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Jens Stoltenberg guiderà la Nato fino al 2022. La proroga decisa dal Consiglio atlantico

Di Stefano Pioppi
In In Evidenza
29/03/2019
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Jens Stoltenberg resterà al vertice dell’Alleanza Atlantica fino al 30 settembre del 2022. Il Consiglio atlantico ha deciso la proroga di due anni per il norvegese, segretario generale della Nato dal 2014. “Gli alleati – si legge nel comunicato – hanno espresso il loro sostegno al lavoro condotto dal segretario generale per adattare e modernizzare le strutture della Nato assicurando che esse restino adeguate anche in futuro”. Anche in assenza di ulteriori proroghe, salvo premature interruzioni, Stoltenberg salirà al secondo gradino del podio tra i segretari che hanno mantenuto l’incarico più a lungo. Con otto anni, supererà l’italiano Manlio Brosio, al vertice dell’Alleanza dal 1964 al 1971. Al primo posto c’è il suo successore, l’olandese Joseph Luns, in carica per ben tredici anni.

Classe 1959, Stoltenberg ha guidato l’Alleanza negli anni probabilmente più delicati dalla fine della Guerra fredda. Giunto a Bruxelles a ottobre del 2014 per prendere il posto del danese Anders Fogh Rasmussen, il norvegese ha iniziato l’incarico a pochi mesi dallo scoppiò della crisi ucraina, l’evento che ha riacceso il confronto con la Russia e spazzato via lo “spirito di Pratica di mare” del 2002, lo stesso che ai più ottimisti aveva addirittura fatto presagire un possibile ingresso di Mosca nell’Alleanza. Prima di diventare segretario generale della Nato, in Norvegia Stoltenberg è stato primo ministro per due volte, ministro dell’Industria e dell’energia e ministro delle Finanze, guidando dal 2005 al 2013 il Partito laburista.

Negli ultimi due anni, il suo ruolo è stato soprattutto quello di tutelare l’unità dell’Alleanza al più alto livello politico. A metterla a rischio la presidenza degli Stati Uniti targata Donald Trump, che si è presentato alla Casa Bianca dopo aver definito la Nato “obsoleta”. A Stoltenberg è toccato un compito non facile, appoggiando le strigliate del tycoon sul fronte della spesa ma cercando di attenuarle nei toni e nei modi, presentando i timidi sforzi degli europei sempre come il bicchiere mezzo pieno.

Nessun problema sul lato operativo dell’Alleanza, che in quattro anni ha visto un deciso potenziamento su tutti i fronti, complice un contesto delle minacce che si è decisamente complicato. L’Isis sul fronte sud, l’assertività russa a est e l’evoluzione cyber (trasversale a ogni domini) o hanno portato la Nato a potenziare l’impegno nei vari aspetti dei suoi tre compiti fondamentali: difesa collettiva, gestione delle crisi e cooperazione per la sicurezza. L’Hub di Napoli per accrescere la consapevolezza della sfida del fianco meridionale e i lavori per i “quattro trenta” per la deterrenza a oriente sono solo due esempi, a cui va aggiunto il lavoro condotto a braccetto con l’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini per evitare duplicazioni con la nascente Difesa europea.

Dopo il vertice di Varsavia del 2016 e quello di Bruxelles dello scorso anno nel nuovo quartier generale che ha visto la luce sotto il suo mandato, Stoltenberg aspetta quest’anno il summit di Londra, a dicembre, quando i capi di Stato e di governo si riuniranno di nuovo per festeggiare i 70 anni dell’Alleanza. Un assaggio delle celebrazioni ci sarà già la prossima settimana, con la riunione dei ministri degli Esteri a Washington, dove il 4 aprile del 1949 fu firmato il Trattato del nord Atlantico. Il segretario generale Stoltenberg, forte della conferma, sarà negli Stati Uniti qualche giorno prima. Previsto un faccia a faccia con Trump, un incontro con la speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi e un vertice con il segretario di Stato Mike Pompeo.

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