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Maggio 2019

Di Flavia Giacobbe
In Editoriali
13/05/2019
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Un Paese cresce se crescono le sue aziende. Questo assioma, banale ma evidentemente non scontato, è tanto più calzante se si parla di imprese del comparto della difesa e dell’aerospazio che godono di un particolare effetto moltiplicatore come confermato persino dalla Corte dei Conti. Grazie agli investimenti in ricerca e sviluppo tipici di questo settore, il Paese riesce ad essere competitivo sul mercato internazionale e non finire stritolato nella guerra tecnologica in corso.

I successi dell’industria nazionale sono tali se conseguiti anche e soprattutto all’estero. I numeri del nostro export sono quindi l’indicatore dello stato di salute della nostra economia. E sul fronte della Difesa e della sicurezza, quei numeri suonano come un campanello d’allarme. A preoccupare non sono le performance delle singole imprese, bensì la capacità delle istituzioni italiane nel supportare i propri campioni, quelli grandi come quelli piccoli. Una politica estera coerente e la credibilità di un Paese sono infatti ingredienti fondamentali per il successo delle proprie imprese. Senza di essi, ci si trova a giocare ad armi impari rispetto ad altre nazioni che tengono la barra dritta dell’interesse nazionale e che garantiscono un supporto costante nella promozione all’estero delle industrie di bandiera. Noi, l’Italia, siamo un passo indietro. Dobbiamo ammetterlo, e cercare di recuperare.

Al momento prevale l’allarme però. C’è il rischio che, per effetto della legge 185, venga bloccata la vendita di sistemi d’arma verso Paesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Questa sorta di embargo unilaterale avrebbe un impatto non trascurabile sulla nostra politica estera, aumentando la distanza con i nostri alleati tradizionali, a partire dagli Stati Uniti. Certi sarebbero invece gli effetti sulle imprese del settore, e non solo. Precludersi le relazioni economiche con le principali realtà del Golfo sarebbe un clamoroso autogol di cui beneficerebbero grandemente i nostri competitor, a partire dalla Francia.

Siamo sicuri di voler uccidere la nostra credibilità internazionale per un pugno di voti (presunti) alle prossime elezioni? Se i partiti litigassero meno per le Forze armate e lavorassero di più per l’interesse nazionale oggi l’Italia avrebbe ben altri risultati (e il capitolo export è solo un esempio di questa miopia).

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