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Più investimenti per la Difesa. Ecco la svolta di Guerini

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
30/10/2019
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Parola d’ordine investimenti per la Difesa. Il ministro Lorenzo Guerini non ci gira intorno: al comparto servono finanziamenti certi. Nel presentare le linee programmatiche del suo dicastero alle Commissioni Difesa di Senato a Camera, il titolare di palazzo Baracchini ha annunciato anche un nuovo strumento pluriennale, spiegando perché occorre procedere verso il fatidico 2% del Pil e rafforzare il supporto a un comparto da 4,5 miliardi di valore aggiunto nell’economia nazionale. Né dual use, né resilienza. Per Guerini le priorità sono alleanze, modernizzazione e certezza finanziari.

LE PRIME MOSSE DEL MINISTRO

Dall’insediamento è passato circa un mese e mezzo, durante il quale il dem ha mostrato prudenza senza tuttavia smarcarsi da decisioni importanti. Due in particolare: l’adesione al Tempest britannico per il caccia di sesta generazione (sulla strada segnata dalla precedente amministrazione) e quella alla European Intervention Iniative promossa dalla Francia, pur con i paletti del rafforzamento di Unione europea e Nato. È arrivata dopo, sull’onda del nuovo dibattito sul programma, la presa di posizione sull’F-35 e l’assunzione di “responsabilità” per la conferma dei 90 velivoli previsti. Più recente il debutto all’Alleanza Atlantica, con la partecipazione al vertice di Bruxelles della scorsa settimana e una serie di incontri bilaterali con i colleghi, tra gli altri, di Regno Unito, Francia, Spagna e Germania. Ora la presentazione delle linee programmatiche, che segue anche l’introduzione del g2g nel decreto fiscale per il sostegno all’export ricordato dal ministro.

TRA CONTINUITA’ E NOVITA’

“La Difesa ha avviato da tempo una profonda trasformazione al fine di disporre di uno strumento militare moderno, a sempre a più spiccata vocazione interforze e inserito nelle alleanze”, ha ricordato Guerini. D’altra parte, ha aggiunto, “il Paese deve poter disporre di uno strumento militare commisurato al rango e alle responsabilità che vuole assumersi”. Qui c’è la continuità del dicastero targato Lorenzo Guerini (“intendo proseguire il percorso di rinnovamento avviato”), affiancato tuttavia dallo sforzo per invertire il trend che ha visto negli ultimi anni budget piuttosto risicati. Serve “uno sviluppo certo e costante delle attuali capacità, a cui dovrà necessariamente corrisponde anche una graduale crescita degli investimenti nel medio-lungo periodo in un quadro di certezza e stabilità dei finanziamenti”. Ciò significa, ha aggiunto, “finanziamenti certi e garantiti per l’intero arco di sviluppo dei programmi”, così da favorire “una crescita armoniosa del comparto”.

NUOVE RISORSE PER IL SETTORE

Ecco dunque l’impegno di Guerini: “In un orizzonte triennale vorrei porre le condizioni per contribuire a creare un clima favorevole ad assicurare livelli di finanziamento più vicini alle effettive esigenze operative e di modernizzazione delle Forze armate”. Su questo il ministro ha detto di “condividere le preoccupazioni dei vertici militari per le carenze nel settore Esercizio”, dove le risorse latitano a causa delle preponderanza di quelle destinate al Personale. Via libera dunque a un “nuovo strumento” annunciato da Guerini. “Per armonizzare le disponibilità di bilancio con le esigenze di ammodernamento, rese ancora più urgenti dalla crescente instabilità internazionale, intendo – ha detto – sostenere, nell’ambito delle politiche di rilancio degli investimenti pubblici, l’istituzione di uno strumento pluriennale per i maggiori investimenti della Difesa che assicurerebbe stabilità delle risorse e opportuna supervisione politica da parte del Parlamento su scelte più rilevante”.

IL VALORE DEL COMPARTO INDUSTRIALE

In più, soddisfacendo le esigenze delle Forze armate, gli investimenti nella Difesa concorrono anche allo sviluppo di un settore industriale che rappresenta “uno straordinario volàno per la crescita del sistema-Paese”. Il ministro lo ha spiegato con i numeri: il settore ha un fatturato di 14 miliardi di euro, di cui il 70% derivante dall’export. Si traduce in “4,5 miliardi di valore aggiunto diretto e in un’occupazione per 160mila addetti lungo tutta la filiera”. Inoltre, “l’industria della Difesa produce un sicuro effetto moltiplicativo per l’economia”, investendo ogni anno “1,4 miliardi di euro in ricerca e sviluppo, pari all’11% circa degli investimenti complessivi delle aziende italiane”.

DIFESA E SOVRANITA’

Per questo, ha spiegato Guerini alle commissioni, “lo sviluppo una base industriale sempre più solida e competitiva, a cui concorrono grandi gruppi e piccole e medie imprese, rappresenta una componente strategica della nostra sovranità nazionale, poiché ci consente di non dover dipendere della tecnologia e dai prodotti esteri”. È la filiera completa a porre “l’Italia nel ristretto novero di nazioni che possono svolgere un ruolo da protagonista nei più importanti programmi internazionali”. Gli sforzi del ministro saranno perciò tesi anche a “procedere” sul rilancio di una Strategia tecnologia e industriale della Difesa, così da mantenere “l’indispensabile vantaggio tecnologico rispetto ai grandi”.

GLI IMPEGNI NATO

C’è poi il fattore Nato. L’aumento delle risorse risponde difatti pure agli impegni assunti nel 2014 in Galles, in particolare il noto 2% del Pil da spendere nella Difesa entro il 2024. D’altra parte, “la quantità di risorse investite è oggetto di costante e sempre più attento monitoraggio” da parte dell’Alleanza, e lo sarà ancora di più nel summit di Londra del prossimo dicembre, quando si riuniranno i capi di Stato e di governo. Finora, ha ricordato il ministro, essere il secondo contributore alle missioni comuni “ci ha posto al riparo da più severe osservazioni”. Con l’attenzione dell’amministrazione Trump la cosa potrebbe cambiare. La quota “dell’1,22% ci vede ancor lontani dagli obiettivi fissati”. Per questo, ha assicurato Guerini, “intraprenderemo tutti gli sforzi per un percorso teso a incrementare gradualmente gli investimenti con l’obiettivo di allineare il rapporto budget difesa e Pil ad altri partner europei”. Restano poi le altre iniziative italiane in tal senso, dalla proposta di considerare nel computo anche le spese per cyber-sicurezza, Difesa europea e protezione delle infrastrutture critiche, alla spinta ad avere un occhio più attento anche per i contributi alle missioni oltre al cash. Tuttavia, ha chiarito Guerini, nell’affrontare il dibattito occorre avere contezza di un fatto: “Avere maggiori risorse, seppur in ambito Nato e Unione europea, rappresenta prioritariamente un’esigenza nazionale”.

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