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Export e sinergie. Il piano del governo per rilanciare la Difesa spiegato da Elisabetta Trenta

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
11/04/2019
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Potenziare le partnership pubblico-private e riorganizzare in fretta il sostegno all’export (che intanto registra nel 2018 un allarmante -50%). È questa la proposta del ministro Elisabetta Trenta per far fronte al “contenimento” della spesa interna, con l’obiettivo di preservare le capacità delle Forze armate e tutelare un’industria “strategica per lo sviluppo del sistema-Paese”. Poi, occorre essere pronti per la partita della Difesa europea, “con un approccio sinergico e sistemico” che tradurrà i rischi in opportunità. D’altra parte, “l’impegno per valorizzare il comparto rappresenta una priorità per il governo”. Questa la road map, presentata dalla titolare di palazzo Baracchini oggi a Roma, nel corso dell’evento promosso da Ey e dedicato al settore della Difesa.

SE LA SPESA CALA…

L’ammodernamento dello strumento militare, ha ricordato la Trenta, “risenta da tempo delle misure di contenimento della spesa pubblica imposte dall’odierno contesto economico-finanziario, cui anche la Difesa è stata doverosamente chiamata a contribuire”. Certo, occorre continuare a “garantire i livelli di finanziamento indispensabili a preservare ed accrescere le capacità operative delle Forze armate”. Per farlo, la proposta del ministro è duplice. Primo, serve “pensare in maniera innovativa alle politiche di finanziamento dello strumento militare”, così che “siano percepite come “investimento fruttuoso per il Paese”, elemento di fatto già dimostrato dai numeri. Secondo, bisogna “assicurare in ogni circostanza il più efficace e virtuoso utilizzo delle risorse assegnate”.

…COME RIMANERE COMPETITIVI?

Ne discendono alcuni prerequisiti, tra cui spicca “una prospettiva pluriennale auspicabilmente stabile”, ha detto la Trenta, con parole che sembrano richiamare l’invito giunto solo qualche settimana fa dall’ultimo Consiglio supremo di Difesa voluto dal presidente Sergio Mattarella. Poi, ha notato il ministro, “occorre poter fare affidamento su di una base industriale e tecnologica competitiva e all’avanguardia”. Ma se gli investimenti pubblici calano come si può fare? Una possibilità è “passare da un rapporto di semplice fornitura alle Forze armate a un rapporto di partnership strategica”, in cui industria e ricerca “siano parte attiva”, ha notato la titolare di palazzo Baracchini.

IL SOSTEGNO ALL’EXPORT

Un’altra partita riguarda il sostegno all’export, sbocco essenziale per un industria che entro i confini nazionali vede budget piuttosto risicati. Eppure, i dati relativi al 2018 appaiono quantomeno preoccupanti. La relazione annuale al Parlamento sulle esportazioni di armamenti mostra un valore di 4,8 miliardi di euro, pari a quasi la metà rispetto ai 9,5 miliardi del 2017 e a un terzo rispetto al 2016 (su cui pesava la maxi commessa per gli Eurofighter al Kuwait). Da qui, le parole del ministro Trenta che sembrano tradursi in un’esigenza. Supportare l’export è “una necessità per sostenere le nostre aree di eccellenza tecnologica”, ha riconosciuto. In termini pratici, ha aggiunto, “sarà necessario considerare sempre di più il fattore esportabilità nella definizione dei nuovi programmi”. Per questo, la proposta è “una strategica sistemica che porti a sinergie sempre più efficaci tra ministero e industria in supporto all’export”. Alle Forze armate il compito di “fornire supporto tecnico-addestrativo”, ma anche “la promozione dei prodotti dell’industria nazionale con dislocazioni ad hoc all’estero dei nostri assetti, sia durante gli eventi espositivi che per specifiche attività addestrative e dimostrative”.

IL VALORE DEL COMPARTO

Altrimenti, il rischio è perdere un comparto strategico per il sistema-Paese. Il settore dell’aerospazio e difesa, ha illustrato la Trenta, genera un fatturato annuo di “quasi 14 miliardi di euro, che si traduce in 4,5 miliardi di valore aggiunto diretto e nell’occupazione di circa 160mila addetti”. L’effetto moltiplicativo per l’economia è esprimibile in 2,6 euro di valore aggiunto per ogni singolo euro investito nella difesa. Lato occupazione, ogni occupato nel settore ne sostiene 2,6 nel Paese. Numeri da tenere bene a mente anche nella partita che si profila nel Vecchio continente, quella della Difesa europea. Con Francia e Germania che hanno già manifestato le proprie ambizioni, l’Italia deve farsi trovare pronta per i 13 miliardi di euro che la Commissione ha proposto nel Fondo europeo di difesa 2021-2027. Si tratta di “opportunità ma anche di rischi”, ha spiegato la Trenta. Per cogliere le prime ed evitare i secondi, servirà “un approccio sinergico e sistemico”.

IL PUNTO DI RAFFAELE VOLPI

Una prospettiva condivisa dal sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi. “L’industria della difesa – ha detto – è di interesse nazionale e non può essere derubricata a semplice comparto industriale come tutti gli altri”. Per questo, serve “un sistema organizzato e capace”, nonché “un supporto istituzionale continuativo”. La proposta, già avanzata dal sottosegretario in precedenza, è “una cabina di regia attiva 24 ore al giorno, che segui ciò che succede nel mondo e accompagni l’industria, con la politica, le istituzioni e l’intelligence”. Certo, ci sono dei punti che devono restare fermi, e il primo “è l’ancoraggio euro-atlantico del Paese, all’interno del quale inserire anche la condivisione degli indirizzi strategici comuni”, pure negli sviluppi su piattaforme innovative. Nel rapporto con i grandi player internazionali, dobbiamo “dimostrare che la nostra industria ha eccellenze e possibilità di aumentare capacità produttive”, magari “eliminando anche quei tabù ideologici che non ci consentono di fare tutto quello vorremmo”. In questo campo, ha detto concludendo Volpi, “non si vendono solo armamenti, si vendono tecnologie posti di lavoro e interessi nazionali, ormai non più relegabili all’interno dei nostri confini”.

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