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Un sistema per contrastare i droni cattivi. Ecco l’Adrian di Elettronica raccontato da Lorenzo Benigni

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
21/08/2019
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Tra sorveglianza, monitoraggio e ipotesi di utilizzo come pony express, i droni di piccole dimensioni presentano un incredibile ventaglio di possibili applicazioni. Accanto alle potenzialità positive, ci sono però anche i rischi. Tecnologia a basso costo, possibilità per il pilota di restare nascosto e superiorità rispetto ai controlli a terra sono caratteristiche che rendono i droni appetibili anche a malintenzionati che intendano colpire obiettivi sensibili. Per questo, Elettronica, il gruppo con base a Roma specializzato in electronic warfare e cyber-intelligence, ha ideato Adrian, acronimo per “antidrone interception acquistion neutralization”. Percependo il trend delle minacce e intravedendo allettanti prospettive di business, l’azienda si è mossa da tempo in questo campo, esempio di un comparto, quello dell’aerospazio e difesa, che punta tutto su innovazione e tecnologia. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Benigni, senior vice president per Governmental & Istitutional Relations di Elettronica, un gruppo che ha chiuso il 2018 con nuovi ordini per 220 milioni di euro.

Ci spieghi come nasce Adrian e cosa può fare?

Si tratta di un innovativo sistema integrato ideato e realizzato da Elettronica per contrastare i micro e mini droni malevoli, nato cinque anni fa nell’ambito del nostro dipartimento ricerca e sviluppo, che lavora con anni di anticipo allo studio delle minacce future. Adrian è in grado di operare efficacemente in ambiente urbano, rurale e nei teatri di operazioni militare con lo scopo di proteggere un sito, una struttura di rilevanza strategica (come un aeroporto, una caserma o una centrale elettrica), un evento pubblico o religioso con presenza di folla, un convoglio o accampamento militare. Nella realizzazione di questo prodotto, il nostro background sullo studio e sull’azione dello spettro elettromagnetico (core business dell’azienda) ci ha dato un enorme vantaggio competitivo sul mercato.

Ci faccia capire meglio. Adrian è anche in grado di neutralizzare eventuali droni ostili oltre a rilevarli?

È esattamente quello che fa. Adrian è in grado di detettare la minaccia, discriminarla, identificarla e tracciarla in modo continuo e neutralizzarla in modo controllato così da minimizzare gli effetti collaterali. Pensiamo a cosa potrebbe succedere se un piccolo drone contenente esplosivo, in volo su un luogo affollato, fosse distrutto. La grande sensibilità sui campi elettromagnetici dei nostri sistemi ci permette di agire solo sul segnale che ci interessa, interrompendolo, neutralizzando l’operatività del drone e portandolo a terra in luogo sicuro, senza distruggerlo e preservando tutte le altre possibili comunicazioni nell’area. Vista la complessità dello scenario e del tipo di minaccia, in continua evoluzione, il sistema ha una architettura multisensore e multidominio che garantisce un’alta probabilità di intercettazione ed è caratterizzato da una elevata flessibilità e scalabilità.

Perché avete deciso di procedere nel segmento del contrasto ai droni? Vedete un trend crescente della minaccia?

La pervasività della diffusione di questa tecnologia ha portato l’industria ad adeguarsi alla crescita della minaccia. Il segmento dei droni è uno di quelli con maggiori fattori di crescita: nei prossimi tre anni solo in Europa ce ne saranno 7 milioni. Le applicazioni sono molteplici, ma oltre alle molte cose positive che i droni possono fare, ci sono anche gli usi malevoli che non possono essere sottovalutati.

Ci spieghi meglio.

La diffusione dei droni sta rappresentando un esempio da letteratura di minaccia asimmetrica: a pochissimo costo chiunque più dotarsi di uno di questi dispositivi per intercettazioni, attacchi di varia natura (esplosivi, materiale tossico, ecc.). Oltre a sfruttare superiorità aerea rispetto ai controlli a terra, il drone garantisce ai promotori della minaccia di manovrare lo strumento da lontano evitando il rischio di essere catturati, ancora di più se parliamo di velivoli di piccole dimensioni che viaggiano anche in sciame. Ricordo solo alcuni dei casi più esemplari: il blocco degli aeroporti londinesi di Gatwick e Heathrow a causa della sospetta intrusione di un drone nel loro spazio aereo, la minaccia dell’Isis di colpire con i droni lo stadio in Russia durante i mondiali o quelle in Iraq, nonché l’attentato contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Scenari non più futuristici ma profondamente concreti che hanno richiesto lo sviluppo di tecnologie adeguate a queste minacce asimmetriche.

Avete già contratti su Adrian o interessi dichiarati da parte di Forze armate o di polizia?

Adrian ha suscitato da subito un grande interesse per le sue caratteristiche distintive ed è in adozione da parte di alcuni clienti nazionali.

Intravedete per Adrian possibilità anche nei mercati esteri?

Assolutamente sì, c’è grande interesse in diverse regioni del mondo. Prevediamo nei prossimi tre anni significativi ritorni.
A tal proposito, nella vostra esperienza di export, avvertire il supporto delle istituzioni e del sistema-Paese?
È tautologico dire che nel business della Difesa, rivolto ai governi di altri Paesi, l’appoggio del nostro Paese è fondamentale. Ad oggi devo dire che il ministero della Difesa, con tutte le sue entità e diramazioni, ha dimostrato attenzione verso l’industria nazionale delle difesa e le sue tecnologie innovative e dunque anche verso Elettronica, che l’ha avuto a suo fianco in tutti i contesti in cui ce n’è stato bisogno e speriamo lo sia sempre di più anche per il futuro.

Quanto è importante per un’azienda come Elettronica investire in ricerca e sviluppo?

Lavorando in un comparto di nicchia come quello dell’Electronic warfare. Abbiamo nel Dna l’innovazione continua per conservare posizioni di mercato e prevedere con largo anticipo scenari futuri rispetto alla diffusione delle minacce. Adrian nasce nel 2014 proprio nell’ambito del dipartimento R&S di Elettronica, in cui l’azienda investe ogni anno circa dieci milioni di euro, oltre a quelli (più del doppio) che investiamo nella ricerca riferita a specifici programmi. È utile ricordare che il settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza è uno dei principali soggetti che contribuiscono all’innovazione e allo sviluppo tecnologico del Paese.

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