particolar modo, il trasferimento tecnologico e la nascita di start up innovative.

Quali sono gli ambiti applicativi previsti dal protocollo?

Gli ambiti applicativi identificati in questa fase sono molteplici e riguardano: soluzioni di trasporto integrate e multimodali per i viaggi quotidiani, come, ad esempio, Air-Taxi; soluzioni per ridurre i problemi legati ai flussi logistici nel centro città e l’implementazione di soluzioni di mobilità aerea urbana; servizi di droni per la consegna di campioni medici e sangue per ospedali e centri di emergenza; servizi di “U-Space” potenzialmente esportabili in altre città europee; “living labs” per coinvolgere i cittadini e ricevere il loro feedback in ogni fase del progetto; sperimentazione di tecnologie, standard e normative per la protezione delle infrastrutture del trasporto, in particolare aeromobili e aeroporti, da possibili interferenze illecite e dall’uso di droni non autorizzati o malevoli; nuove infrastrutture dedicate alla Urban Air Mobility (UAM) come centri logistici, manutentivi e vertiporti e loro integrazione nell’attuale tessuto urbanistico e dei servizi di mobilità (es. nodi di interscambio); sviluppo e implementazione di nuove tecnologie energetiche sostenibili per la propulsione e la ricarica dei veicoli; accettabilità sociale, disseminazione e sviluppo di politiche etiche e loro implementazione nel quadro regolatorio e nei requisiti tecnici di alto livello; sviluppo dell’infrastruttura digitale abilitante;  sviluppo e pianificazione urbanistica e del territorio (ad es. corridoi dedicati e nodi di interscambio); servizi di sorveglianza e monitoraggio.

Le sperimentazioni in corso cosa hanno ad oggetto?

Enac ha già intrapreso una serie di iniziative volte a favorire lo sviluppo di una nuova mobilità aerea urbana sostenibile, integrata con le realtà territoriali, attraverso la realizzazione di alcuni  progetti di ricerca a supporto della creazione di un quadro regolamentare coerente con gli indirizzi europei e che permetta l’introduzione sicura e graduale delle nuove tecnologie dei droni per il trasporto di cose, persone e per l’erogazione di servizi ai cittadini e alle istituzioni pubbliche. Nello specifico, l’Enac sta agendo su tre fronti: favorire la nascita di progetti di ricerca per lo sviluppo di centri di test nazionali (es. Torino e Grottaglie) per  lo sviluppo e il test di un sistema futuro di mobilità e interoperabilità che sfrutti le innovazioni emergenti; contribuire allo sviluppo di un quadro regolamentare per l’UAM che garantisca un sufficiente grado di integrazione in sicurezza dei droni attraverso la partecipazione alle attività di regolamentazione in ambito internazionale ed europeo relativa alla definizione di requisiti per il volo autonomo e l’intelligenza artificiale applicata ai droni (Jarus-Joint Authorities For Rulemaking of Ummanned System) e alla definizione dei requisiti per il trasporto di persone e beni e/o dangerous goods  Easa) e da ultimo, definire  una cornice di sicurezza per le operazioni integrate nello spazio aereo dei droni anche attraverso lo sviluppo di una piattaforma digitale D-Flight, in collaborazione con Enav, Leonardo e Telespazio, che fornisca servizi ai fini della registrazione, identificazione e gestione del traffico dei droni e quindi permetta l’implementazione dell’Urban Air Mobility.

Quali sono le autorizzazioni per gli scopi di ricerca e sviluppo rilasciate e in corso di rilascio?

Già rilasciata un’autorizzazione di sperimentazione per il trasporto in linea di vista del pilota (VLOS) di campioni ematici tra ospedali e laboratori di analisi (progetto Philotea Napoli). Per un progetto di monitoraggio a scopi di sicurezza urbana in caso di grandi eventi e/o calamità naturali da parte della polizia locale all’interno del test bed Doralab (Turincod Torino- Parco Dora). Autorizzazione rilasciata anche a un progetto per il monitoraggio di linee elettriche/ferroviarie che prevede la conduzione di droni tramite un pilota collocato in una centrale distante a diversi chilometri dal luogo di effettuazione del volo (RFI). Autorizzazione per la sperimentazione con droni ad ala fissa e ad ala rotante, in collaborazione con il Comune di Torino, sulle tematiche legate alle applicazioni urbane di RPAS, utilizzando tecnologie innovative per abilitare missioni oltre la linea di vista del pilota (BVLOS), interamente governate con link satellitare per gli scopi di monitoraggio di infrastrutture critiche urbane, misure di campo elettromagnetico, attività di sorveglianza in aree critiche e per attività di sorveglianza del territorio ai fini della prevenzione tramite droni in linea di vista del pilota (VLOS). In fase di valutazione invece il rilascio di un’autorizzazione in BVLOS per un servizio su base stabile (Arpa Lombardia) e per una sperimentazione di trasporto di campioni biologici su lunghe distanze anche con l’implementazione di tecnologie con il volo autonomo ed intelligenza artificiale (società RPS Aerospace Milano). Sempre in corso di valutazione, la realizzazione di un progetto pilota di urban delivery in area urbana all’interno del test bed Doralab (Comune di Torino e altri partner). La proposta di un progetto pilota per la realizzazione di un servizio di trasporto stabile di materiale ematico tra ospedali minori e l’ospedale di Bologna in grado di superare gli ostacoli posti dall’orografia del territorio (Ausl Bologna). Insieme a Enav infine abbiamo sviluppato il fornitore nazionale di servizio del controllo del traffico aereo, vari scenari operativi, preventivamente valutati per gli aspetti di sicurezza e quindi direttamente applicabili dall’operatore, per  operazioni oltre la linea di vista del pilota, ovvero su lunga distanza, anche in area urbana che saranno a breve pubblicati.

