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Ultimo giorno di lavoro nell’Oceano per Samantha Cristoforetti

Di Michela Della Maggesa
In In Evidenza
20/06/2019
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“Non posso credere che questo sia già il nostro ultimo giorno di lavoro”. Scrive in un tweet Samantha Cristoforetti, prima dell’ultima attività extraveicolare in programma nell’Oceano. Si  conclude infatti oggi la missione NEEMO (Nasa Extreme Environment Mission Operations) 23, che ha visto impegnata per 10 giorni l’astronauta italiana dell’Agenzia spaziale europea e capitano pilota dell’Aeronautica militare, scelta dalla Nasa come comandante della missione di ricerca subacquea, i cui dati saranno utili per le prossime avventure di esplorazione umana dello spazio. NEEMO 23 si è svolta a 19 metri di profondità nell’habitat “Aquarius”, gestito dalla Florida International University a circa 6 km al largo di Key Largo, nel Florida Keys National Marine Sanctuary.

Assieme all’astronauta italiana, che precedentemente ha totalizzato 200 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con le Expedition 42 e 43 dal novembre 2014 al giugno 2015, c’erano  la collega della Nasa Jessica Watkins, la ricercatrice e biologa marina Shirley Pomponi e Csilla Ari D’Agostino, assistente della University of South Florida, oltre a due sub professionisti. Lo scopo della missione era quello di addestrare in un ambiente ostile ed estremo (analogo a quello spaziale) gli astronauti destinati alle prossime missioni . Condotte anche diverse attività extraveicolari.

Oltre a questo, l’equipaggio di Aquarius ha testato strumenti scientifici e attrezzature da utilizzare sulla superficie lunare.  NEEMO è un progetto dell’agenzia spaziale statunitense che consiste nello svolgere missioni di simulazione inviando per periodi lunghi fino a tre settimane, gruppi di astronauti, ingegneri e scienziati a vivere assieme nel modulo Aquarius, al momento l’unica stazione sottomarina di ricerca esistente al mondo. Prima di Samantha Cristoforetti, l’astronauta Luca Parmitano, adesso in addestramento in Russia per il suo prossimo viaggio sulla ISS, aveva guidato la missione NEEMO 20.

“Nessun altro astronauta europeo – dichiara al Messaggero, Gabriele Mascetti, ingegnere dell’Agenzia spaziale italiana, responsabile del settore Volo umano e Microgravità – è stato finora scelto dalla Nasa per guidare queste missioni ad altissimo livello di tecnologia. Segno che la Nasa tiene in alta considerazione la professionalità e le doti di leader degli astronauti italiani, tanto che Parmitano nei prossimi mesi sarà il primo italiano a diventare comandante di missione sulla Stazione Spaziale Internazionale, un precedente di prestigio che potrebbe anticipare lo stesso scenario per la Cristoforetti fra qualche anno. Del resto Asi è la seconda agenzia finanziatrice dell’Esa per l’esplorazione umana dello spazio, con l’Italia che ha avrà un ruolo determinante anche nella prossima stazione Lunar Orbital Platform-Gateway che verrà costruita dal 2020 tra la Terra e la Luna”.

“La vita sotto il Mare – spiega Mascetti – è simile in tutto e per tutto a quella sulla ISS. Si fanno test in ogni settore, dalla biologia alla chimica alla medicina, mentre l’equipaggio, a sua volta cavia di test medici, si abitua alla convivenza in ambienti angusti, alla suddivisioni dei compiti, al rispetto dei tempi strettissimi per ogni test”. Molto importanti in questo tipo di missione sono le attività exraveicolari. “Sott’acqua si riesce a ricreare in maniera molto plausibile l’assenza di peso che poi si affronta in orbita. Si riproducono fedelmente anche le forti difficoltà causate dall’uso delle tute spaziali che limitano molto i movimenti”. Oltre al ritorno sulla Luna le missioni NEEMO sono utili per risolvere le varie criticità che si presenteranno per l’esplorazione di Marte, una su tutte le comunicazioni. “Lo stesso Parmitano simulò di parlare da Marte e non dal fondo dell’oceano: il che, data la distanza con la Terra, richiede un’attesa di 20 minuti per ogni comunicazione. In altre parole l’astronauta su Marte dovrà arrangiarsi da solo”. Conclude Mascetti.

 

 

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