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A Fraccaro la delega per l’Aerospazio. Le sfide da Siviglia a Bruxelles

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
27/09/2019
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Sarà il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro ad assistere il premier Giuseppe Conte nella direzione della politica aerospaziale nazionale. Dal Consiglio dei ministri di ieri, il fedelissimo di Luigi Di Maio ha ricevuto, tra le altre, anche la delega per il settore aerospazio, come previsto dalla legge di riforma della governance spaziale approvata alla fine della scorsa legislatura, ereditando l’incarico che era stato di Giancarlo Giorgetti nel Conte 1. A lui va dunque il compito di presiedere, al posto del premier, il Comitato interministeriale (Comint) che si occuperà dell’indirizzo e del coordinamento in materia spaziale e aerospaziale, supportato da una Struttura di coordinamento guidata dall’ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare di palazzo Chigi e segretario del Comint.

VERSO LA MINISTERIALE

Per l’ex ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta i dossier da affrontare si presentano numerosi. La priorità è “l’appuntamento dell’anno”: la ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) in programma a Siviglia tra meno di due mesi. Si deciderà il futuro dello Spazio del Vecchio continente, i programmi e i livelli di investimento, ma anche le prospettive future e i ritorni per ciascun Paese. Gli altri big europei sembrano piuttosto agguerriti. Dai lanciatori all’osservazione della Terra, sarà opportuno presidiare gli interessi del Paese. La crisi di agosto e l’insediamento del nuovo esecutivo ha preoccupato esperti e addetti ai lavori per il rischio di un calo di attenzione da parte italiana. La scorsa settimana, con un corsivo sul Sole24Ore, il professor Piero Benvenuti, già commissario straordinario dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), notava il “rischio di marginalizzazione”, considerando la situazione politica e un cambio al vertice dell’Asi ancora troppo recente, con Giorgio Saccoccia approdato alla presidenza lo scorso maggio. “L’unica ancora di salvezza – notava Benvenuti – sembra essere l’ammiraglio Massagli che, come segretario del Comit, ne ha guidato l’attività”.

DA DOVE PARTIRE

Per Fraccaro si profila così un’altra partita sul fronte interno, con la nuova governance nazionale che ha ormai superato un anno di operatività. Durante l’esperienza giallo-verde, il Comint di palazzo Chigi aveva delineato le linee strategiche da cui partire, con la firma del premier Conte a marzo sugli “Indirizzi del governo in materia spaziale e aerospaziale”. Si affermava l’intenzione di rimanere nel novero delle potenze spaziali, da perseguire con “una politica industriale di sostegno a nuove filiere tecnologiche”, con “una programmazione pluriennale, finanziaria e programmatica” e con il rilancio del Piano strategico nazionale per la Space economy, mantenendo e potenziando “l’approccio partenariale pubblico-privato”. Lo scorso luglio, sulla scia di quegli indirizzi, veniva poi approvata la “Strategia nazionale di sicurezza per lo Spazio”, con l’input al potenziamento delle misure di dissuasione e difesa dalle aggressioni contro le infrastrutture in orbita, al supporto all’industria per lo sviluppo di nuove tecnologie e al rilancio delle collaborazioni internazionali (soprattutto fronte Nato). Tutto questo andrà portato avanti, anche in vista dei prossimi documenti operativi che scenderanno ancora più nel dettaglio.

LA MILITARIZZAZIONE

Alla sicurezza spaziale si lega poi il tema della militarizzazione dello Spazio. Tra la Space Force di Donald Trump e il comando spaziale di Emmanuel Macron, il trend sembra ormai assodato. Anche l’Italia potrebbe muoversi in questa direzione, quantomeno aumentando l’attenzione e la sensibilità collettiva verso i rischi nei confronti delle infrastrutture extra-atmosferiche, tenendo conto che Parigi e Washington hanno progetti sostenuti da ingenti piani di investimento. Per l’Italia, forse qualcosa potrebbe muoversi sul fronte istituzionale (su quello delle risorse sembra più difficile), magari seguendo proprio la scia di Stati Uniti e Francia. Negli scorsi giorni, in due eventi differenti a Roma, il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo è sembrato delineare l’ipotesi di un comando spaziale anche per il nostro Paese (“sarà il braccio operativo della governance istituita sotto Palazzo Chigi”), magari con un Ufficio generale Spazio all’interno dello Stato maggiore della Difesa.

I PROGRAMMI DELL’UE

Un’altra partita fondamentale si giocherà poi a Bruxelles. Accanto all’Esa, c’è difatti il rinnovato attivismo dell’Unione europea per il settore, corredato da un programma da 16 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. A gestire tali finanziamenti (insieme ai 13 miliardi del Fondo europeo per la Difesa) sarà la nuovissima Direzione generale Difesa e Spazio, alle dirette dipendenze della commissaria al Mercato unico, la francese Sylvie Goulard, membro del team di Ursula von der Leyen. Da definire restano comunque gli aspetti di governance, tra cui soprattutto il rapporto tra Ue ed Esa. Circola l’impressione che il timone delle decisioni strategiche possa finire a Bruxelles, ipotesi da tenere in considerazione in vista della partita che si profila all’orizzonte per il cambio al vertice dell’agenzia.

L’ATTENZIONE DEL PREMIER

Nel frattempo, tra chi segue il settore si diffonde l’idea che il premier Conte possa partecipare in prima persona alla ministeriale Esa di novembre. Il segnale sarebbe forte, soprattutto nei confronti dei partner europei che così noterebbero l’attenzione del massimo livello governativo italiano per dossier importanti e delicati. Un simile messaggio era arrivato già lo scorso giugno quando, accompagnato dall’ammiraglio Massagli, il presidente del Consiglio era intervenuto al salone dell’aerospazio di Parigi, il celebre air show di Le Bourget, segnando la prima volta di un premier italiano alla manifestazione ritenuta la più rilevante al mondo per il settore.

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