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La Nato rilancia la modernizzazione. Lo Spazio è il nuovo dominio operativo

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
20/11/2019
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Tra Spazio, modernizzazione e lotta al terrorismo, l’Alleanza Atlantica esce dal coma in cui l’aveva voluta collocare Emmanuel Macron, o forse non ci è mai entrata. A Bruxelles è andato in scena il vertice tra i ministri degli Esteri dell’Alleanza, l’ultimo prima dell’atteso summit che a inizio dicembre vedrà riunirsi a Londra i capi di Stato e di governo. Per l’Italia, la ministeriale ha visto il debutto alla Nato di Luigi Di Maio. Accolto dall’ambasciatore Francesco Maria Talò, rappresentante permanente d’Italia al quartier generale alleato, il ministro si è soffermato anche con il segretario di Stato americano Mike Pompeo dopo il faccia a faccia a Roma a inizio ottobre e la partecipazione a Washington, la scorsa settimana, all’incontro della coalizione globale anti-Isis. “Forte partnership con il nostro alleato – si legge nel tweet dedicato – lavoriamo insieme per adeguare la nostra Alleanza alle nuove minacce e alle nuove sfide emergenti”.

L’AGENDA

L’agenda era fitta, tra le preoccupazioni per la crescita cinese, la militarizzazione dello Spazio e le sfide provenienti dal fronte sud. Novità anche sul fronte energetico, con la presa di coscienza della necessità di una difesa delle infrastrutture e delle aeree critiche. Prima di tutto però ci sono le questioni interne, forse più complesse e delicate. Gli Stati Uniti continuano a premere gli alleati sul fronte della spesa, mentre il dossier turco (tra S-400 e iniziativa sui curdi) resta di difficile soluzione. Da ultima si è aggiunta la sentenza dell’inquilino dell’Eliseo su “la Nato in morte cerebrale”, frutto di consolidate ambizioni francesi per un’Europa autonoma (dagli Usa) e guidata da Parigi.

LA RISPOSTA A MACRON

Di risposte al presidente francese ne sono arrivate parecchie già nelle scorse settimane. Il punto lo ha ribadito il segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg: “È estremamente importante che quando ci sono preoccupazioni o divergenze di vedute gli alleati si siedano attorno a un tavolo e ne parlino per chiarire gli equivoci”. Le incomprensioni ci sono, e il segretario generale non le nega: “Il commercio, i cambiamenti climatici, l’accordo con l’Iran sul nucleare, e la situazione nel nord est della Siria, ma dobbiamo superare questi dissensi, e dobbiamo restare uniti”. D’altra parte, ha aggiunto, l’Alleanza “rimane l’unico garante della sicurezza europea e transatlantica, ed è responsabilità di ognuno di noi mantenere forza e unità”. Stoltenberg ha inoltre definito “valida” la proposta presentata dal ministro tedesco Heiko Maas per una riforma della Nato mediante il rafforzamento della cooperazione politica (anche attraverso una sorta di comitato di esperti). Sul ruolo dell’Alleanza gli ha fatto eco Pompeo: “Il mondo ha bisogno della forza e della leadership della Nato ora più di sempre, e gli alleati si stanno adeguando per affrontare le nuove minacce”.

L’IMPEGNO NELLO SPAZIO

L’adattamento della Nato alle novità è stato dimostrato con l’ufficializzazione dello Spazio quale dominio operativo dell’Alleanza, preannunciato ieri da Stoltenberg e già intuibile a giugno, quando i ministri della Difesa approvarono la prima Space policy della Nato. Ora si certifica che la competizione militare ha superato l’atmosfera, permettendo all’articolo 5 del Patto atlantico (che contiene la clausola della difesa collettiva) di scattare anche nel caso di attacchi nello Spazio. “L’approccio della Nato – ha assicurato Stoltenberg – resterà difensivo e pienamente in linea con il diritto internazionale; l’Alleanza non ha alcuna intenzione di mettere armi nello Spazio”. Eppure, il trend pare ormai segnati, con la nascente Space Force americana e il Comando spaziale francese considerati già una risposta all’attivismo di Paesi come Russia e Cina.

