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Così l’Italia si lancia nello Spazio. Parla Giorgio Saccoccia

Di Stefano Pioppi
In SPACE ECONOMY
11/12/2019
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Crescita economia, sviluppo della ricerca scientifica e rafforzamento dei rapporti internazionali. Sono le tre ragioni per investire nello Spazio secondo Giorgio Saccoccia, presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), che Formiche.net ha intervistato a margine del New Space Economy European Expoforum. L’iniziativa, in corso in questi giorni nella capitale, è organizzata da Fondazione Amaldi e Fiera Roma, con il supporto dell’Asi e la collaborazione di Space Foundation e Regione Lazio. L’Italia dello Spazio (e non solo) si è così ritrovata per discutere delle opportunità che arrivano da oltre l’atmosfera. Lo ha fatto a qualche settimana dalla ministeriale di Siviglia dell’Agenzia spaziale europea (Esa), l’appuntamento che ha visto il consolidamento della posizione italiana nel Vecchio continente, terzo contributore per 2,3 miliardi di euro nei prossimi anni. I ritorni attesi sono però ancora maggiori, e lo dimostra l’ampia partecipazione di aziende (dai big alla Pmi) ed enti di ricerca presenti a Roma.

Presidente, l’Nse Expoforum è la prima manifestazione in Italia dedicata alla nuova economia dello Spazio. Che giudizio ha dell’iniziativa finora?

Mi sembra che stia andando benissimo. C’è una bella risposta in termini di partecipazione. Il tema è importante e caldo. Parliamo infatti di Spazio e di ritorno economico delle attività spaziali, cioè di come il settore sarà supporto e promotore di sviluppo per il Paese. Non mi stupisce dunque che ci sia stata questa risposta, e sono certo che ci sarà un seguito altrettanto importante.

A proposito di risposta, notevole anche la presenza istituzionale, ieri con i sottosegretari Fraccaro, Manzella e Di Stefano, e oggi con il ministro Fioramonti. Che segnale è?

È un segnale di conferma di ciò che in questo momento sta succedendo in Italia. Lo Spazio è stato ormai innalzato a livello prioritario da parte delle istituzioni. Lo abbiamo visto al consiglio ministeriale dell’Agenzia spaziale europea un paio di settimane fa, a Siviglia, dove l’Italia ha fatto un investimento importantissimo, molto superiore al passato.

Per quale ragione tale investimento?

Alla base c’è la convinzione che lo Spazio sia elemento di crescita economica, fattore di sviluppo della conoscenza e strumento di diplomazia a livello internazionale. Tutti ingredienti di una ricetta che non può che attirare l’attenzione del governo e far sì che sia uno dei temi prioritari dell’agenda istituzionale.

Ma cosa manca all’Italia per essere protagonista anche nella New Space Economy?

Lo siamo già. Certo, si può sempre migliorare.

In che modo?

Credo che sia importante riuscire a trovare forme di implementazione degli strumenti a supporto del settore, in particolare a livello di public-private partnership. Si tratta di mettere insieme risorse istituzionali e private, e ci vogliono strumenti legislativi per poterlo fare in modo ancora più efficace. Paesi come gli Stati Uniti sono molto più rapidi a mettere a frutto le risorse per il settore. Noi stiamo imparando e su questo possiamo sicuramente migliorare.

Dalla ministeriale dell’Esa è arrivata una seconda missione per Samantha Cristoforetti, oggi qui all’Expoforum. Il suo collega, Luca Parmitano, comanda al momento la Stazione spaziale internazionale. Un bel messaggio per i giovani presenti qui a Roma?

Sì. Vuol dire che lo Spazio è un bellissimo sogno, ma un sogno reale e vicino. Così come loro sono riusciti a fare del loro sogno da bambini, cioè diventare astronauti, una realtà, grazie all’importante investimento e alle notevoli risorse che il Paese ha dedicato al settore, allo stesso modo possono riuscirci altri. È stato bello quando Luca, in collegamento dalla stazione spaziale con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto ricordare tutto il suo percorso avvenuto in Italia, partendo dalle scuole e dall’addestramento ricevuto dalla Difesa e dall’Aeronautica militare. Insomma, al di là di diventare astronauti, è importante che i ragazzi capiscano che lavorare nello Spazio sia un obiettivo alla portata di tutti. Certo, dipende dall’impegno personale, ma anche dal fatto che vivono in un Paese che offre grandi possibilità in questo settore, che ci crede davvero e che lo ritiene indispensabile per la crescita e lo sviluppo. Possono farne parte anche loro. Il futuro è nello Spazio, ma i giovani sono il futuro.

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