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Anche la sicurezza spaziale, al centro dell’agenda politica

Di Michela Della Maggesa
In In Evidenza
11/04/2019
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Lavori in corso sullo spazio, tra i settori dove la sicurezza gioca un ruolo fondamentale, vista l’enorme mole di dati che permettono lo svolgimento della vita quotidiana di ciascuno. “Nella strategia nazionale per lo spazio  che stiamo perseguendo a livello governativo – afferma a Roma l’ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare del premier Conte, intervenuto al convegno “La Sicurezza Nazionale: esigenze e prospettive”, nell’ambito della conferenza ESRI Italia 2019  -, il nostro obiettivo è continuare a far arrivare a terra tutto ciò che traiamo dallo spazio a beneficio dei cittadini. Lo spazio oggi, non è più soltanto una frontiera scientifica e tecnologica, ma un servizio. E’ applicazioni, dati, elementi essenziali questi per attivare le Istituzioni e lavorare.

Date le premesse è chiaro quanto sia importante l’aspetto della sicurezza. “Anche per questo in Italia abbiamo stabilito una nuova governance dello spazio con l’istituzione nel 2018 del Comitato interministeriale per le politiche dello spazio (cui partecipano 12 ministri e il presidente della Conferenza dei presidenti delle Regioni, che si riunisce sotto l’alta direzione del Presidente del Consiglio, cui è attribuita la responsabilità politica generale e il coordinamento delle politiche relative ai programmi spaziali, ndr), il nostro “Space Council”, che sta lavorando in maniera allargata, con la partecipazione degli altri soggetti del settore”.

“Lo spazio è un dominio come il cielo, la terra e il mare e pertanto va protetto – prosegue Massagli -. I servizi che provengono dallo spazio li usiamo ogni giorno, pensiamo a Galileo, alle telecomunicazioni, all’agricoltura di precisione o al monitoraggio. Ma i dati che arrivano dallo spazio vanno anche alle Istituzioni e se ciò fosse in qualche modo impedito, l’impatto sarebbe enorme ed è anche per questo che oggi si parla molto di militarizzazione dello spazio”.

“Alcuni Paesi – spiega l’ammiraglio – stanno sviluppando capacità di operare aggressivamente nello spazio: gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e da ultimo l’India (che il 27 marzo scorso ha testato un missile anti-satellite, ndr). Non solo, il presidente Trump ha ridato linfa vitale allo Space Council e, con una serie di atti, sta lavorando alla costituzione della sesta Forza Armata statunitense, la Space Force da rendere autonoma dall’US Air Force. La Francia invece si sta preoccupando delle proprie strutture spaziali in termini difensivi, perché il problema della difesa dello spazio esiste. Anche l’’Italia – continua Massagli – sta sviluppando una strategia nazionale in tal senso.”

Massagli ha inoltre spiegato che è stato fatto un passo ulteriore, ovvero si sta lavorando alle linee programmatiche e finanziarie per attivare la strategia nazionale ed è stato approvata la costituzione di un gruppo di lavoro di cui faranno parte, tra gli altri, esponenti della Difesa, del ministero degli Affari esteri, dei Trasporti e dell’Agenzia spaziale italiana. “Ci serve – ha detto – una strategia per la sicurezza dello spazio e di tutto ciò che è in orbita, passibile di pericoli naturali (detriti, meteoriti, asteroidi o Spaceweather) e minacce esterne (siano esse elettromagnetiche per accecare i satelliti, cibernetiche per mettere fuori uso le stazioni di terra o cinetiche, si veda il caso dell’India).”

Fondamentalmente, si procederà per gradi, si partirà dal tracciamento di tutto quello che si trova nello spazio, per poi passare alla “space situational awareness” (il quadro generale) e approdare da ultimo allo “space trafic management”, ovvero alla gestione di tutta l’attività operativa in sicurezza. A livello europeo, il regolamento (in via di approvazione finale) che disciplina l’argomento per il periodo 2021-2027 prevede 17 miliardi di euro. “Come Italia – spiega il consigliere – abbiamo voluto introdurre il concetto che la sicurezza rimanga appannaggio dei singoli Paesi”.

Tra le sfide politiche dell’Italia per contribuire alla sicurezza nazionale c’è anche la transizione del sistema energetico. “Oggi l’autonomia dell’Italia in questo ambito è limitata, in quanto sotto il profilo energetico dipendiamo dalle esportazioni e gli strumenti di difesa delle aziende strategiche che operano nel comparto sono insufficienti”. Spiega il senatore del Movimento 5 Stelle, Gianni Pietro Girotto, presidente decima Commissione permanente (Industria, commercio, turismo).

I flussi energetici, di gas o di petrolio, sono essenziali per la società e la protezione degli stessi è vitale, anche se “la situazione di dipendenza del Paese che generano questi approvvigionamenti è motivo di grande instabilità economico-politica. La soluzione, se  c’è la volontà di farlo, esiste – afferma Girotto – ed è rappresentata da un nuovo modello energetico decarbonizzato.”

Secondo il senatore serve un cambio di paradigma, energetico e industriale,  in grado di generare opportunità per chi sarà capace di giocare in anticipo e coglierle, per offrire beni e servizi. “Quello a cui dobbiamo tendere – ha detto – è un modello diffuso e non centralizzato (maggiormente vulnerabile agli attacchi), meno dipendente da altri.” “Il gas è fondamentale, ma non necessita di capacità incentivata, perché ci lega ad altri Paesi ed ha impatti ambientali negativi”.

Le tecnologie pulite sono mature e la politica ha il compito di creare un nuovo mercato, afferma il senatore, spiegando che è già stata approvata una risoluzione che va in questa direzione e che la finanza internazionale, non quella italiana, ha già dato il proprio appoggio alle rinnovabili, ritenute “maggiormente redditizie” anche da un punto di vista finanziario.

Anche l’industria si sta preparando alle nuove sfide che la sicurezza impone. Il digitale è un elemento pervasivo non è solo una questione tecnologica, perchè impatta sulla conoscenza. Oggi dipendiamo totalmente dalle tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale, che, si sottolinea al convegno, va intesa come supporto alla cibernetica, interagisce con la vita di tutti e lo farà sempre di più. Oggi con alcuni algoritmi riusciamo a ricreare comportamenti umani con performance aumentate. Ma le nuove tecnologie di sicurezza  – questo il messaggio – richiedono grandi capacità, a tutti i livelli.

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