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Il dito e la luna

Di Ezio Bussoletti
In Columnist
26/11/2014
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Antares, analisi di un incidente

Il caso di Antares solleva dubbi non trascurabili. La scelta della Nasa di ridurre considerevolmente i costi delle missioni si è concretizzata in outsourcing per il trasporto, con le sonde automatiche Atv (Automatic transfer vehicle) di materiale verso la Stazione spaziale. Questa scelta altera però il mercato perché allargando le possibilità di lancio a compagnie puramente commerciali, deve confrontarsi con l’eterno problema di fare business. Di conseguenza, scelte teoricamente compliant con le specifiche tecniche devono anche rispondere a una logica di profitto per la società responsabile del lancio. Da qui l’uso di vettori vecchi, forse fondi di magazzino di Paesi che se ne sono liberati vendendo in blocco una partita che può anche contenere pezzi non più in condizioni ottimali. I motori di Antares sono di fabbricazione sovietica anni 70. Con la sigla Nk-33 erano i motori di spinta del primo stadio di razzi previsti per portare astronauti sulla Luna. Rivenduti agli americani, hanno cambiato sigla in Aj-26 ma non è stato possibile cambiarne l’età né, anche se un po’ modificata, la struttura realizzata con materiali non più disponibili, i cui processi di produzione sono abbandonati da tempo. La Nasa nel 2011 certifica che la società fornitrice dei motori ne aveva acquistati 40 a metà degli anni 90 modificandoli per poter essere montati su Antares. Ancor meno fortunata è stata la campagna di verifica: solo pochi mesi fa, il 22 maggio, è fallito un test di prova di uno di questi motori e la Nasa è stata forzata a posporre il lancio previsto per operare ulteriori controlli. Il lancio è poi avvenuto il 13 luglio, apparentemente senza grossi problemi. Il giudizio finale dell’insuccesso del lancio del 29 ottobre sarà possibile solo dopo aver analizzato nel dettaglio i risultati dell’inchiesta in corso: si è trattato di errore umano dei tecnici? E allora di chi tra quelli Nasa, Orbital Sciences o AeroJet? Oppure il problema deriva dal motore e dalle sue condizioni di vetustà? È necessario riflettere con serenità e serietà sulla situazione. Oggi volano, soprattutto con la livrea di compagnie del terzo mondo, aerei di linea che i Paesi avanzati hanno dismesso da tempo e la cui manutenzione spesso lascia molto a desiderare; lo stesso capita per le carrette del mare rinfrescate da una mano di vernice ma con tutti gli acciacchi e le magagne del tempo. Nel primo caso gli incidenti determinano morte, nel secondo il fatto che pur sempre galleggiano riduce ma non annulla i pericoli. Nasce spontanea una domanda. È possibile basarsi sul rischio calcolato per i voli spaziali? La perdita di strumenti e rifornimenti di un Atv benché rilevante anche in termini economici può essere assorbita, ma la situazione diventa pericolosa se i rifornimenti alla Iss rischiassero di venire a mancare in maniera rilevante o, peggio, se il carico fosse umano. Può il profitto essere il driver principale nelle attività spaziali? La risposta è chiara e senza se: è no nella maniera più assoluta.

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