Ci può fornire delle tempistiche?

La diffusione delle tecnologie digitali e l’innovazione tecnologica stanno cambiando radicalmente e molto velocemente il settore della mobilità urbana dei beni e delle persone: gli Stati Uniti stimano che, entro il 2026, il settore dei droni commerciali e ricreativi avrà un impatto annuale compreso tra i 31 e i 46 miliardi di dollari sul Pil del Paese. Pertanto dobbiamo sforzarci affinché i tempi siano i più brevi possibili. Il protocollo di intesa tra Enac e il ministero per l’Innovazione Tecnologica e Digitalizzazione per l’avvio del progetto di Urban Air Mobility è stato firmato il 16 dicembre scorso. Stiamo già lavorando con il ministero alla call per la preselezione dei progetti specifici. Contiamo di partire nella prossima primavera.

Come si inserisce il protocollo a livello europeo?

Il progetto di “Urban Air Mobility” si inserisce in un contesto essenziale per l’attuazione degli indirizzi emersi in ambito europeo, da parte della Commissione europea e dell’European union aviation safety agency (Easa)”, per lo sviluppo dei servizi di mobilità con droni in ambienti tipo “smart city” e, per esteso, di “smart mobility”. La Drones Amsterdam Declaration del 28 novembre 2018, assunta a seguito della Conferenza annuale Easa, ha riconosciuto la necessità sociale di una mobilità più intelligente per migliorare la qualità della vita. Le città europee e le comunità locali, conseguentemente, sono state invitate, a creare le condizioni pubbliche ed infrastrutturali per realizzare soluzioni integrate di mobilità intelligente, sia aerea che terrestre, al fine di stimolare il prosperare di tecnologie nuove ed ecosostenibili alle quali far corrispondere nuovi modelli di business per la realizzazione della mobilità come servizio. In quella sede è stato sottolineato, inoltre, che le tecnologie basate su drone sono parte integrante della “smart mobility” e rappresentano un’importante opportunità per l’industria. È,  pertanto, necessaria la tempestiva adozione di norme per l’abilitazione dei droni ad operare nel mercato dei servizi cittadini europei. Nella Dichiarazione di Amsterdam è stato, infine, evidenziato come, nel riconoscere i buoni progressi ottenuti nella definizione di un mercato comune europeo dei servizi connessi all’impiego dei droni,  gli investimenti in ricerca e sviluppo rappresentino sicuri fattori abilitanti per la crescita del settore dei servizi in chiave di “safety”, “security” e sostenibilità ambientale.

I vari progetti saranno portati avanti tra istituzioni e industria nazionali. Con quali modalità?

Come precedentemente accennato, il protocollo di intesa prevede, al momento, il lancio di una call per la preselezione di progetti specifici negli ambiti applicativi precedentemente esposti. Ogni specifico progetto selezionato dovrà essere caratterizzato da ben definiti elementi quali, ad esempio, una forte connotazione innovativa e tecnologica, utilizzando al massimo le possibilità offerte dalle tecnologie dell’automazione e dell’autonomia. Sarà favorita la capacità di sviluppare nuove conoscenze e tecnologie come base per future realizzazioni, nonché la produzione di un servizio di mobilità (incluse le infrastrutture di supporto) in grado di portare un vantaggio tangibile al territorio e alla società (cittadini, istituzioni e imprese). Tutto con massima enfasi al rispetto dell’ambiente, all’etica ed alla accettabilità sociale. Sarà previsto il coinvolgimento attivo nel progetto delle realtà industriali, istituzionali, accademiche, della ricerca e della società civile del territorio in cui si esplica il servizio. Eventuali modalità di partnership pubblico-privato, soprattutto nelle successive fasi di implementazione operative dei progetti, saranno meglio definite nei prossimi mesi.

Oltre a quelle citate, quali città italiane saranno coinvolte dai vari progetti?

Molte città italiane hanno espresso interesse, per citarne alcune Padova, Venezia, Trieste, Matera e Bari. Nell’ottica di coinvolgere il maggior numero di comuni, proprio per consentire una più variegata caratterizzazione dei servizi di UAM, si prevede massimo coinvolgimento e ampia interlocuzione con l’Associazione nazionale dei Comuni Italiani (Anci).

 

 

 

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