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Tutti i piani (e le risorse) dell’Unione europea per difesa e spazio

Di Stefano Pioppi
In SPACE ECONOMY
18/04/2019
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L’Europarlamento batte gli ultimi colpi prima del voto del prossimo 26 maggio. Superando le previsioni più pessimistiche, l’aula di Strasburgo ha dato il via libera al Fondo europeo di difesa, mentre dalla commissione Industria, ricerca e energia è arrivata l’approvazione per la proposta di regolamento sul Programma spaziale dell’Unione. Ben 16 miliardi di euro per lo spazio e 13 miliardi per la neonata difesa europea, da spendere nei rispettivi comparti durante il prossimo quadro finanziario pluriennale: 2021-2027.

I PIANI DI BRUXELLES

La conferma definitiva arriverà solo con la prossima legislatura europea, chiamata a ufficializzare il tutto all’interno dell’accordo complessivo sul budget Ue proposto dalla Commissione a maggio dello scorso anno. Sui singoli programmi dovrebbe però cambiare ben poco. I regolamenti approvati dal Parlamento sono il risultato dei complessi negoziati avuti con il Consiglio dell’Unione, in cui tutti gli Stati membri hanno fatto valere le proprie posizioni. Sia per il Fondo europeo di difesa (Edf), sia per il Programma spaziale, le proposte di Bruxelles erano state presentate agli altri due organi Ue a giugno dello scorso anno. Per la difesa, il dibattito più complesso era iniziato ancora prima, confluito poi nei due programmi-pilota per il triennio 2017-2019, tradotti in uno stanziamento di 90 milioni per attività di ricerca all’interno dell’Azione preparatoria (Padr), e in 500 milioni per il Programma di sviluppo del settore industriale (Edidp).

IL VOTO A STRASBURGO

Per il periodo 2021-2027, l’Edf riunirà in un unico cappello le due finestre, dotandosi di 4,1 miliardi per la ricerca e 8,9 per cofinanziare le attività di sviluppo delle capacità. Per i primi, si prevede la possibilità di un finanziamento fino al 100% da parte dell’Ue, mentre per le seconde le risorse comuni copriranno solo fino al 20%. Per quanto riguarda i dettagli, il voto del Parlamento (328 a favore, 231 contrari e 19 astenuti) non ha fatto che confermare l’accordo raggiunto un paio di mesi fa dopo la complessa fase del trilogo. Si prevedono dunque incentivi superiori per i progetti che prevedano la partecipazione transfrontaliera alla filiera della difesa di numerose Pmi e imprese a media capitalizzazione, offrendo tassi di finanziamento più elevati. Un 10% di finanziamento Ue aggiuntivo è previsto anche per i programmi sviluppati nell’ambito Pesco, anche se non in modo automatico.

GLI INTERESSI ITALIANI

Per quanto riguarda i progetti finanziabili, sono quelli definiti in base alle priorità di difesa concordate dagli Stati membri nel quadro della politica estera e di sicurezza comune. Potranno tuttavia essere prese in considerazione anche priorità regionali e internazionali, ad esempio nel quadro della Nato. Evitata la trappola di assi bilaterali. Saranno infatti ammissibili solo i progetti collaborativi che coinvolgano almeno tre soggetti idonei provenienti da almeno tre Stati membri o Paesi associati, un punto su cui l’Italia ha spinto molto riuscendo a spuntarla rispetto all’attivismo francese (che contava sulle prospettive per un asse a due con Berlino). Poi, si prevede che una quota della dotazione di bilancio compresa tra il 4% e l’8% sia destinata all’innovazione dirompente e ad alto rischio.

I SOGGETTI AMMISSIBILI

Anche sui soggetti ammissibili si è confermata la linea sostenuta dall’Italia. Nessuna azienda, anche se di proprietà straniera, viene infatti esclusa dal Fondo. “In linea di principio – rimarca la Commissione – solo i soggetti stabiliti nell’Ue o nei Paesi associati che non sono controllati da Paesi terzi o da soggetti giuridici di Paesi terzi sono ammissibili al finanziamento”. Eppure, in deroga, si prevede che le controllate di società di Paesi terzi con sede nell’Ue possano essere ammessi al finanziamento, a condizione che siano garantiti gli interessi di sicurezza e di difesa dell’Ue e degli Stati membri (una sorta di golden power). Non restano esclusi neanche i soggetti che sono stabiliti al di fuori dell’Unione, che comunque non potranno ricevere finanziamenti dal bilancio europeo.

IL VIA LIBERA SUI PROGRAMMI SPAZIALI

Per il Programma spaziale il voto da parte della commissione Industria, ricerca e energia (Itre) sui 16 miliardi previsti dalla proposta di regolamento è stato pressoché unanime. Circa 9,7 miliardi andranno a Galileo ed Egnos, le infrastrutture satellitari per navigazione e puntamento, il cui obiettivo resta l’affrancamento dal sistema americano Gps. Per il sistema europeo di osservazione della Terra, Copernicus, si prevedono invece 5,8 miliardi, mentre 500 milioni dovranno essere destinati allo sviluppo di “nuovi componenti di sicurezza”, a partire dalla Space situational awareness (Ssa). Poi, oltre i 16 miliardi, per i programmi spaziali arriveranno anche risorse dal fondo “Horizon Europe”, il successore di Horizon 2020 che destinerà circa 100 miliardi a ricerca e innovazione. Lo spazio potrebbe infine beneficiare anche di parte dei 13 miliardi previsti per l’Edf, dato che la militarizzazione dello spazio è ormai del tutto assodata. Poi, ci sono gli aspetti di governance. “L’Unione europea – spiega la Commissione nella sua proposta di regolamento – assicurerà che l’aumento negli investimenti finanziari sia supportato da un efficiente processo decisionale”. In tal senso, “la commissione continuerà a essere responsabile della gestione dell’intero programma”, mentre l’Agenzia spaziale europea (Esa) “rimarrà un grande partner nell’implementazione tecnica e operativa”.

LE DICHIARAZIONI

Soddisfatto il relatore titolare del dossier in commissione Itre, l’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini. “È un accordo vitale per il settore aerospaziale italiano – ha detto – che fattura più di 15 miliardi di euro ogni anno; un volàno di sviluppo per economie dei territori, ma anche per la ricerca e sviluppo del nostro Paese”. Soddisfatto anche il commissario Ue per il Mercato interno Elzbieta Bienkowska: “La tecnologia spaziale, i dati e i servizi sono diventati indispensabili nella vita quotidiana degli europei e per permettere all’Europa di perseguire i propri interessi strategici”. Da qui, ha aggiunto, discende la necessità di “garantire continuità e stabilità finanziaria nelle nostre attività spaziali; il nuovo programma spaziale dell’Ue non solo lo farà, ma affronterà anche sfide globali, come la lotta ai cambiamenti climatici, la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, la mobilità intelligente e l’economia digitale”.

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