IL TEMA DEL BURDEN SHARING

L’altra questione calda riguarda il tema della spesa. Troppi alleati (Italia compresa) sono lontani dall’obiettivo a spendere il 2% del Pil entro il 2024 definito in Galles nel 2014. Nell’ultimo summit, l’anno scorso a Bruxelles, da Donald Trump erano arrivate dure sferzate, ribadite a ogni occasione utile agli alleati più negligenti, a partire dalla Germania, per cui restano aperte anche frizioni commerciali. Il timore che anche a Londra l’atmosfera torni a scaldarsi è notevole. Stoltenberg ha sempre apprezzato l’attenzione di Trump sul tema, cercando tuttavia di fare in modo che non si traducesse in un’erosione della solidità dell’Alleanza. Lo ha fatto anche oggi durante la ministeriale Esteri, ricordando i progressi compiuti in “cinque anni di aumenti consecutivi di budget tra gli alleati europei e la Nato”. Entro la fine dell’anno, ha aggiunto, ammonteranno a oltre 100 miliardi di dollari. Sull’altro fronte caldo, quello turco, è stato Pompeo a cercare di dare rassicurazioni, incontrando a margine del vertice il collega Mevlut Cavusoglu: “Siamo impegnati a superare le sfide e a rafforzare le relazioni bilaterali”.

L’IMPEGNO CONTRO IL TERRORISMO

Il dossier si lega alle accuse francesi sull’abbandono dell’Europa di fronte alle sfide del vicinato mediorientali, derivanti dall’annunciato dispiegamento dalla Siria (con conseguente avanzata turca sui curdi). Gli Stati Uniti hanno già risposto la scorsa settimana, quando il capo del Pentagono Mark Esper ha spiegato che 600 militari resteranno nel Paese, numero che potrebbe essere comunque rimodulato in caso di maggiore impegno da parte dei Paesi europei. Un invito agli alleati che è stato ripresentato con ogni probabilità da Pompeo a Bruxelles, senza tuttavia far venire meno le rassicurazioni sul ruolo statunitense. Lunedì scorso il segretario di Stato aveva spiegato che “gli Usa stanno aumentando la pressione sulle risorse e i network dell’Isis”, con il ricorso a nuove sanzioni individuali e su organizzazioni. “L’Isis rimane una minaccia alla sicurezza e stabilità globale”, aveva aggiunto Pompeo. Una consapevolezza che la Nato ha fatto propria, e lo dimostra il rinvigorito impegno sul fronte sud concordato dai ministri degli Esteri, concretizzatosi soprattutto nel ribadire l’importanza delle missioni in Afghanistan e Iraq, ma anche con l’annuncio di un Action plan dedicato al contrasto al terrorismo che punta anche a incrementare lo scambio di informazioni di intelligence.

TRA RUSSIA…

Si è parlato poi di deterrenza, e in particolare del rapporto con la Russia. Anche su questo Macron è stato piuttosto critico, proponendo una netta apertura a Mosca e definendo “incomprensioni” ciò che per la Nato è “l’aggressione all’Ucraina”. Da Bruxelles i ministri degli Esteri hanno cercato di riportare l’accento sull’approccio “dual-track”, il doppio binario di deterrenza e dialogo di cui l’Italia è tra i primi promotori. Vuol dire mantenere un canale aperto (attraverso il Consiglio Nato-Russia), ma anche riconoscere l’assertività di Mosca e rispondervi in modo appropriato. Maggiori dettagli arriveranno dall’incontro di Londra. Tra i nodi aperti resta però il regime internazionale di controllo degli armamenti. La fine del trattato Inf ha generato più di qualche preoccupazione in Europa per i rischi di una nuova corsa alle armi vietate da quell’accordo. I ministri degli Esteri hanno invitato a procedere verso nuove intese, sebbene queste ultime non possano ormai prescindere dall’includere anche la Cina (che forse non ne è contenta), da anni attiva sul fronte missilistico.

…E CINA

In tal senso, negli ultimi vertici si è assistito a una progressiva presa di coscienza dell’assertività del Dragone rosso in tanti contesti della competizione globale. Lo stesso Stoltenberg ha riconosciuto l’esigenza di uscire dalla logica della Guerra fredda e del confronto con la Russia per comprendere anche “la sfida” cinese. A fine ottobre, la riunione dei ministri della Difesa era stata aperta con l’individuazione di “nuovi requisiti-base condivisi per la resilienza delle telecomunicazioni, inclusi quelli per le reti 5G”. Rappresentava l’ingresso ufficiale nell’Alleanza Atlantica delle preoccupazioni americane per la sfida tecnologica posta dalla Cina, timori su cui Washington ha richiamato spesso gli alleati. Il tema è stato ripreso dai ministri degli Esteri, che in agenda avevano “le implicazione della crescita cinese”.

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