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Droni: sperimentazioni dalla Sardegna al Lazio

Di Michela Della Maggesa
In In Evidenza
27/09/2019
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Grazie ad un accordo tra l’Inaf e la Sogaer, è stato installato il 31 luglio scorso all’aeroporto di Cagliari un sistema di intercettazione droni messo a punto nell’ambito di “Radardrone”, progetto finanziato da Sardegna Ricerche con il bando “Azioni Cluster Top Down” e sviluppato dall’Inaf di Cagliari in collaborazione col Diee dell’Università di Cagliari. Ad oggi sono stati tracciati più di un migliaio di voli, una media di 20 al giorno.

Il progetto Radardrone dell’Inaf Osservatorio Astronomico di Cagliari nasce nel 2017 con l’intento di monitorare i droni tramite la messa a punto di nuovi sistemi di intercettazione. L’Osservatorio Astronomico è parte dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e si occupa di studiare oggetti celesti lontani come stelle e galassie, utilizzando in particolare il Sardinia Radio Telescope di San Basilio, uno dei più grandi ed avanzati radio-telescopi al mondo. “Per far funzionare SRT – racconta il tecnologo Tonino Pisanu, responsabile del progetto – l’Inaf ha a disposizione una serie di laboratori che servono a testare tutte le sue componenti e che, in base all’accordo quadro con la Regione, sono anche a disposizione delle imprese locali e per la creazione di start-up e di progetti innovativi”.

Proprio nell’ambito del progetto – finanziato da Sardegna Ricerche e sviluppato grazie ad una costante interazione tra il team Inaf guidato da Pisanu e gli ingegneri del Dipartimento di Ingegneria Elettrica ed Elettronica (Diee) dell’Università di Cagliari – nasce la collaborazione con la Sogaer.

Una quota che va dal 70% all’80% del mercato “consumer” dei droni attualmente in circolazione è prodotta dal marchio cinese DJI. Fa sapere la società di gestione dell’aeroporto. Conscia di questa responsabilità, la stessa azienda ha messo a punto Aeroscope, un sistema in grado di riconoscere qualsiasi drone di propria produzione, intercettandone la telemetria ed avendo in tal modo accesso a dati come coordinate GPS, matricola, altitudine di volo, velocità e molto altro. Gli stessi dati vengono registrati in tempo reale su un server centralizzato dal quale possono venire recuperati ed elaborati.

In questo scenario di sperimentazione l’aeroporto di Cagliari è stato scelto come campo prova di uno strumento DJI, testato da Inaf e DIEE e, infine, installato sullo scalo. In un solo mese Aeroscope è stato in grado di individuare oltre seicento voli di droni operanti anche a varie decine di chilometri dal ricevitore installato all’interno dell’aeroporto. Questo sistema è comunque solo un primo passo e una delle tante possibili soluzioni di sicurezza studiate dal team di Pisanu e in particolare dall’Ing. Paolo Maxia. Occorrerà infatti tenere costantemente sotto controllo innanzitutto la normativa perché, almeno fino all’entrata in vigore della nuova normativa europea di settore, non vi sono al momento requisiti tecnici a cui gli aeroporti italiani devono far riferimento nei propri progetti di protezione anti-drone.

“Ancora una volta – dichiara Emilio Molinari, direttore dell’Inaf di Cagliari – le competenze maturate nella ricerca di base mostrano il loro grande potenziale nell’innovazione tecnologica utile a cittadini e imprese nel loro operare quotidiano. All’Inaf-OAC abbiamo scienziati e tecnologi specializzati nell’osservazione dell’universo nelle onde radio, e questo know-how è il nostro valore aggiunto per sviluppare anche osservazioni relative ai droni.”

“Il tema della sicurezza – dichiara Alberto Scanu, amministratore delegato di Sogaer – è sempre stato prioritario: dobbiamo garantire la nostra operatività 365 giorni all’anno, 24 ore su 24, salvaguardando in ogni momento persone, mezzi e infrastrutture. In un contesto di traffico aereo mutato e sempre più sfidante, la potenziale minaccia dei droni deve essere affrontata con il rigore che la partecipazione al progetto Radardrone ci garantisce”.

E il 25 settembre scorso in Lazio le zone della provincia di Rieti hanno fatto da scenario a “DIODE”, D-Flight Internet of Drone Environment, il progetto europeo di sperimentazione della gestione e controllo del volo simultaneo di velivoli a pilotaggio remoto. Il progetto fa parte dell’European Network of U-Space Demonstrators, lanciato dalla Commissione europea il 19 ottobre 2018 e co-finanziato dalla SESAR Joint Undertaking, il Centro per la ricerca e lo sviluppo del Cielo unico europeo.

DIODE è coordinato da Enav, la società che gestisce il traffico aereo civile in Italia, in collaborazione con un partenariato di aziende italiane di eccellenza: Techno Sky, Leonardo, Telespazio, e-GEOS, IDS Ingegneria Dei Sistemi, Poste Italiane, AiviewGroup, NAIS ed EuroUSC Italia.

L’obiettivo di DIODE è stato quello di dimostrare la capacità di gestire il volo simultaneo di molteplici droni nell’area U-Space (lo spazio aereo al di sotto dei 120 metri definito dall’Ue per il volo dei droni) con un adeguato livello di sicurezza e salvaguardia, fornendo un contributo all’evoluzione della roadmap italiana per lo sviluppo dei servizi e alla stessa regolamentazione dello U-Space.

Nella due giorni di sperimentazione finale i droni, suddivisi in due scenari comprendenti sei differenti missioni, hanno sorvolato simultaneamente il cielo reatino e, per la prima volta in Italia, in prossimità di una zona ATZ (Aerodrome Traffic Zone), ovvero l’aeroporto di Rieti. DIODE Project ha il patrocinio del Comune di Rieti, il supporto tecnico di Enac e la collaborazione di Prefettura, Questura, Protezione Civile, Carabinieri e Polizia Locale.

 

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