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Il barone rosso

Di Alessandro Politi
In Columnist
26/11/2014
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Cameri, un’occasione da non perdere

È bello vedere come si discute su un paio di costosissimi caccia, ma non sulla sostanza politica e di bilancio. Gli F-35 hanno conosciuto degli aumenti di costo di sviluppo senza precedenti nella storia dell’Aeronautica militare: qual è la risposta ufficiale statunitense dal 2008? Che i costi verranno ridotti in fase di produzione. Francamente insufficiente perché adesso i soldi non ci sono e l’austerità morde pesantemente in tutt’Europa (anche gli Usa non se la passano alla grande). Perché non fare un’azione concertata degli amici dell’F-35 in Europa per indurre a un taglio sui costi di sviluppo ora? Si è fatto con successo con l’Efa e il programma va bene. Invece la logica sulle due sponde dell’Atlantico è il breve termine: soldi ora, poi si vedrà, mentre la solidità dell’economia americana e l’immensità dei suoi debiti vengono spacciate come fisiologiche. Il programma non è solo un acquisto di aerei, è una lunga coda di logistica e di profitti. Entro l’anno il DoD annuncerà dove situare i centri di Mro (Maintenance, repair and overhaul) in Asia ed Europa. Australia e Giappone sono in lizza con Singapore e Corea del Sud ancora defilati. In Europa nessuno si è ancora dichiarato, ma l’Italia sta installando una Faco (Final assembly and check-out) e in Turchia è stata aperta una fabbrica di componenti del motore. Stiamo facendo qualcosa per ottenere che un centro Mro sia collocato in Italia? Perché delle due l’una: o l’industria della difesa non è qualcosa di cui ipocritamente vergognarsi oppure i tagli lineari hanno la stessa logica bovina dei mercati azionari. Infatti Lockheed Martin è un gigante mondiale nel settore, ma è vittima della stessa perversa logica del breve termine. Appena ha annunciato un profit warning, il mercato azionario ha cominciato a vendere per le ragioni più varie, ma tutte legate a un’unica misura: non che l’azione fosse sopravvalutata, non che il profitto sarebbe cessato, ma che sarebbe semplicemente diminuito. È una pratica insostenibile perché i cosiddetti costi non sono di per sé sprechi, sono la base per avere profitti. È come ridurre le calorie a un atleta perché così rende di più, con tanti saluti alla pretesa razionalità del mercato. Pensate che il nuovo Congresso repubblicano sappia riformare il mercato in modo che, se una grande impresa annuncia un investimento tecnologico serio, non venga penalizzata? Immaginate che doti il governo federale dei mezzi per invertire il disinvestimento di fatto dalla difesa (-13% di contratti DoD solo nell’anno fiscale 2013)? Facile prevedere che no, perché considera le tasse un attacco alla libertà personale e il bilancio pubblico una carcassa da spolpare secondo la convenienza a brevissimo. Saranno sbagli condivisi, ma due errori non fanno una ragione e sono i cittadini a pagarne regolarmente le conseguenze.

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