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F-35, credibilità e ritorni economici. Guerini spiega la conferma degli impegni

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
09/10/2019
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Lorenzo Guerini esce allo scoperto e difende la scelta degli F-35 assunta dall’Italia tanto tempo fa, una scelta che ora il Paese è chiamato a confermare. “Efficienza operativa dello strumento militare, coerenza con gli impegni assunti e attenzione ai ritorni industriali e occupazionali”. Sono questi i tre “principi cardine” su cui si fonda l’intervento deciso e puntuale del ministro della Difesa, finora piuttosto prudente, affidato a un’intervista al Corriere della Sera sulle cui pagine, domenica e poi lunedì, era tornato a riaccendersi il dibattito politico sul dossier F-35. Il quotidiano aveva rivelato le rassicurazioni sul mantenimento dell’impegno per 90 velivoli del premier Giuseppe Conte a Mike Pompeo durante la sua visita a Roma, innescando la “sorpresa” di una parte del M5S fino all’intervento del capo politico Luigi Di Maio. Sollevazioni che avevano poi costretto “fonti di palazzo Chigi” a riportare l’accordo del presidente del Consiglio sulla rinegoziazione.

UN’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ

Questa mattina è Lorenzo Guerini a prendere la parola: “Ho la responsabilità di assicurare efficacia ed efficienza della strumento militare con numeri, in termini di uomini e mezzi, che soddisfino l’esigenza operativa”. In tal senso, assicura il ministro, “la partecipazione dell’Italia al programma F-35 risponde a questi obiettivi ed è dettata da queste necessità”. Prima di tutto vengono le esigenze delle Forze armate, chiarisce Guerini, le quali hanno individuato una necessità di 131 velivoli per sostituirne 253, salvo poi vedersi già ridurre i piano per 90 F-35. “Rinnovare la nostra forza aerea – spiega dunque il ministro, seguendo le richieste che da tempo arrivano dal mondo militare – è un bisogno oggettivo e non rinviabile”.

IL FATTORE CREDIBILITÀ

Non c’è però solo l’aspetto operativo. L’F-35 chiama in causa i rapporti con gli alleati, nonché il posizionamento dell’Italia in un’Alleanza (quella Atlantica) che ha garantito all’Europa il periodo di pace più lungo nella sua storia. “L’Italia è un Paese affidabile e credibile rispetto agli impegni internazionali presi, in piena coerenza con il nostro sistema di alleanza”, ha spiegato il ministro. Ciò passa anche dall’F-35: “Segno tangibile della nostra affidabilità”. Oggi sarà a Roma il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, per incontrare il ministro degli Esteri Di Maio e il premier Conte. Una visita che arriva dopo il nuovo primato raggiunto dall’Italia nel programma F-35, questo proprio nell’ambito dell’Alleanza, con il primissimo dispiegamento di quinta generazione in un’operazione targata Nato.

I RITORNI ECONOMICI…

Terzo cardine della scelta italiana: “Il ritorno in termini economici”. Qui il riferimento è allo stabilimento novaresi di Cameri, il fulcro della partecipazione nazionale al programma, l’unico centro di assemblaggio e verifica finale del Vecchio continente per gli F-35, impegnato altresì nella realizzazione di assetti alati. “Abbiamo l’obiettivo – ha detto Guerini – di espanderne la capacità produttiva”. E poi, ha aggiunto, “non bisogna trascurare tutto l’indotto della piccola e media impresa che ruota introno alla produzione e manutenzione” dei velivoli di quinta generazione. Le opportunità difatti ci sono.

…E LE NUOVE OPPORTUNITÀ

Proprio ieri, i Paesi Bassi hanno ufficializzato la richiesta di altri nove F-35 oltre ai 37 già previsti. I velivoli a loro destinati vengono attualmente assemblati proprio a Cameri, e il sito ha ricevuto grande apprezzamento dai rappresentanti dell’Aia (due segretari di Stato per Difesa e Affari economici) quando qualche settimana fa ha celebrato il primo roll out di un F-35 olandese. l’annuncio del nuovo acquisto olandese suggerisce che di opportunità per incrementare i ritorni ci sono. Già lo scorso anno, Belgio e Polonia hanno scelto l’F-35 per le rispettive Aeronautiche, mentre il velivolo resta in gara in Svizzera e Finlandia. C’è poi la partita turca. L’estromissione di Ankara dal programma determinerà infatti una riallocazione del lavoro attualmente realizzato dalle aziende turche, e non è poco. L’Italia, ha chiarito oggi Guerini, non nasconde ambizioni in tal senso, ed è per questo che rispetterà gli impegni presi.

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